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PITTORI: Anonimo bolognese

Visione di sant'Agostino

Visione di sant'Agostino

 

 

ANONIMO BOLOGNESE

1630-1680

Località sconosciuta

 

Visione di sant'Agostino

 

 

 

La tela è stata dipinta da un anonimo pittore ascrivibile alla cerchia della scuola pittorica emiliana. Il soggetto della scena viene comunemente descritto come "Visione di sant'Agostino". Il tema ricorre nella iconografia agostiniana soprattutto per mostrare l'importanza della figura di Cristo nell'opera di Agostino, ma pure per evidenziare come tutta la sua attività di apologeta e scrittore cristiano sia stata sollecitata e ispirata dalla santissima Trinità. Una folla di angeli accompagna la scena che si svolge due piani: uno superiore dove troneggia la figura di Cristo in piedi su una nuvola ed uno sottostante che vede protagonista un Agostino anziano intento a scrivere.

La scena inferiore ci presenta un Agostino vescovo seduto attorno a cui si sviluppa un profondo panorama di stile tardo quattrocentesco. Il santo tiene con la mano sinistra un libro aperto e con la destra impugna una penna in atto di scrivere. Ai suoi piedi sono deposti i simboli del suo stato episcopale, la mitra e il bastone pastorale.

Il viso, pensieroso ed estatico, rivolge lo sguardo verso l'alto dove appare la gigantesca figura di Cristo. Sulla testa di Agostino si nota l'aureola della santità. Il viso è quello di un uomo maturo, quasi anziano, con una foltissima barba che gli scende fino al petto e il capo calvo. Un nugolo di angioletti ruotano e danno vivacità alla scena indicando a loro volta la presenza di Gesù quale punto finale di ogni osservazione.

C'è un misterioso processo che avviene in Dio. Il Vangelo ci dice che Gesù di Nazareth era il Figlio di Dio. Ma che cosa significa? Che cosa vuol dire che Cristo e il Padre sono uno solo? L'interezza del messaggio cristiano sta proprio in questa unità, che si realizza sulla croce, grazie alla morte di Gesù, in quanto uomo. A questo proposito l'intelletto umano può trovare solo analogie.

E il genio di Agostino ha esposto, in quindici analisi incredibilmente valide, il suo modo di approssimarsi a questo mistero dell'incarnazione di Dio e dello Spirito Santo. Di questi 15 libri possiamo qui prenderne in esame solo uno, e anch'esso solo per brevi cenni. Che cosa c'è di più misterioso dell'incarnazione di Dio?

 

D'altra parte fuori di te non esisteva nulla, da cui potessi trarre le cose, o Dio, Trinità Una e Trinità trina. Perciò creasti dal nulla il cielo e la terra ... Tu sei onnipotente e buono, per fare tutto buono, il cielo grande, come la piccola terra. C'eri tu e null'altro.

AGOSTINO, Confessioni 12, 7, 7

 

Consapevole della centralità della croce nel disegno salvifico di Dio sull'umanità e della straordinaria molteplicità di rimandi ad essa nell'Antico e nel Nuovo Testamento, Agostino si impegna nella sua interpretazione e meditazione lungo tutto l'arco della vita come confermano i numerosi riferimenti alla croce di Cristo, disseminati in tutta l'ampia produzione dell'Ipponate. Ciò che Agostino intende evidenziare è che la scelta di Gesù di portare la croce sulla quale verrà messo a morte è una lucida indicazione su cosa debba significare la vita cristiana. I credenti sono esortati in tal modo a seguire l'esempio del Maestro.

«La croce tiene insieme lo scandalo e la salvezza, la fine e l'inizio, perché in essa si compie qualcosa di assolutamente e radicalmente nuovo: sul legno, Cristo ci istruisce sul significato della nostra vita presente e futura, perché è con la sua morte che Egli ha vinto per noi la morte».