Percorso : HOME > Iconografia > Pittori > Elenco > Seicento: Maestro romagnolo

PITTORI: Maestro romagnolo

La Trinità con la Madonna, san Giuseppe, e i santi Brizio, Agostino e Rufillo

La Trinità con la Madonna, san Giuseppe, e i santi Brizio, Agostino e Rufillo

 

 

MAESTRO ROMAGNOLO

1650-1680

Forlimpopoli, Raccolta Comunale d'Arte

 

La Trinità con la Madonna, san Giuseppe, e i santi Brizio, Agostino e Rufillo

 

 

 

Questa pala d'altare conservata a Forlimpopoli nella Raccolta Comunale d'Arte è di autore sconosciuto, che si muove tuttavia nell'ambito artistico romagnolo.

Il dipinto seicentesco misura cm 74 di larghezza e 118 in altezza. Il soggetto a carattere devozionale si sviluppa di su tre livelli sovrapposti. In quello inferiore sono presenti tre santi Vescovi, che, nell'ordine, da sinistra verso destra, sono Rufillo, Agostino, al centro, e Brizio. Essi offrono il modellino della città di Forlimpopoli alla Santissima Trinità per invocarne la protezione. I tre vescovi, raffigurati nelle loro vesti episcopali con piviali dagli ampi panneggi, con la mitria in testa e il pastorale fra le mani, sono facilmente identificabili in quanto in corrispondenza di ciascuno di loro è scritto il nome in latino.

Ai piedi di Rufillo e di Brizio sono indicati i loro tipici attributi canonici: per il primo il drago, a simboleggiare la vittoria sull'eresia ariana da parte del proto-vescovo popiliense, e per il secondo la fiamma ardente. Il modellino che viene presentato ripropone una veduta della città di Forlimpopoli a "volo d'uccello'.

E' possibile riconoscere la cinta muraria con i torrioni e le porte di accesso alla città. All'interno delle mura sono ben visibili i grandi edifici di San Rufillo e di San Pietro mentre, all'esterno, si erge la rocca in tutta la sua imponenza. Nel registro intermedio troviamo la Vergine a sinistra e San Giuseppe a destra, che sono raffigurati inginocchiati su un tappeto di soffici nubi. a significare il ruolo di intercessori fra i Santi e la Santissima Trinità.

Nel registro superiore domina il Cristo crocifisso dietro al quale giganteggia la figura del Padre Eterno avvolto in un ampio mantello rosso. La Santissima Trinità si rivela in un fulgore dorato che si apre fra cumuli dire nubi nerastre. La pala è stata recuperata negli anni 1930-1940 all'interno della Rocca da Andrea Benini, all'epoca conservatore del piccolo Museo civico. L'opera fu rinvenuta in seguito all'abbattimento di una parete della sala al piano nobile nell'ala orientale del complesso, che oggi è utilizzata come sala  per le adunanze del Consiglio comunale. Fu scoperta anche l'antica cappella palatina, edificata nel Cinquecento e dedicata all'Eucarestia. Al suo interno si conservano affreschi eseguiti seicenteschi che sulla volta rappresentano "Il pane degli Angeli", "La caduta della manna" sulla parete destra e "Il profeta Elia" sulla parete sinistra completano il ciclo.

In quest'ultima pittura si è voluto riconoscere l'intervento del pittore Francesco Longhi (1544-1618).

Contrariamente a quanto comunemente si pensava, la pala non proviene dall'antica chiesa del monastero di San Giovanni Battista delle Suore Agostiniane, ma era allocata all'interno della rocca. La tela è conservata entro una pregevolissima cornice coeva, in legno intagliato, decorata a marmoidea e parzialmente dorata, che reca nella fascia inferiore lo stemma della città di Forlimpopoli. Il culto di San Brizio è attestato a Forlimpopoli anche in un lacerto di affresco databile fra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento che è conservato in una più antica cappella a piano terra della rocca. Il culto verso questo martire di Tours fu diffuso dalle truppe guidate dal cardinale Egidio Carrilla d'Albornoz, al servizio del pontefice Innocenzo VI.