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PITTORI: Anonimo laziale

San Gregorio Magno,Sant'Agostino,San Girolamo

San Gregorio Magno, Sant'Agostino, San Girolamo

 

 

ANONIMO LAZIALE

1400-1448

Genazzano, chiesa di S. Croce

 

San Gregorio Magno, Sant'Agostino, San Girolamo

 

 

 

Nella antica chiesa di S. Croce a Genazzano sono conservati diversi straordinari affreschi fra cui uno nella controfacciata che raffigura i santi Agostino, Gregorio Magno e Girolamo, tre dei Dottori della Chiesa. L'affresco è attribuito a un generico e ignoto pittore dell'orizzonte artistico laziale quattrocentesco.

La chiesa medievale di S. Croce si trova entro la cinta muraria subito dietro Porta Romana, e conserva sulle pareti ricchi affreschi del XIII, XV e XVI secolo raffiguranti martiri e santi. L'edificio risale al X secolo ed era un tempo proprietà dei Benedettini di Subiaco che erano i principali feudatari delle terre laziali. Nel corso dei secoli fu successivamente chiesa, cappella d'ospedale ed ora Sacrario dei caduti. Con Bolla del 1475 papa Sisto IV confermò il beneficio di questa chiesetta agli Agostiniani di S. Maria. Nel passato l'edificio era la sede della Confraternita "La Frusta".

Si presenta ad un'unica navata absidata arricchita da preziosi affreschi riconducibili a quattro cicli pittorici. Tra i molti graffiti vergati sui cicli di affreschi vi è un documento di grande valore costituito da una scrittura in tre righe incisa sulla tonaca della terza figura della parete destra dell'ingresso: "Hic fuit Michael Bonsemplans de Guielominii cum cardinale de Campiano anno domini MCCCXLVII". Nella parte sinistra si scoprono due sole raffigurazioni: "La Crocifissione" con i suoi simboli e "La Madonna col Bambino".

L'affresco raffigura, nella parte conservata, le immagini dei santi Gregorio Magno papa, sant'Agostino al centro e san Gerolamo a destra. Si tratta di tre Dottori della chiesa: il primo a parlare di Agostino come Dottore della Chiesa fu Beda il Venerabile che lo elencò assieme ai santi Gerolamo, Ambrogio e Gregorio papa in un suo scritto dell'VIII secolo. Questo elenco fu approvato il 24 settembre 1294 con lettera di conferma liturgica di papa Bonifacio VIII stilata ad Anagni.

Nell'affresco di Genazzano Agostino viene presentato come vescovo: in testa porta la mitra, con la mano destra regge il bastone pastorale e con la sinistra tiene un libro appoggiato al petto. Un lungo piviale-mantello lo copre del tutto.

 

8. 1. Ma il beato Valerio, ormai vecchio, che più degli altri esultava e rendeva grazie a Dio per avergli concesso quello speciale beneficio, considerando quale sia l'animo umano, cominciò a temere che Agostino fosse richiesto come vescovo da qualche altra chiesa rimasta priva di pastore, e così gli fosse tolto. E ciò sarebbe già accaduto, se il vescovo, che era venuto a sapere la cosa, non lo avesse fatto trasferire in un luogo nascosto, sì che quelli che lo cercavano non riuscirono a trovarlo.

8. 2. Il santo vecchio, vieppiù timoroso e ben consapevole di essere ormai molto indebolito per le condizioni del corpo e per l'età, scrisse in modo riservato al primate di Africa, il vescovo di Cartagine: faceva presente la debolezza del corpo e il peso degli anni e chiedeva che Agostino fosse ordinato vescovo della chiesa d'Ippona, sì da essere non tanto suo successore sulla cattedra bensì vescovo insieme con lui. Di risposta ottenne ciò che desiderava e chiedeva insistentemente.

8. 3. Qualche tempo dopo, essendo venuto Megalio, vescovo di Calama e allora primate della Numidia, per visitare dietro sua richiesta la chiesa d'Ippona, Valerio, senza che alcuno se l'aspettasse, presenta la sua intenzione ai vescovi che allora si trovavano lì per caso, a tutto il clero d'Ippona ed a tutto il popolo. Tutti si rallegrarono per quanto avevano udito e a gran voce e col massimo entusiasmo chiesero che la cosa fosse messa subito in atto: invece il prete Agostino rifiutava di ricevere l'episcopato contro il costume della chiesa, mentre era ancora vivo il suo vescovo.

8. 4. Allora tutti si dettero a persuaderlo, dicendo che quel modo di procedere era d'uso comune e richiamando esempi di chiese africane e d'oltremare a lui che di tutto ciò era all'oscuro: infine, pressato e costretto, Agostino acconsentì e ricevette l'ordinazione alla dignità maggiore.

8. 5. Successivamente egli affermò a voce e scrisse che non avrebbe dovuto essere ordinato mentre era vivo il suo vescovo, perché questo era vietato dalla deliberazione di un concilio ecumenico, che egli aveva appreso soltanto dopo essere stato ordinato: perciò non volle che fosse fatto ad altri ciò che si doleva essere stato fatto a lui.

8. 6. Di conseguenza si adoperò perché da concili episcopali fosse deliberato che coloro che ordinavano dovevano far conoscere a coloro che dovevano essere ordinati o anche erano stati ordinati tutte le deliberazioni episcopali: e così fu fatto.

POSSIDIO, Vita di Agostino, 8, 1-6