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PITTORI: Andrea Camassei

Visione di sant'Agostino

Visione di sant'Agostino

 

 

CAMASSEI ANDREA

1637-1639

Roma, chiesa S. Lucia in Selci

 

Visione di sant'Agostino

 

 

 

L'opera di Andrea Camassei si trova nella chiesa di Santa Lucia in Selci , conosciuta anche come Santa Lucia in Silice o Santa Lucia in Orfea. E' una antica chiesa cattolica romana, dedicata a Santa Lucia, una vergine e martire del IV secolo.

Nel XIII secolo, un monastero fu aggregato alla chiesa e nel 1370 fu concesso ai certosini. Nel 1534 il complesso fu donato ai benedettini e nel 1568 papa Pio V lo concesse alle monache agostiniane, che vi servono ancora.

La chiesa ha una pianta rettangolare con volta a botte. E' presente una sola navata con tre cappelle poco profonde su ciascun lato. La volta a botte ha un affresco del XIX secolo di un artista sconosciuto che ne sostituì uno con lo stesso motivo di Giovanni Antonio Lelli che raffigurava la Gloria di Santa Lucia. L'altare maggiore risale al XIX secolo e ne sostituisce uno realizzato da Borromini. Il dipinto sopra l'altare maggiore che raffigura l'Annunciazione è opera del pittore fiorentino Anastasio Fontebuoni. La cappella Landi, commissionata dalla priora Vittoria Landi, è la prima cappella a sinistra e venne decorata da Borromini. La pala d'altare è un dipinto del Cavaliere d'Arpino e raffigura La Santissima Trinità con sant'Agostino e santa Monica ai loro piedi.

La Cappella del Santissimo Sacramento, la seconda a sinistra, contiene opere attribuite a Carlo Maderno: un tabernacolo in marmo policromo e bronzo dorato e le statue in alabastro. Sul primo altare a destra si trova il dipinto del Martirio di Santa Lucia di Giovanni Lanfranco.

La visione di sant'Agostino di Andrea Camassei si trova invece nel secondo altare a destra. Il santo, in estasi, allarga le braccia sorrette da angeli e volge lo sguardo verso il cielo dove appare su una nube attorniata da angeli la figura della Vergine Maria e del Cristo. Il santo indossa i paramenti episcopali: il suo viso è ancora giovanile, con una foltissima barba che gli scende fin sul petto e gli occhi rivolti all'insù. La presenza del Cristo e della Vergine, sembra richiamare una leggenda medioevale

che nasce probabilmente in Italia. Diversi pittori si sono ispirati a essa, che trae spunto da passi delle sue meditazioni: il santo è presentato innanzi al Cristo crocefisso ed alla Vergine, mentre, pregando, si domanda: "Hinc a vulnere pascor", e, volgendosi verso Maria, soggiunge: "Hinc lactor ab Ubere", concludendo: "Positus in medio quod me vertere nescio, Dicam ergo Jesu Maria miserere". Sembra che l'episodio prenda spunto da un passo della S. Aurelii Augustini Hipponensis episcopi et S. R. E. doctoris vita di Cornelius Lancelotz (1574-1622) O.S.A. edito ad Anversa nel 1616.

Lancillottus scrive, riportando parole apocrife di Agostino: "Positus in medio quo me vertam nescio. Hinc pascor a vulnere, hinc lactor ab ubere." La medesima scritta fu riportata da Francesco Francia e poi da Kartarius, un incisore nativo di Viterbo, che lavorò a Roma fra il 1560 e il 1570, nella sua stampa della Vita di Agostino edita nel 1570.

Nel coro della, attribuito a Francesco Borromini, sono esposti numerosi dipinti di Baccio Ciarpi.

 

 

Andrea Camassei

Nasce a Bevagna nel 1602. Trasferitosi a Roma poco prima del 1626 sembra che egli fosse tra gli allievi del Domenichino. Nel 1628 lavorò a Castel Fusano con Andrea Sacchi sotto la guida di Pietro da Cortona. Ben presto entra nel novero dei pittori che lavoravano per il papa Urbano VIII, e acquisisce un ruolo di importante ricevendo commissioni dalle nobili famiglie romane, quali i Barberini, gli Altieri e i Caracciolo. La maggior parte delle sue opere è andata persa: tra ciò che è rimasto possiamo ammirare le pitture della Caccia di Diana, la Strage di Niobidi (Galleria Nazionale in Roma), una natività (Galleria Pallavicini a Roma), una tela raffigurante l'Assunzione della Vergine chiesa di Santa Maria Assunta) e una Visitazione a Cave e infine alcuni affreschi nella chiesa di san Michele e santa Margherita a Bevagna. Muore a Roma nel 1649.