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PITTORI: Anonimo frescante pavese

Agostino vescovo in meditazione

Agostino vescovo in meditazione

 

 

ANONIMO FRESCANTE PAVESE

1561

Pavia, chiesa di San Pietro in Ciel d'Oro, sagrestia

 

Agostino vescovo in meditazione

 

 

 

Costruita dalla comunità dei Lateranensi, la sagrestia di san Pietro in Ciel d'Oro fu ceduta nel 1937 ai Padri Agostiniani. Su pianta regolare fu costruita nel 1506, come si legge sul primo capitello di sinistra, mentre l'ultimo segna in numeri romani sotto le chiavi si S. Pietro la data MDLXI, che si riferisce probabilmente alla decorazione delle volte a vela. Essa è tutta a grottesche sull'esempio dei modelli di vari artisti tra cui Raffaello che aveva dipinto le Logge vaticane con l'aiuto di Giovanni da Udine.

E' una profusione di figurine e di motivi decorativi, sparsi a bizzeffe nelle vele e nelle velette angolari, con nessun riferimento alle tre scene del mezzo: la centrale con S. Agostino seduto e meditante, mentre di lontano sfila un corteo, forse di fedeli cultori delle sue dottrine, le due minori, allegoriche: una donna maestosa, sedente dominatrice, sopra una belva quadrupede a tre teste e innalzante un vaso prezioso dinanzi a un gruppo, prostrato, di persone coronate: la verità divina, domato l'errore, diventa cibo anche di re; l'altra con un'idra mostruosa, accanto ad una roccia nera e terrore di gente inginocchiata e schiava: il trionfo dell'errore.

 

Si tratta di una delle espressioni più simboliche ed emblematiche che ritroviamo nella iconografia agostiniana. Da solo, con altri santi, nel proprio studio o nei luoghi più disparati gli artisti si sono spesso cimentati nell'esprimere questa sua qualità di saper trasmettere attraverso la parola o lo scritto delle verità interpretative profonde.

 

La Lettera "De praesentia Dei", scritta da Agostino a Dardano in risposta a un quesito di quest'ultimo, è un vero e proprio trattato sul tema della presenza di Dio e dell'inabitazione dello Spirito Santo. Nell'opera Agostino espone con maestria una verità che ha due facce: l'aspetto naturale della presenza di Dio (cioè come e perché Egli è presente in tutti) e quello soprannaturale (cioè la presenza dello Spirito Santo ovvero della Trinità nell'uomo).

 

1. 1. Riconosco, carissimo fratello Dardano, per me più illustre a causa della carità di Cristo che non dell'alta dignità che hai in questo mondo, riconosco di rispondere alla tua lettera con più ritardo di quanto non avrei dovuto. Non chiedermi - ti prego - le cause di ciò, per non dovermi sopportare, mentre indugio a giustificarmi, più a malincuore di quanto non mi hai sopportato per il ritardo nel risponderti. Preferisco quindi che tu, anziché stare ad esaminare la fondatezza della mia difesa, perdoni senz'altro la mia offesa. Quali che ne siano stati i motivi, sta certo che da parte mia non c'è potuta essere la minima mancanza di stima nei tuoi riguardi. Al contrario, anzi, se ti avessi tenuto in poco o nessun conto, sarei stato assai sbrigativo nel risponderti. Ma nemmeno adesso, perché mi sono finalmente deciso a risponderti, sono riuscito per questo a comporre una buona volta almeno qualcosa degno d'esser letto da te e ch'io possa a buon diritto dedicarti; ma ho preferito inviarti subito una risposta quale che sia anziché lasciar passare ancora quest'estate senza soddisfare il mio debito. Non è valsa nemmeno la tua alta carica a incutermi soggezione e a ritardare la mia risposta, dal momento che è capace d'ispirare più simpatia la tua affabilità che non soggezione la tua dignità. Tuttavia, quanto più grande è il bene che ti voglio, tanto più mi è difficile trovare il modo di soddisfare l'ardente tuo desiderio della verità religiosa.

AGOSTINO, Lettera 187 Trattato sulla presenza di Dio