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PITTORI: Benoit Joseph

Estasi di Ostia: particolare della figura di Monica

Estasi di Ostia: particolare della figura di Monica

 

 

BENOIT JOSEPH

1925

Pont-à-Mousson, chiesa di san Lorenzo

 

Estasi di Ostia

 

 

 

La vetrata presente nella chiesa di san Lorenzo a Pont-à-Mousson raffigura i santi Monica ed Agostino. La scena ricorda l'estasi di Ostia, un celebre episodio raccontato da Agostino nel IX libro delle Confessioni. Sullo sfondo di entrambi i protagonisti si vede una marina che si distende dalla costa su cui sorge una città.

La scena esprime un'esperienza mistica che i due ebbero a Ostia Tiberina nel 387, a breve distanza dal battesimo di Agostino e pochi giorni prima dell'ultima malattia di Monica. Risalendo di contemplazione in contemplazione dalle cose create alla divina Sapienza creatrice, madre e figlio pregustano la gioia del paradiso. Nel viaggio di ritorno da Milano dopo il 387 Agostino e Monica soggiornarono a Ostia in attesa di potersi imbarcare per l'Africa. In questa città Monica trovò la morte, ma prima di morire Agostino ricorda un fatto curioso che li vide protagonisti: un'estasi platonica.

La figura di Agostino è arricchita simbolicamente dalla presenza di un bambino ai suoi piedi con in mano un cucchiaio che a sua volta richiama una leggenda medioevale che vede protagonista Agostino nella sua ricerca di comprendere il mistero della Trinità.

L'episodio descritto in questa leggenda è abbastanza noto: Agostino, grande indagatore del mistero della Trinità, un giorno passeggiava per una spiaggia quando incontrò un bambino-angelo che con un secchiello prendeva dell'acqua di mare e la versava in una piccola cavità nella sabbia. Alla domanda del Santo su che cosa stesse facendo, il bambino avrebbe risposto che voleva porre tutto il mare dentro quel buco. Quando il Santo gli fece notare che ciò era impossibile, il bambino avrebbe replicato che così come non era possibile versare tutto il mare dentro la buca allo stesso modo era impossibile che i misteri di Dio e della SS. Trinità entrassero nella sua piccola testa di uomo.

La vetrata è stata realizzata dall'atelier dei fratelli Benoit di Nancy ed è stata donata alla chiesa dal Dott. André Remy e dalla moglie Marie-Louise Greff.

La chiesa di san Lorenzo fu fondata nel 1230, ma non rimane nulla della originaria costruzione, piuttosto bassa e edificata in un semplice stile gotico. Il coro e il transetto riflettono piuttosto lo stile flamboyant del XV e XVI secolo. Nello stesso stile furono ricostruiti dal 1822, su ordine del canonico Huraux, la navata centrale e le navate laterali. Il portale centrale e primi due piani della torre risalgono al XVIII secolo.

 

Dal 1912 al 1921 Joseph Benoit (1871-1939) lavorò assieme ad un altro maestro vetraio lorenese, un certo Georges Janin (1884-1955). Questi due artisti realizzarono le vetrate della chiesa di Notre-Dame-de-Lourdes a Nancy. Alla fine della Prima Guerra mondiale, durante il periodo della ricostruzione, ci furono molte commissioni per la realizzazione di vetrate a carattere religioso. Di comune accordo i due soci decisero di separarsi. Nel 1921 Joseph Benoit diede vita ad un proprio atelier di vetraio a Nancy. Dal 1936 al 1957 i suoi due figli Henry e Pierre, rilevarono l'atelier delle vetrate a Nancy che divenne l'Atelier Benoit Frères. Dopo la morte di Henry nel 1960, la direzione fu assunta da Pierre, coadiuvato da M. Renard. La società si stabilì nel vecchi locali dei maestri vetrai Höner, Janin, Gross et Krieger.

Gli Ateliers Benoit collaborarono con artisti e pittori quali Camille Hilaire, Antoine-René Giguet e François Chapuis. Nel 1969 Pierre Benoit si ritirò e gli operai dell'atelier rilevarono le azioni della società. Sotto la gestione di Jean Canin, la società cambiò denominazione e nel 1970 assunse il nome di Atelier 54 e si trasferì a Saint-Nicolas-de-Port. Oggi non esiste più. Numerose vetrate realizzate dall'atelier Benoit figurano nei testi che descrivono le Vetrate in Lorena dal XII al XX secolo. Ricordiamo fra le altre la Vetrata della chiesa di Saint-Rémi a Mangiennes (1926) la cui scena fa vivere un attacco del 1916 sotto gli occhi di Nostra Signora delle Vittorie e Giovanna d'Arco.