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PITTORI: Andrea del Sarto

Agostino con i santi Domenico e Lorenzo

Agostino con i santi Domenico e Lorenzo

 

 

ANDREA DEL SARTO

1520-1530

Parigi, Museo del Louvre

 

Agostino con i santi Domenico e Lorenzo

 

 

 

Questo disegno Ŕ una copia di disegnatore o pittore della scuola fiorentina che riprende una analoga opera di Andrea del Sarto.

Il disegno raffigura tre santi che stanno discutendo fra di loro: si tratta di san Domenico, san Lorenzo e sant'Agostino.

L'opera Ŕ conservata a Parigi al Museo del Louvre, nella Sezione Fondi di disegni e miniature di piccolo formato.

 

Nato a Caleruega nel 1170, Domenico de Guzman studi˛ presso la cattedrale di Palencia, quindi entr˛ a far parte dei Canonici regolari del capitolo di Osma. Ordinato sacerdote si distinse per l'austeritÓ della vita penitenziale e per lo studio assiduo. Incaricato di una delicata missione diplomatica nel nord Europa, si rese conto del grave pericolo degli albigesi e capý che doveva dedicarsi all'apostolato in difesa della fede cattolica. Dopo varie traversie riuscý a ottenere il permesso di raccogliere attorno a sŔ compagni e compagne fondando un Ordine religioso, cui diede la regola di S. Agostino.

Il 22 dicembre 1216, papa Onorio III diede l'approvazione ufficiale e definitiva, all'ordine fondato da Domenico. Ottenuto il riconoscimento ufficiale, l'ordine crebbe e, giÓ dal 1217, fu in condizione di inviare monaci un po' in tutta Europa, soprattutto nella penisola iberica e nei principali centri universitari del tempo, a Parigi e a Bologna, dove si rec˛ egli stesso. Subito incontrarono delle opposizioni da parte dei vescovi locali, che furono superate dalla bolla papale dell'11 febbraio del 1218, che ordinava a tutti i prelati di dare assistenza ai domenicani. Morý a Bologna nel 1221 e fu canonizzato da Gregorio IX nel 1234.

 

 

 

Andrea del Sarto

Figlio del sarto Agnolo di Francesco, Andrea (1486-1530) Ŕ l'ultimo grande pittore classico fiorentino che precede l'avvento del Manierismo. E' un classicista per eccellenza, cha nasce come allievo di Piero di Cosimo, ma che subisce l'influenza di Leonardo da Vinci e di Raffaello. Disegnatore "senza errori" - scrive il Vasari -, mescola il formalismo romano, la dolcezza dello sfumato leonardesco e la luminositÓ del colore veneto, dimostrando cosý uno stato di ricerca e di crisi pittorica che volge al Manierismo. Non a caso nella sua bottega hanno lavorato Pontormo, il Rosso e Giorgio Vasari. Numerosi sono i suoi cicli di affreschi, fra cui va citato senz'altro quello realizzato nel Chiostro dei Voti dell'Annunziata. In pi¨ riprese dipinge scene della Vita di San Filippo Benizzi (1510) e, dopo due probabili viaggi a Roma, scene della Vita di Maria (1514 ca.) e la lunetta con la Madonna del Sacco (1525), una delle sue opere migliori. Notevole, nel Chiostro dello Scalzo, Ŕ pure la sua grisaille con la vita di San Giovanni Battista (dal 1515). Nella villa medicea di Poggio a Caiano realizza un Tributo a Cesare. Fra le sue opere maggiori va certamente annoverato il Cenacolo di San Salvi (realizzato fra il 1520 e il 1525 benchÚ il contratto sia del 1511), definito l'unica "Cena" che non sia stata annullata da quella di Leonardo. Tra le numerose tavole, dove meglio si esprime il suo colorismo delicato, la Madonna delle Arpie (Uffizi), la Disputa della TrinitÓ qui riprodotta in un particolare, la Deposizione e i Sogni del faraone (tutte a Palazzo Pitti), il Sacrifico di Abramo (Madrid, Prado) e il Ritratto di Sansovino (1524) alla National Gallery di Londra. Deluso dall'abbandono della moglie fedifraga e dalla perdita di molte opere nell'assedio di Firenze (1529-30), si stese a letto, smise di mangiare e in breve tempo lo colse la morte (1530).