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PITTORI: Pietro Popacaglia

San Gerolamo e sant'Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

San Gerolamo e sant'Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

 

 

PIETRO POPACAGLIA DA SALUZZO

1475

Castelmagno, Santuario di san Magno, Cappella Allemandi

 

Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

 

 

 

Verso il 1450 il canonico Enrico Allemandi venne nominato Rettore delle chiese del territorio di Castelmagno. Circa venticinque anni dopo, per festeggiare l'anniversario del suo sacerdozio, nel Santuario di san Magno fece edificare e decorare una cappella affiancata da una torre campanaria alta 18 metri.

L'episodio viene ricordato da una iscrizione che si trova sulla parete destra della cappella, che costituisce oggi il nucleo pi¨ antico del santuario.

Gli affreschi furono realizzati da Pietro Pocapaglia da Saluzzo, che decor˛ le vele con le immagini degli evangelisti, dei quattro Dottori della Chiesa Gregorio, Ambrogio, Gerolamo ed Agostino e Dio Padre in mandorla.

Agostino Ŕ raffigurato nelle sue vesti episcopali con la mitra i testa, dall'aspetto giovanile. L'indice della sua mano destra indica un brano scritto su un rotolo pergamenaceo, che cattura tutta la sua attenzione.

Lungo le pareti dipinse episodi della vita di San Magno, che purtroppo sono frammentari. Alle spalle dell'altare, sia pure in modo non completo, si vedono i resti di una cavalcata dei vizi.

Il santuario di San Magno Ŕ dedicato al culto dell'omonimo martire protettore del bestiame e dei pascoli, situato nel territorio del comune di Castelmagno in valle Grana. Il luogo su cui venne fondato il santuario era probabilmente giÓ utilizzato per culti pagani. Nel 1894 venne infatti scoperto un altare romano dedicato a Marte oggi visibile dietro il santuario. L'attuale configurazione dell'edificio risale al XVIII secolo, ma il primo nucleo risale al 1475 con le opere di Allamandi, eseguite in stile gotico da mastro Pietro da Saluzzo, autore di altre cappelle e chiesette nella valle.

 

 

Pietro da Saluzzo ovvero Pietro Pocapaglia

Nacque a Saluzzo in una famiglia di pittori, di cui si hanno notizie giÓ dal Trecento. La sua attivitÓ, che si sviluppa fra il 1438 e il 1480 Ŕ legata soprattutto alla committenza che gli offriva il territorio dell'antico marchesato di Saluzzo. Principalmente si trattava di ordini religiosi (benedettini, agostiniani, francescani), e forse del Marchese. Si form˛ presso Antonio Pocapaglia, suo avo e protagonista artistico nel primo Quattrocento nel marchesato. L'attestazione pi¨ antica, źPetrum de pauca palea de Salucis╗ si trova in una descrizione del notaio Francesco Boetto circa la cappella delle Reliquie nella cattedrale di Fossano, dove esisteva un ciclo con le Storie di san Giovenale e i Dottori della chiesa, firmato e datato 1445. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta del Quattrocento, Pietro dimostrava giÓ uno stile autonomo, con una vena gotica leggera, nelle figure allungate e chiaroscurali. Successivamente lo stile di Pietro subý l'influsso della corrente figurativa con una avanzata ricerca fisionomica dalla marcata caratterizzazione dei volti. Nel 1455 Pietro fu nominato amministratore delle figlie ed eredi del collega pi¨ anziano Sebastiano Fontana. Nel 1469 firm˛ e dat˛ a Villar San Costanzo il ciclo della cappella di S. Giorgio nell'ex abbazia benedettina di S. Costanzo, caratterizzato da una eccellente raffinatezza compositiva e narrativa. Fra le ultime opere sono da ricordare a Piasco, le pitture della cappella di S. Anna (1470), quelle del pilone di via Umberto (1472, di cui un S. Nicola da Tolentino Ŕ oggi a Saluzzo, casa Cavassa), quelle dell'antica chiesa di S. Giovanni Battista (1473 con S. Caterina d'Alessandria, S. Maria Maddalena, S. Nicola da Tolentino e una scena delle Storie del Battista). Dopo gli interventi a Valgrana (le Sibille in S. Martino e la decorazione della cappella dei santi Bernardo e Mauro; una S. Cecilia nella cappella di S. Maria della Spina a Revello), realizza il ciclo della cappella Allemandi nel santuario di Castelmagno (1475-1480), che resta la sua ultima opera conosciuta. Poco dopo presumibilmente morý.