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PITTORI: Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto

Agostino vescovo di Ceruti detto il Pitocchetto

Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

 

 

GIACOMO CERUTI detto il PITOCCHETTO

1738-1740

Padova, chiesa di S. Lucia

 

Agostino vescovo

 

 

 

Il Ceruti, nativo di Milano, ma di origine bresciana, rappresenta Agostino nella sua veste di Dottore della Chiesa in un affresco nella Chiesa di Santa Lucia a Padova. La scena vede il santo da solo, vestito da vescovo, con barba fluente e ormai anziano mentre è in procinto di scrivere con una penna d'oca su un libro. Il viso del santo è abbastanza espressivo, tutto attento nella sua attività di scrittore e teologo della Chiesa. Artista di grande nobiltà morale, il Pitocchetto è il principale esponente del filone pauperistico della pittura europea del Settecento.

I soggetti sono affrontati con sicurezza pittorica di grande energia e solenne monumentalità. Svolse la sua attività prevalentemente a Brescia (come ritrattista), quindi si recò a Venezia nel 1736. Rientrato a Milano, si trasferì a Piacenza continuando la produzione di ritratti e pale d'altare. Dopo il 1743 si stabilisce nel capoluogo lombardo dove intensifica la sua attività con ritratti per l'Ospedale Ca' Granda, composizioni pastorali, nature morte. Il tema dei "pitocchi" è sempre presente, soprattutto in variopinte scene di piazza.

 

8. 1. Ma il beato Valerio, ormai vecchio, che più degli altri esultava e rendeva grazie a Dio per avergli concesso quello speciale beneficio, considerando quale sia l'animo umano, cominciò a temere che Agostino fosse richiesto come vescovo da qualche altra chiesa rimasta priva di pastore, e così gli fosse tolto. E ciò sarebbe già accaduto, se il vescovo, che era venuto a sapere la cosa, non lo avesse fatto trasferire in un luogo nascosto, sì che quelli che lo cercavano non riuscirono a trovarlo.

8. 2. Il santo vecchio, vieppiù timoroso e ben consapevole di essere ormai molto indebolito per le condizioni del corpo e per l'età, scrisse in modo riservato al primate di Africa, il vescovo di Cartagine: faceva presente la debolezza del corpo e il peso degli anni e chiedeva che Agostino fosse ordinato vescovo della chiesa d'Ippona, sì da essere non tanto suo successore sulla cattedra bensì vescovo insieme con lui. Di risposta ottenne ciò che desiderava e chiedeva insistentemente.

8. 3. Qualche tempo dopo, essendo venuto Megalio, vescovo di Calama e allora primate della Numidia, per visitare dietro sua richiesta la chiesa d'Ippona, Valerio, senza che alcuno se l'aspettasse, presenta la sua intenzione ai vescovi che allora si trovavano lì per caso, a tutto il clero d'Ippona ed a tutto il popolo. Tutti si rallegrarono per quanto avevano udito e a gran voce e col massimo entusiasmo chiesero che la cosa fosse messa subito in atto: invece il prete Agostino rifiutava di ricevere l'episcopato contro il costume della chiesa, mentre era ancora vivo il suo vescovo.

8. 4. Allora tutti si dettero a persuaderlo, dicendo che quel modo di procedere era d'uso comune e richiamando esempi di chiese africane e d'oltremare a lui che di tutto ciò era all'oscuro: infine, pressato e costretto, Agostino acconsentì e ricevette l'ordinazione alla dignità maggiore.

8. 5. Successivamente egli affermò a voce e scrisse che non avrebbe dovuto essere ordinato mentre era vivo il suo vescovo, perché questo era vietato dalla deliberazione di un concilio ecumenico, che egli aveva appreso soltanto dopo essere stato ordinato: perciò non volle che fosse fatto ad altri ciò che si doleva essere stato fatto a lui.

8. 6. Di conseguenza si adoperò perché da concili episcopali fosse deliberato che coloro che ordinavano dovevano far conoscere a coloro che dovevano essere ordinati o anche erano stati ordinati tutte le deliberazioni episcopali: e così fu fatto.

POSSIDIO, Vita di Agostino, 8, 1-6