Percorso : HOME > Iconografia > Pittori > Elenco > Settecento: Ferrario Federico

PITTORI: Ferrario Federico

San Marco Evangelista e Sant'Agostino

San Marco Evangelista e Sant'Agostino

 

 

FERRARI FEDERICO

1750-1799

Brembate, chiesa dei santi Faustino e Giovita

 

San Marco Evangelista e Sant'Agostino

 

 

 

Federico Ferrari dipinse questo affresco nella seconda metà del Settecento per la chiesa parrocchiale di Brembate.

La scena riproduce un san Marco evangelista che ispira sant'Agostino mentre sta scrivendo.

San Marco è seduto ai piedi di Agostino, che si erge in piedi maestoso nell'atto di scrivere su un libro che tiene ben aperto con la mano sinistra. Il santo veste gli abiti episcopali, con la mitra in testa: con la mano destra, allargata in ampio gesto, impugna una penna d'oca per scrivere.

Il suo volto è tutto teso a compiere l'azione dello scrivere. Una folta barba gli copre il viso ancora giovanile e di persona matura.

Alle sue spalle un angioletto alza in alto un cuore fiammante, il simbolo iconografico prediletto nel Settecento per indicare Agostino.

Ebreo di origine, san Marco nacque probabilmente fuori della Palestina, da famiglia benestante. San Pietro, che lo chiama «figlio mio», lo ebbe certamente con sé nei viaggi missionari in Oriente e a Roma, dove avrebbe scritto il Vangelo. Oltre alla familiarità con san Pietro, Marco può vantare una lunga comunità di vita con l'apostolo Paolo, che incontrò nel 44, quando Paolo e Barnaba portarono a Gerusalemme la colletta della comunità di Antiochia. Al ritorno, Barnaba portò con sè il giovane nipote Marco, che più tardi si troverà al fianco di san Paolo a Roma. Nel 66 san Paolo ci dà l'ultima informazione su Marco, scrivendo dalla prigione romana a Timoteo: «Porta con te Marco. Posso bene aver bisogno dei suoi servizi». L'evangelista probabilmente morì nel 68, di morte naturale, secondo una relazione, o secondo un'altra come martire, ad Alessandria d'Egitto. Gli Atti di Marco (IV secolo) riferiscono che il 24 aprile venne trascinato dai pagani per le vie di Alessandria legato con funi al collo. Gettato in carcere, il giorno dopo subì lo stesso atroce tormento e soccombette. Il suo corpo, dato alle fiamme, venne sottratto alla distruzione dai fedeli. Secondo una leggenda due mercanti veneziani avrebbero portato il corpo nell'828 nella città della Venezia.

L'accoppiata fra Agostino e san Marco è abbastanza inusuale, ma è riscontrabile nei territori soggetti all'influenza veneziana, che in san Marco aveva il suo patrono.

 

 

 

Federico Ferrari

Questo pittore, autore soprattutto di affreschi, ha lasciato numerose opere nel bergamasco generalmente, ma non solo, a carattere sacro. Il Ferrario, questo potrebbe essere il vero cognome stando ad alcune opere da lui firmate, nacque a Milano nel 1714 e morì sempre nella parrocchia cittadina di San Marco il 27 marzo del 1802. Fu sposato con una certa Margherita Maggi che lo lasciò vedovo già avanti negli anni, dalla quale ebbe il figlio Carlo, che seguì le orme del padre nell'attività pittorica. Le prime opere sono databili nella seconda metà del Settecento e si trovano a Pavia, a Lodi, a Monza, al Sacro Monte di Orta, a Casaletto Ceredano, nella chiesa di Sant'Alessandro a Milano e a Piacenza. Verso il 1759 l'attività del Ferrari si spostò nella bergamasca, allora interessata da un'intensa attività edilizia in campo religioso. Ferrari si segnalò più come frescante che come autore di tele, erede di una tradizione milanese che conta pittori come Pietro Maggi, dalla cui famiglia proveniva probabilmente la moglie del Ferrari. Le opere del Ferrari possono essere ammirate in numerose chiese bergamasche fra cui la Cattedrale di Sant'Alessandro, la prepositurale di Sant'Alessandro della Croce in Borgo Pignolo e la basilica di Sant'Alessandro in Colonna. Due sue opere sono conservate nella parrocchiale di Sforzatica S. Viaria e in quella di Osio Sotto. Il coronamento dell'attività del pittore milanese fu un cielo di affreschi del Duomo di Milano aventi per soggetto il SS. Sacramento, al quale è da aggiungere il prestigioso compito di direttore della Accademia Ambrosiana.