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PITTORI: Filatelia Vaticana

Agostino nello studio e la visione di san Gerolamo

Agostino nello studio e la visione di san Gerolamo

 

 

FILATELIA VATICANA

1987

Poste vaticane

 

Agostino nello studio e la visione di san Gerolamo

 

 

 

La leggenda dell'apparizione di san Gerolamo ad Agostino trae la sua origine da un apocrifo tardivo, l'Epistula sancti Augustini ad Cyrillum Hierosolymitanum, che riprendeva racconti risalenti al secolo XII.

AllorchŔ Agostino si mette a a scrivere a Gerolamo per informarsi circa la gloria celeste, ecco che costui gli appare in sogno a predirgli la morte e la sua ascesa in cielo. Molti pittori si sono cimentati in questo episodio. Lo troviamo a Gubbio, a Bruges, lo dipinse Carpaccio. La legenda riporta Quemadmodum Hieronimus paulo ante beatus Augustinum de celesti gloria informavit. E' per questo che Gerolamo Ŕ materialmente assente. L'espressione del saggio intellettuale che medita l'eterno sembra accostarlo al celebre affresco di Botticelli.

 

La leggenda viene riferita da Petrus Calo Clugiensis (il frate predicatore domenicano Petrus Calo de Clugia ossia da Chioggia) nel 1348 (Acta Sanctorum, settembre, VII, 423) e ripresa da Ludovicus de Angelis nel suo Libri VI de vita et laudibus S. Patris Aurelii Augustini Hipponensis episcopi et Ecclesiae doctoris eximii, pubblicato a Conimbricae nel 1612.

Questo episodio si riferisce al contenuto di una lettera apocrifa in cui Agostino assicura di avere visto in sogno Gerolamo e san Giovanni Battista. Quest'ultimo gli spiega che la sua terza corona Ŕ quella del martirio:

"Cogitas Augustine quid laudis debeas de Hieronymo in veritate proferre ... Sertum vero tertium, quod plus illo fero, aureola martyrii est ... Serta vero duo alia, quae habemus, aureolae sunt quae solum virginibus et doctoribus dantur, ut ab aliis discernantur." Il testo prosegue cercando di introdurre il senso della beatitudine celeste e riporta ancora: "Avide cogitans, qualis inesset animabus beatorum, qui cum Christo gaudent, gloriae et laetitiam quantitatis ... ut brevem scriberem epistolam sanctissimo Hieronymo destinandam, ut quidquid ex hoc sentiret, responderet ... cumque iam scribens salutatio-nis exordium Hieronymo praenotarem, ineffabile subito lumen nostris invisum temporibus nostrisque minime linguis declarandum cum ineffabili inauditaque odorum omnium fragrantia, cellulam, in qua stabam, intravit, hora iam completorii. Quo a me viso, stupore admirationeque commotus, animi et membrorum virtutes repente amisi. Nesciebam enim tunc quod dextera mirabilis Dei exaltasset servum suum, notas faciens in populis vitutes suas; nesciebam etenim quod Deus antiquae miserationis servuum suum fidelem a carnis immunditiis dissolvisset et tam sublimen ei in caelo sedem parasset ... Inter haec autem meis in me perstrepentibus cogitationibus quid hoc esset, de luce haec dicens verba vox emicuit: Augustine, Augustine, quid quaeris ? Putasne brevi immittere vasculo mare totum ?"

PSEUDO AGOSTINO, Epistola ad Cyrillum Ierosolymitanum episcopum 33, 1126

 

Un ulteriore accenno a questa leggenda si trova anche nel Divino Transito del Glorioso Sancto Hieronimo, edito a Firenze nel 1490. In varie opere gli artisti hanno cronistoriato due eventi distinti: Agostino nello scrivere una lettera a san Girolamo viene colpito da una luce improvvisa, ed una voce gli riferisce essere l'anima del santo anacoreta, appena morto. Nella stessa sera, il vescovo di Ippona aveva principiato una epistola in onore del santo e, d'un tratto, addormentatosi, ha la visione di Girolamo, con due corone, e Battista, che ha tre corone, come martire. Seguendo la lezione di Ludovicus de Angelis altri (Quito) accompagnano la visione con una scena simmetrica: Gerolamo che scrive ad Agostino preannunciandogli il sogno.

(Si veda: Epistula Eusebii Cremonensis de morte Hieronymi, lo PSEUDO-AGOSTINO, Epistula sancti Augustini annuncio Cyrillum Hierosolymitanum de magnificentiis beati Hieronymi e lo PSEUDO-CIRILLO, Epistula Cyrilli ad Augustinum de miraculis Hieronymi).