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PITTORI: Maestro moravo

Battesimo di Agostino a Milano: particolare di Agostino ed Ambrogio

Battesimo di Agostino a Milano: particolare di Agostino ed Ambrogio

 

 

MAETRO MORAVO

1490-1500

Brno, Moravská Galerie

 

Battesimo di Agostino a Milano

 

 

 

La tavola quattrocentesca conservata a Brno presso la locale Galleria di Moravia raffigura un episodio legato alla vita di Agostino, che viene spesso trattato nella sua iconografia. Il pittore ha qui rappresentato l'episodio del Battesimo di Agostino ad opera del vescovo di Milano Ambrogio. Dipinta tempera su legno, la tavola misura 159x94,5 cm e esprime un notevole esempio di arte gotica. Agostino è immerso nudo nel fonte battesimale con le mani giunte in preghiera. Il suo capo, dalla folta ed estesa capigliatura, è circondato da un luminoso nimbo proprio dei santi. Sopra di lui Ambrogio con le mani aperte sta procedendo nel rito del battesimo. La scena si svolge all'interno di una chiesa con pilastri in stile gotico: a destra si nota una finestra, mentre a sinistra un'apertura permettere di spaziare con la vista su un lembo della città con le sue alte case e qualche raro passante. Attorno ad Ambrogio si affollano numerosi personaggi che partecipano incuriositi alla cerimonia. A destra probabilmente è stato raffigurato Simpliciano in vesti sacerdotali. A sinistra la donna con il bambino vicini al fonte battesimale, sono certamente Monica e Adeodato, il giovane figlio di Agostino.

Attorno ad Agostino e Ambrogio svolazza un cartiglio che recita il Te Deum, secondo una consuetudine medioevale che credeva che il canto fosse stato composto proprio in occasione del battesimo di Agostino, come un colloquio fra lui ed il vescovo Ambrogio.

Nelle Confessioni Agostino narra che dopo l'episodio del tolle lege e dopo qualche settimana ancora d'insegnamento di retorica, Agostino lasciò tutto, ritirandosi insieme alla madre, il figlio ed alcuni amici, ad una trentina di km. da Milano, a Cassiciaco, l'attuale Cassago Brianza, in meditazione e in conversazioni filosofiche e spirituali; volle sempre presente la madre, perché partecipasse con le sue parole sapienti.

Nella villa di Verecondo trascorse l'autunno e l'inverno. Quando venne la primavera, al principio della quaresima, Agostino ritornò a Milano, con Alipio e Adeodato, per ottenere l'iscrizione tra i competentes, i catecumeni cioè ritenuti maturi che avrebbero ottenuto il battesimo per la Pasqua successiva. A Milano partecipò con il vescovo Ambrogio a una preparazione specifica al battesimo, che Agostino seguì con il figlio Adeodato e l'amico Alipio. Nella notte del 25 aprile 387, giorno di Pasqua, egli ottenne il lavacro rigeneratore, per mezzo di Ambrogio. Agostino ricevette il battesimo insieme all'amico Alipio che era stato convertito dalle prediche di S. Ambrogio, e ad Adeodato, figlio dello stesso Agostino, natogli mentre era ancora filosofo pagano. Allora S. Ambrogio secondo quello che lui stesso dice, gridò: Te Deum laudamus. S. Agostino seguitò: Te Dominum confitemur.

Si tratta di una leggenda tardiva che attribuisce ai due santi, uniti in questa circostanza solenne, la composizione del Te Deum, di cui ciascuno avrebbe cantato, improvvisandola, una strofa.