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PITTORI: Locatelli Achille

Sant'Agostino cardioforo

Sant'Agostino cardioforo

 

 

LOCATELLI ACHILLE

1900-1948

Vilminore di Scalve, chiesa di S. Maria Assunta e S. Pietro Apostolo

 

Sant'Agostino cardioforo

 

 

 

Questa pittura murale è opera di Achille Locatelli che la dipinse nel primo Novecento a Vilminore di Scalve, per la chiesa di S. Maria Assunta e S. Pietro Apostolo. Vi è raffigurato sant'Agostino e appartiene a una serie di dipinti realizzati dallo stesso autore. Dipinto con la tecnica a tempera su intonaco il dipinto misura cm 165x95 e si trova in un discreto stato di conservazione.

Agostino è stato raffigurato come vescovo, con tutti i suoi attributi episcopali: in testa ha la mitra racchiusa entro un nimbo di santità, mentre con la mano destra regge il bastone pastorale e tiene compresso al petto un libro dalla copertina rossa chiusa. Con la mano sinistra regge in alto un cuore fiammante, simbolo molto usato nella iconografia agostiniana per esprimere l'amore immenso del santo per Dio.

la scena si svolge all'aperto in un ambiente surreale, dove ai confini di una pianura si innalzano delle montagne.

Nel libro nono delle Confessioni Agostino si esprime con queste parole: sagittaveras tu cor meum charitate tua, hai ferito il mio cuore - ricorda Agostino - con il tuo amore. Esse esprimono in forma poetica il grande amore che Agostino aveva per Dio. Un amore così grande da essere rappresentato simbolicamente con un cuore fiammante trafitto da una freccia. Questo tipo di rappresentazione godrà di grandissima fortuna iconografica dal 1600 in poi, tanto da essere un punto fermo nel logo che lo stesso Ordine Agostiniano adotterà per il suo Stemma Ufficiale. Il cuore è l'elemento caratteristico di questo tema iconografico: Agostino lo tiene in mano, talvolta è attraversato da una freccia, o anche viene offerto al Signore.

 

Tu stesso ci avevi folgorati con le frecce del tuo amore, e portavamo conficcati nel ventre gli arpioni delle tue parole e gli esempi dei tuoi servi, che da oscuri avevi reso splendidi e da morti, viventi. Bruciavano ammassati nel fondo della mente divorando la sua pesantezza e il torpore, per impedirci di scendere in basso, ed era un tale incendio che tutto il fiato soffiatoci contro dalle subdole lingue l'avrebbe ravvivato, non estinto. Tuttavia nel tuo nome, che hai reso sacro per tutta la terra, il nostro proponimento avrebbe certamente incontrato il plauso di alcuni, e quindi poteva sembrare ostentazione non aspettare quel poco che mancava alle vacanze, e congedarsi prima da un pubblico ufficio che era sotto gli occhi di tutti in modo da attirare sulle mie azioni l'attenzione universale. Così, se avessi dato l'impressione di non voler neppure attendere il termine tanto prossimo dei corsi, avrebbero molto chiacchierato, e sarebbe parso che volessi farmi notare. E a che pro favorire congetture e discussioni sui miei intenti e oltraggi al nostro bene?

AGOSTINO, Confessioni 9, 2, 3

 

 

Achille Locatelli

Nasce nel 1864 ad Almenno da Maurizio e Beatrice Cornali. Nel 1878 all'età di quattordici anni, il padre "... a ciò incoraggiato dal parere di persone competenti per la buona disposizione mostrata dallo stesso in quest'arte ..." lo iscrive alla scuola di pittura del Professor Cesare Tallone presso l'Accademia Carrara di Bergamo.

Seppur non abbia raggiunto risultati di prestigio, la sua lunga e infaticabile produzione artistica ha espresso dignitosamente una concezione artistica vera, frutto di un impegno costante e scrupoloso. Ed è proprio negli anni trascorsi all'Accademia (1878-1886), che vanno ricercate le fonti della sua formazione artistica, personalizzate in seguito dalla maturità e dall'esperienza. Sotto la guida del professor Cesare Tallone affina la predisposizione al disegno e la sensibilità al colore, attraverso un continuo esercizio nel riprodurre il vero e la realtà. Gli insegnamenti del maestro rivivono nelle pennellate decise e larghe dei ritratti, che testimoniano il mondo paesano e contadino, e una borghesia altrettanto genuina.

Nel periodo che si può comprendere tra gli anni 1892 e 1926, lavora quasi ininterrottamente nelle chiese delle valli bergamasche, del bresciano, del Veneto e della Liguria, dove è solito trascorrere le vacanze estive, ospite di un suo compaesano. La qualità della pittura sacra è di tono generalmente inferiore rispetto alla pittura da cavalletto. È spesso ripetitiva per i soggetti rappresentati e risulta a volte di maniera. Probabilmente l'artista devette operare in relazione all'ambiente, rispettandone la tipologia architettonica e l'impianto decorativo preesistente, e soddisfare inoltre le richieste dei committenti. Il linguaggio figurativo che ne deriva è quindi semplice e immediato, subito leggibile e comprensibile. Il rapporto tra il segno e il colore è chiaro, da non lasciare spazio a difficoltà o a dubbi di interpretazione. Egli è pittore "popolare", rispettoso della tradizione, dai colori forti e cangianti.