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PITTORI: Antonio del Massaro

La Pietà con sant'Agostino

La Pietà con sant'Agostino

 

 

ANTONIO DEL MASSARO detto il PASTURA

1520

Gallese, chiesa di sant'Agostino

 

La Pietà con san Giovanni, la Maddalena e sant'Agostino

 

 

 

Questa preziosa Pietà, montata su supporto di cm 235 x 200, fu malamente strappata dalla chiesa di Sant'Agostino ed ha dovuto subire un accurata restauro. Ora l'affresco, databile intorno al 1520, è tornato a Gallese, nella sacrestia dove era stato dipinto assieme al ciclo di affreschi che descrivono la vita di Cristo e santi. Queste opere d'arte sono state attribuite alla scuola di Antonio del Massaro, detto il Pastura, un pittore viterbese attivo nella seconda metà del Quattrocento e nei primi anni del secolo successivo.

La chiesa di Sant'Agostino, il cui nucleo più antico risale al IX secolo, era decorata internamente da un ciclo di affreschi che purtroppo sono giunti fino a oggi in stato frammentario.

Affinità stilistiche hanno suggerito che questo affresco con la Pietà, dipinto nella sacrestia della chiesa, costituisca un episodio che appartiene al ciclo pittorico nel suo complesso e ne condivida la datazione. L'affresco era stato eseguito con una tecnica estremamente raffinata e accurata, caratterizzata da pennellatura asciutte di bianco.

Nell'affresco della Pietà Agostino, raffigurato a mezzo busto, prega inginocchiato dietro il sepolcro. Indossa gli abiti episcopali con in testa la mitra. Le due mani sono giunte in segno di preghiera. Il volto, dalla folta barba esprime una grande commozione. La nera cocolla che si intravede sotto il piviale denuncia che i committenti erano agostiniani.

 

L'interno della chiesa è ornato da affreschi eseguiti a partire dal Cinquecento. Procedendo dall'entrata, sulla destra sono visibili gli affreschi cinquecenteschi dei santi Sebastiano, Famiano e Antonio Abate, la Maddalena e San Rocco. A destra dell'altare maggiore, la cappella dell'Annunziata è affrescata da pittori della scuola di Antonio Del Massaro da Viterbo detto il Pastura con scene dell'Annunciazione, della Natività, dell'Adorazione dei Magi e della Strage degli Innocenti. Al centro dell'altare maggiore, una tavola presenta la Madonna del Buon Consiglio, mentre ai lati si trovano i dipinti di san Benedetto e sant'Agostino. Sulla facciata, il portale in peperino è decorato dalla lunetta con tracce dell'affresco cinquecentesco della Madonna con Bambino.

 

 

Antonio del Massaro da Viterbo detto il Pastura

Nasce a Viterbo probabilmente verso l'anno 1450. La prima notizia che lo riguarda risale al dicembre del 1478, quando partecipa alla fondazione dell'Arte e università di San Luca dei pittori a Roma. In quell'anno l'artista probabilmente si trovava nella capitale pontificia già da qualche tempo, quantunque la sua prima attività romana è piuttosto sconosciuta. Partecipò sicuramente alla decorazione di Pinturicchio delle stanze del palazzo Borgia in Vaticano e in particolare sono ascrivibili alla sua mano la Sala delle Arti Liberali e della Sala dei Mestieri. A Viterbo ha realizzato il Presepio con i Santi Giovanni Battista e Bartolomeo che oggi si trova nel Museo Civico cittadino,

Trasferitosi a Orvieto, dove è documentato tra il 1497 e il 1499, completa il restauro degli affreschi di Ugolino di Prete Ilario nel Duomo, che in parte era già stato eseguito da Pinturicchio. Nel duomo di Orvieto dipinse una Annunciazione, una Visitazione, una Presentazione al Tempio e una Fuga in Egitto. Nel 1504 ritorna a Viterbo, dove dipinge, probabilmente influenzato dall'opera di Luca Signorelli, il quadro con San Terenziano, San Rocco e San Sebastiano, conservato nella chiesa di Santa Maria a Capranica. Alla morte di Lorenzo da Viterbo Antonio del Massaro diventa il maggior esponente della pittura viterbese e firma l'affresco con i Santi Giovanni Battista, Girolamo e Lorenzo nel battistero di Santa Maria Nuova e l'edicola con la Madonna col Bambino nel cortile di Palazzo Chigi. Tra 1508 e 1509, su commissione del Vitelleschi, Antonio del Massaro completa un'altra importante opera decorando il coro del Duomo di Tarquinia. Muore a Viterbo poco dopo il 1516.