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Chiese agostiniane: Paola

Immagine della chiesa e convento di sant'Agostino a Paola

Chiesa di sant'Agostino a Paola

 

 

 

 

 

 

 

 

CHIESA DI S. AGOSTINO DI PAOLA

 

 

 

La chiesa di sant'Agostino fu costruita assieme al convento, nella parte antica della città, in splendida posizione panoramica sul Tirreno. Si presume che un benestante cittadino paolano, un certo Francesco Piscione, verso il 1390 fece erigere una cappella là dove ora sorge la chiesa. A lungo trascurato, l'intero complesso, fra i più antichi fondati in Calabria dai Padri Agostiniani, è stato di recente restaurato.

Nel XIV secolo l'Ordine degli Agostiniani cominciava a diffondersi anche in Calabria e da fonti attendibili si sa che sul finire del Trecento vengono fondati i primi conventi agostiniani nella diocesi di Cosenza, cioè, S. Agostino in Paola e San Giovanni Vecchio Fuori le mura in Fuscaldo. Probabilmente l'arrivo degli Agostiniani a Paola va riferito alla donazione della cappella di proprietà della famiglia Piscione che tuttavia si riservò alcuni privilegi. La chiesa, originariamente dedicata a Santa Caterina Vergine e Martire, presenta sulla facciata un maestoso portale in stile gotico, con colonnine tortili e capitelli, lavorato da artigiani locali nel secolo XV; dopo la ristrutturazione è stata adibita ad auditorium, ed ospita concerti o convegni.

Il convento accoglie adesso la biblioteca comunale e molti uffici del municipio.

L'interno della chiesa ha tracce di architettura gotica con abside a tre campate con volte a crociera. Nel portale esterno della chiesa, di stile gotico, è scolpito l'anno 1493. Questa data indica la costruzione della nuova struttura operata dai monaci sotto la direzione di un certo Antonio Catarrus di Paola, su richiesta evidentemente degli stessi, per scolpire il magnifico portale in pietra. Questo primo periodo rappresentò un'epoca florida per l'Ordine a Paola, e lo si deduce dal fatto che i frati fondarono una successiva chiesa dedicata a S. Giacomo, detta di S. Agostino pure del 1493.

 

 

La riforma degli Zumpani

Dall'Ordine degli agostiniani nel secolo XVI, cioè, al tempo delle riforme monastiche, si staccò un ramo detto dei "Recolletti" o "Romitani Scalzi di S. Agostino". In Calabria i "Recolletti" fecero capo ad un riformatore, Francesco da Zumpano, e gli agostiniani seguaci di questa riforma furono chiamati Zumpani. La riforma degli Zumpani non interessò il Convento Agostiniano di Paola. Questo insediamento agostiniano per tutto il Seicento diede alla provincia agostiniana di Calabria numerosi superiori, visitatori e Vicari generali. Tra questi i più celebri a ricordarsi sono Ferrante da Paola nel 1630; Lorenzo da Paola nel 1652; Giambattista da Paola nel 1685; Gregorio Gagliardi da Paola nel 1687; Ambrogio Marchesi da Paola nel 1691 e Tommaso Sanniti da Paola nel 1695. Quando gli Agostiniani si insediarono in Paola la chiesa era intitolata a S. Caterina Vergine e Martire: per qualche tempo ne conservarono il titolo, quindi lo trasferirono ad una cappella, riservando alla loro chiesa quello di S. Agostino. L'interno della chiesa conserva tracce di architettura gotica con la presenza di abside a tre campate con volte a crociera. Nel portale esterno della chiesa, di stile gotico, è scolpita la data 1493, che sta a indicare l'anno di costruzione della struttura voluta dai monaci sotto la direzione di un certo Antonio Catarrus di Paola.

Il Quattrocento rappresentò un secolo importante per l'Ordine a Paola, che si espanse fino a fondare una nuova chiesa dedicata a S. Giacomo, ma conosciuta e detta di S. Agostino che risale anch'essa al 1493. Nell'estate del 1555 il Monastero fu assalito dai turchi che erano riusciti a penetrare in città. In quella occasione l'edificio fu saccheggiato e danneggiato. Chiesa e Monastero furono restaurati nel 1570 grazie all'intervento della famiglia Piscione il cui nobile Marco Antonio si adoperò per riportare la struttura sacra all'antico splendore.

Nel 1571 viene data sepoltura nella chiesa ad alcuni ufficiali paolani di nome Camillo Carbonelli, Cola Zincone e un certo Canonici, morti nella battaglia navale di Lepanto del 1571. Sulle loro lapidi furono scolpite figure di animali simili al cane. Così allora i calabresi identificavano i turchi e, quelle sepolture rappresentarono il riscatto, certamente orgoglioso, del conto in sospeso degli abitanti del posto verso i turchi dal lontano luglio 1555. Le lapidi sono state rimosse ma sono però ancora ben visibili le buche dentro cui erano custodite le salme. Sono dieci in tutto, di forma rettangolare, intervallate lungo il perimetro della navata centrale. Nella chiesa furono tumulate anche le salme delle maggiori famiglie di Paola, le quali contribuirono ad abbellire nuovamente la chiesa con offerte cospicue e, per tale motivo era loro riservato un posto di rilievo nella chiesa. Buche quadrate lungo il pavimento della navata laterale, fanno ritenere che fossero state utilizzate per altrettante tumulazioni.

 

 

L'interno

I sei altari laterali disposti un tempo lungo la parete sinistra della navata centrale sono stati rimossi. Ciascuno aveva per distintivo uno degli stemmi araldici delle varie famiglie paolane. Ne è rimasto uno solo che raffigura due colombe adagiate sulle foglie di un fiore, affiancate da due stendardi a destra e a sinistra. Un altare fu eretto nel Settecento da Don Muzio Rosso, che apparteneva a una famiglia gentilizia di Paola e fu eletto nel 1704 a capo dei Nobili della città. Costui era discendente di Muzio Rosso conosciuto nel 1648 come lo "zio segreto" del marchese di Fuscaldo.

Nel 1706 Don Andrea Miceli, figlio del fu Giuseppe, disponeva che fosse stato sepolto nella chiesa del convento di S. Agostino, "nella tomba gentilizia della sua Cappella sotto il titolo di S. Nicola". Oltre a questi, altre famiglie nobili si diedero da fare per ottenere il patronato degli altri altari. Il terzo altare fu riservato alla famiglia Piscione, antichi proprietari fondatori ed elargitori di quelle mura sacre. Marco Antonio Piscione già uomo di legge del seggio Napoletano contribuì ad un ulteriore restauro della chiesa realizzato nel 1670. Sarà questo l'ultimo contributo elargito dall'antica famiglia per questa chiesa, anticamente di loro proprietà. Il quarto altare probabilmente appartenne alla famiglia Perrimezzi. Non si sa di chi fossero gli altri due altari. Il monastero di Paola nel 1693 vantava anche un "noviziato". Quando i Piscione abbandonarono Paola per Napoli nell'anno 1745 un Carlo Maria Barone di Belmonte si impossessò della loro cappella. Il nuovo proprietario assegnò poi nel 1761 la proprietà gentilizia ad un certo Carlo Mannarino che la mantenne ai suoi discendenti.