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PITTORI: Bartolomeo Giangolini

Agostino e il bambino in riva al mare

Agostino e il bambino in riva al mare

 

 

BARTOLOMEO GIANGOLINI

1560 ca. - 1640 ca.

Fano, Pinacoteca Civica

 

Agostino e il bambino in riva al mare

 

 

 

 

Il quadro fa parte di un gruppo di sette tele, oggi conservate alla Pinacoteca di Fano, che un tempo erano collocate sopra i pilastri, assieme ad altre figure di santi e apostoli (rimasti in loco) della chiesa di san Paterniano a Fano.

L'opera è stata attribuita a Bartolomeo Giangolini che appartiene a una famiglia di pittori fanesi fra cui si ricorda Carlo, famoso cartografo e geografo. L'impostazione del quadro abbastanza curata e i vestiti rigonfi sono una caratteristica dell'autore anche nelle altre opere di stessa provenienza. Il soggetto della tela è un classico della iconografia agostiniana: il santo, in abiti vescovili, è immerso nella lettura di un libro, probabilmente il De Trinitate.

Ai suoi piedi la mitra, simbolo della sua dignità episcopale e un bimbo con in mano una conchiglia con cui pesca dell'acqua dal mare per metterla in una buca: vanamente, come vano è il tentativo di Agostino di comprendere il mistero della Trinità.  

 

L'episodio descritto in questa leggenda è abbastanza noto: Agostino, grande indagatore del problema del Bene e del Male, un giorno passeggiava per una spiaggia quando incontrò un bambino-angelo che con un secchiello prendeva dell'acqua di mare e la versava in una piccola cavità nella sabbia. Alla domanda del Santo su che cosa stesse facendo, il bambino avrebbe risposto che voleva porre tutto il mare dentro quel buco. Quando il Santo gli fece notare che ciò era impossibile, il bambino avrebbe replicato che così come non era possibile versare tutto il mare dentro la buca allo stesso modo era impossibile che i misteri di Dio e della SS. Trinità entrassero nella sua piccola testa di uomo.

Ciò detto sparì, lasciando il grande filosofo nell'angoscia più completa. Secondo il parere di alcuni studiosi di parabole e leggende la narrazione potrebbe essere considerata un sogno effettivamente fantasticato dal Santo. Altri aggiungono che forse il colloquio non si sarebbe svolto esattamente come è stato raccontato, perché, prima di sparire, il Santo aveva potuto a sua volta replicare che la risposta non lo convinceva, in quanto - avrebbe obiettato - il mare e i misteri di Dio sono due realtà assai diverse. Pur impossibile, sarebbe stato teoricamente verosimile immaginare il versamento del mare in una buca e allora allo stesso modo si sarebbe potuto supporre che i misteri divini avrebbero potuto entrare in un cervello umano adatto allo scopo e se l'uomo non aveva ricevuto una mente con tali qualità la colpa sarebbe da imputare a Dio, che non aveva appunto voluto che i suoi misteri fossero concepiti dall'uomo, per lasciarlo nell'ignoranza e nel dubbio più atroci.

"Perché Dio non vuole essere capito?" avrebbe domandato il Santo al pargolo divenuto improvvisamente pensieroso. "Te lo dimostro subito" rispose il bambino dopo un momento di perplessità e così, mentre parlava, con il secchiello divenuto improvvisamente grandissimo e mostruoso, in un sol colpo raccolse l'acqua del mare, prosciugandolo, e la pose nella buca, che si allargò a dismisura fino ad inghiottire il mondo. A quella vista il Santo si svegliò con le lacrime agli occhi e capì.