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PITTORI: Maestro Filippino

Agostino vescovo e cardioforo

Agostino vescovo e cardioforo

 

 

MAESTRO FILIPPINO

1850-1900

Parañaque, Cappella del Seminario di S. Agostino

 

Agostino vescovo e cardioforo

 

 

 

Questa scultura che raffigura S. Agostino si trova nella cappella del seminario di San Agustin Parañaque una città filippina prossima a Manila.

La sua presenza attesta la devozione al santo che si è diffusa fra la gente filippina con l'arrivo dei frati agostiniani che hanno operato per secoli in queste terre facendosi promotori della promozione sociale e culturale degli abitanti locali.

Il santo è qui raffigurato secondo un cliché iconografico consolidato nei secoli, dove Agostino appare come vescovo con la mitra in testa e un libro fra le mani. Lo scultore ha voluto aggiungere un ulteriore simbolo, comune a partire dal Cinquecento, che vede in sant'Agostino un eterno innamorato di Dio, tanto da portare fra le mani un cuore infiammato.

La statua è dipinta e si nota una prevalenza di colori caldi, quali il rosso e l'oro che spiccano comunque sullo sfondo bianco della veste.

 

Nel libro nono delle Confessioni Agostino si esprime con queste parole: sagittaveras tu cor meum charitate tua, hai ferito il mio cuore - ricorda Agostino - con il tuo amore. Esse esprimono in forma poetica il grande amore che Agostino aveva per Dio. Un amore così grande da essere rappresentato simbolicamente con un cuore fiammante trafitto da una freccia. Questo tipo di rappresentazione godrà di grandissima fortuna iconografica dal 1600 in poi, tanto da essere un punto fermo nel logo che lo stesso Ordine Agostiniano adotterà per il suo Stemma Ufficiale. Il cuore è l'elemento caratteristico di questo tema iconografico: Agostino lo tiene in mano, talvolta è attraversato da una freccia, o anche viene offerto al Signore.

 

Tu stesso ci avevi folgorati con le frecce del tuo amore, e portavamo conficcati nel ventre gli arpioni delle tue parole e gli esempi dei tuoi servi, che da oscuri avevi reso splendidi e da morti, viventi. Bruciavano ammassati nel fondo della mente divorando la sua pesantezza e il torpore, per impedirci di scendere in basso, ed era un tale incendio che tutto il fiato soffiatoci contro dalle subdole lingue l'avrebbe ravvivato, non estinto. Tuttavia nel tuo nome, che hai reso sacro per tutta la terra, il nostro proponimento avrebbe certamente incontrato il plauso di alcuni, e quindi poteva sembrare ostentazione non aspettare quel poco che mancava alle vacanze, e congedarsi prima da un pubblico ufficio che era sotto gli occhi di tutti in modo da attirare sulle mie azioni l'attenzione universale. Così, se avessi dato l'impressione di non voler neppure attendere il termine tanto prossimo dei corsi, avrebbero molto chiacchierato, e sarebbe parso che volessi farmi notare. E a che pro favorire congetture e discussioni sui miei intenti e oltraggi al nostro bene?

AGOSTINO, Confessioni 9, 2, 3