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CICLo AGOSTINIANo di BERGMULLER ad Augsburg

La scena del Tolle Lege nel giardino di Milano: particolare di Agostino

La scena del Tolle Lege a Milano: particolare di Agostino

 

 

JOHANN-GEORGE BERGMULLER

1732

Chiesa di Santa Croce ad Augsburg

 

La scena del tolle lege nel giardino a Milano

 

 

 

Il giovane Agostino è vestito da gentiluomo con un cappello di piume in testa, maniche a soffietto e un ampio mantello. E' seduto con le spalle rivolte a un grosso tronco di fico e tiene nella sua mano sinistra un libro aperto: con l'indice della mano destra teso, guarda verso il cielo. Il fogliame del fico si perde fra una grande arcata monumentale: dietro si nota una grande chiesa con una cupola. Ai piedi dei gradini una donna guarda verso il cielo con le mani giunte.

Potrebbe essere Monica in preghiera. La parte sinistra del dipinto propone un giardino lussureggiante con una fontana da cui si stacca una statua di Sileno. La fontana rappresenta il simbolo della Grazia al momento della conversione. Alcuni raggi scendono dal cielo e colpiscono Agostino nel petto.

 

Così parlavo e piangevo, il cuore a piombo nella tristezza più amara. Ed ecco all'improvviso dalla casa vicina il canto di una voce come di bambino, o di bambina forse, lenta cantilena: "Prendi e leggi, prendi e leggi"... Mutai subito in volto e mi raccolsi in uno sforzo estremo di ricordare se in un qualche gioco di ragazzi c'era una cantilena come quella, e non mi sovveniva affatto d'aver udito mai niente del genere: e allora soffocai il mio pianto e mi levai in piedi. Non altro, interpretai, era il comando divino, che di aprire un libro e leggere il primo capoverso che trovassi. Così sapevo di Antonio che sopraggiungendo per caso durante una lettura del Vangelo si sentì personalmente chiamato, come si rivolgessero proprio a lui quelle parole: Vai, vendi tutte le cose che hai, dalle ai poveri e avrai un tesoro nei cieli: e poi vieni, seguimi. E quella voce divina l'aveva immediatamente indotto a convertirsi a te. Così tornai con emozione grande al luogo dove era seduto Alipio: era lì infatti che avevo posato il libro dell'Apostolo, alzandomi. Lo afferrai e lo apersi e in silenzio lessi il primo passo sul quale mi caddero gli occhi: Non più bagordi e gozzoviglie, letti e lascivie, contese e invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non fate caso alla carne e ai suoi desideri. Non volli leggere oltre e neppure occorreva. Con le parole finali di questa proposizione una luce come fatta di calma mi fu distillata in cuore e ne cacciò quel buio folto di incertezze.

Agostino, Confessioni VIII, 12, 29, 4