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PITTORI: Pietro Servalli

Sant'Agostino e il bambino sulla spiaggia

Sant'Agostino e il bambino sulla spiaggia

 

 

PIETRO SERVALLI

1935

Gandino, Museo della Basilica

 

Sant'Agostino e il bambino sulla spiaggia

 

 

 

L'autore Pietro Servalli ha realizzato quest'opera nel 1935, con la tecnica carboncino su carta. Dimensioni del foglio: cm 100x100. Attualmente Ŕ conservata a Gandino nel Palazzo che ospita il Museo della Basilica.

Il soggetto Ŕ un classico della iconografia agostiniana e si riferisce ad un celebre leggendario episodio che vede protagonisti Agostino e un bambino in riva al mare.

L'episodio descritto Ŕ una chiara allegoria alla questione della TrinitÓ che Agostino cerc˛ di penetrare senza mai venirne a capo.

Questa leggenda Ŕ stata studiata da L. Pillion in La LÚgende de s. JÚrome in Gazette des Beaux-Arts del 1908. L'episodio che godrÓ di molta fortuna nella iconografia agostiniana riprende un testo della Lettera apocrifa a Cirillo che avrebbe scritto lo stesso Agostino. In un passo Agostino ricorda una rivelazione divina con queste parole: "Augustine, Augustine, quid quaeris ? Putasne brevi immittere vasculo mare totum ?".

Questa leggenda si troverebbe forse giÓ nel XIII secolo, sotto forma di exemplum, in uno scritto di Cesare d'Heisterbach (cfr. H. I. Marrou, Saint Augustin et l'ange, une lÚgende mÚdioÚvale, in l'Homme devant Dieu, MÚlanges offerts au P. de Lubac, II, 1964, 137-149).

Questa leggenda sulla TrinitÓ soppiant˛ ben presto la leggenda della Vedova che trattava dello stesso argomento della TrinitÓ. L'origine di questa tematica iconografica non proverrebbe dunque dalla agiografia medioevale quanto piuttosto dalla predicazione. P. Antonio Iturbe Saýz ha a sua volta proposto una possibile ricostruzione della sua origine: nel secolo XIII si scrivevano "exempla" per i predicatori e in uno di questi apparve questa leggenda applicata a un professore di scolastica di Parigi con un fine chiaramente morale: criticare la alterigia e la superbia dei teologi.

Ma come poi tutto ci˛ fu collegato ad Agostino ? Due possono essere le spiegazioni: primo che necessitava un protagonista alla storia stessa e Agostino era l'uomo adatto in quanto era considerato un sommo teologo. La seconda spiegazione sta nella diffusione del testo di un apocrifo in cui san Gerolamo (come Ŕ stato anticipato all'inizio) discute con Agostino sulle capacitÓ umane di comprendere il mistero divino. In ogni caso la prima volta che si incontra questa leggenda applicata ad Agostino corre nell'anno 1263. In margine va ricordata la disputa sul luogo dove si sarebbe svolto l'incontro tra Agostino e Ges¨ Bambino: sulla spiaggia di Civitavecchia o di Ippona ? Gli Eremitani e i Canonici si batterono a lungo sul tema, soprattutto perchÚ ciascuno sosteneva che Agostino era stato il vero fondatore del loro Ordine religioso.

 

 

Pietro Servalli

Nato a Gandino, piccola Urbino bergamasca ricca di tesori d’arte e fertile terra di uomini d’ingegno, Pietro Servalli, fu un bambino prodigio per la facilitÓ nel disegno tanto che, finite le elementari, i genitori furono "costretti" a mandarlo alla Carrara dove ebbe per maestri, prima Cesare Tallone, poi il concittadino Ponziano Loverini. Intelligenza vivissima, spirito libero che l’accademia di Monaco rese ancor pi¨ libero e agile, immensa cultura, appresa dai libri, dai quadri, dalla vita. Una vita solitaria e in quasi povertÓ, dipingendo, studiando e sperimentando le possibilitÓ del colore. Una interminabile galleria di ritratti: dei familiari, di borghesi, di aristocratici e cardinali, Il Cardinale Gustavo Testa, 1961, Il Cardinal Gusmini, Il Cardinale Suhard, arcivescovo di Parigi, 1948, Giovanni XXIII, quando era patriarca di Venezia, 1954.