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PITTORI: Miguel Melendez

Il miracolo delle locuste a Toledo

Il miracolo delle locuste a Toledo

 

 

MIGUEL JACINTO MELENDEZ

1734

Segovia, Museo di Belle Arti

 

Il miracolo delle locuste a Toledo

 

 

 

L'opera Ŕ uno studio di modeste dimensioni (46 cm x 78 cm.) di un quadro di maggiori dimensioni oggi conservato al Museo del Prado a Madrid, che descrive un miracolo attribuito al santo e cioŔ il suo prodigioso intervento in favore della cittÓ di Toledo quando debell˛, apparendo in cielo, una famelica invasione di cavallette.

L'opera fu commissionata a Miguel Jacinto MelÚndez nel 1734 e era destinata a coprire un lato del transetto della chiesa del convento agostiniano di San Felipe el Real Madrid. Il contenuto rappresenta l'invocazione della cittÓ di Toledo, che and˛ in processione al fiume Tago per chiedere l'aiuto di Agostino per porre fine alla piaga delle cavallette che aveva causato la carestia a Toledo nel 1268. Alla morte di Melendez, il completamento del quadro fu eseguito dal discepolo AndrÚs Calleja.

Un carboncino, probabilmente la prima bozza, Ŕ conservata nel Museo Bowes, Barnard Castle. Un altro disegno si trova nel Museo di Casa Natal de Jovellanos, a Gijˇn. Uno studio a colori delle figure centrali si trova presso il Museo di Belle Arti di Segovia. Diversi disegni preparatori per le figure sono conservati alla Biblioteca Nazionale di Spagna.

 

Di questo miracolo abbiamo diverse testimonianze. Ne parla Abrahamus Bzovius nei suoi Annales ecclesiastici ad annum 1268: "Contra locustarum vastationem in Hispania crebro invocatus opem fert: Toleti inprimis clero populoque ad id supplicationibus intento, visus est eremitico habitu indutus brutum agmen in Tagi profluentem demergere."

ABRAHAMUS BZOVIUS, Annales ecclesiastici ad annum 1268

Si trova un accenno allo stesso miracolo anche nell'opera di Luigi Torelli, Secoli Agostiniani, Bologna 1659. Acta sanctorum, agosto, t. VI:

12 - Fece anche in quest'Anno medesimo, come comunemente riferiscono il Bzovio, il Marquez, Lodovico de Angelis, il Lancilotto, il Romano, l'Errera, et altri, un beneficio miracoloso all'insigne CittÓ di Toledo, il nostro glorioso Padre S. Agostino, e fu in questa maniera. Eransi in quest'Anno procreate nelle vaste Campagne di questa Roma di Spagna, in numero cosý innumerabile, le Locuste, che minacciavano non solo di distruggere ben presto le biade, et affamare il Paese, ma di riempirlo ancora d'un horrida peste, perochŔ que' portentosi Animalucci, doppo che havevano ben ben mangiato, poco doppo crepavano, e putrefacendosi, in un momento cagionavano un fettore intollerabile, il che era manifesto inditio di doversi ben tosto appestare quel nobile Paese. Per la qual cosa i Toletani, come che gran divotione havevano al nostro Santo Padre, cosý pensarono d'implorare il suo Celeste aiuto, come fecero, facendo Voto se li liberava da quell'imminente pericolo di gire ogn'Anno processionalmente alla sua Chiesa, a rendere le dovute gratie a Dio, et a lui, per un cosý segnalato beneficio; nÚ furono vane le preghiere, et i voti, perochŔ di repente fu da tutto il Popolo veduto il Santo Dottore in habito di Eremitano, con il Piviale per˛, il Baculo, e la Mitra, comparire in aria, e con virt¨ di Paradiso, fece che tutti que' brutti Animali gissero a precipitarsi nel Tago vicino; dal qual beneficio singolare soprafatti i Toletani, come raddoppiarono la loro divotione, e pietÓ verso di cosý gran Patriarca, cosý cominciarono a soddisfare al Voto fatto, e l'hanno poi sempre proseguito fino al giorno d'hoggi; e F. Lodovico de gli Angeli, dice, che in un antico Libro in pergameno, della S. Chiesa di Toledo, vi si legge questa nota: Hac die est nobis obligatio faciendi Processionem usque ad Monasterium S. Augustini, ex Voto facto pro Locusta.

Recentemente abbiamo un riferimento in "Muerte y sociedad en la Espa˝a de los Austrias" di Fernando MartÝnez Gil una edizione del 200 a cura della UniversitÓ di Castille-La Mancia: "En Toledo se rendýa especial devoci˛n a san Agustýn por los mismos motivos. Seg¨n relata Antonio de Quintanaduenas, en 1261 hubo en la regi˛n una gran plaga de langosta y se hicieron muchas rogativas. Habiendo salido una procesi˛n a la vega, se vio a san Agustin vestido de pontifical arrollando con su bÓculo a la lamgosta y echÓndol al Tajo. La ciudad hizo voto de bajar procesionalmente todos los anos el domingo de Cuasimodo para hacer una solemne funci˛n a san Agustýn en su iglesia de Solanilla. medio siglo mÓs tarde esta misa se traslad˛ al nuevo convento que la orden agustina ocup˛ junto a la puerta del Cambr˛n." Il riferimento Ŕ tratto da A. de Quintanaduenas, Santos de la Imperial Ciudad de Toledo y su arcobispado, Madrid 1651, f. 47.

E ancora: Agustin Salido y Estrada: La Langosta. Compendio de quanto mÓs notable se ha escrito sobre la plaga, naturaleza, vida e instintos de este insecto y de los remedios que se han empleado y ordenado hasta ed dýa para combatirlo. Madrid 1874.

Padre Rivera, Vida de san Agustýn, lib. V, cap. XXI

 

C'Ŕ un manoscritto che si conserva alla Biblioteca Nacional con il titolo di "Relaci˛n de la salida del Arcediano de Madrid, Ó matar la langosta que hay en la ciudad de Toledo" che attesta sul finire del secolo XVII quanto segue: "Lo primero, ech˛ un pregÓn, que todos los que quisieren salir con Su Senoria Ó cojer langosta, les daria seis reales y un refresco: y por la manana, sali˛ Su Senoria con un trompeta delante muy galÓn, y tras Úl seguian mÓs de veinte aguadores con sus borricos cargados de agua, y muy enramados de ramos de Ólamos, con muchas cintas de colores stadas en los ramos, tras estos, se seguýan muchos carros enramados, y en cada uno un letrero en una tabla que decia lo que llevaba, como Despensa, Cocina, Reposteria, Confiteria, Enfermeria; luego se seguia una tienda en carricoche, que la llevaban cuatro mulas muy guamecidas de borlas, sin otra, que tenia hecha en la parte donde habia de ir Ó parar con la gente que habia de coger la langosta; luego se seguian muchas acÚmilas cargadas, con sus plumajes y sus armas con el bastimento entre ellas, iba una en que llevaba colgadas del repostero, seis herraduras plateadas, y encima un banco de herrador con su bigornia, y los aderezos de herrar; luogo se seguia una compagnia de soldados, muy galanes, que iban tirando muchos tiros; por remate de los soldados, llevaba uno de ellos una Cruz, de hasta siete cuartas de largo, con una palma muy linda; lungo se seguia la turba de la gente, unos Ó mulas, otros il borricos; Iuego iban los Caballeros Jurados y Regidores. Todos con muy lindos caballos, muy galanes y por remate de ellos, el dicho Arcediano, con un caballo enjaezado con cintas negras, con sotanilla corta y botines, y unos alpargates calzador, y un estandarte en la mano con la insignia del Senor San Agustýn, con su Doctor y Cirujano y Barbero detras: tambien llevaba seis frailes Agustinos calzados, en sus mulas, y otros muchos Religiosos que iban a conjurar: detras de estos doctores, llevaban otro caballo enjaezado con muchas cintas de encarnado, y en el arzon de la silla, una espuerta y un azadon sobredorado, para hacer los hoyos para soterrar la langosta. Dicese, tiene en el campo mÓs de mil y quinientos hombres y mujeres tapadas, Ó ver cosa sin cuento, y esto ha causado mucha risa a todos."

 

Melendez Miguel Jacinto (1679-1734) nacque a Oviedo. La sua formazione artista si form˛ alla bottega di JosÚ Garcia Hidalgo a Madrid. Durante questo periodo di tirocinio presso la Corte, suo fratello, anche noto pittore Francisco Antonio Melendez si trasferý in Italia per apprendere dai maestri italiani e vi rimase fino al suo ritorno nel 1717. Nel 1704 spos˛ Maria del Rio: a quest'epoca Melendez ha completato la sua fase formativa e si guadagna da vivere come pittore alla corte essenzialmente con ritratti di Filippo V e di Maria Luisa di Savoia. La sua attivitÓ artistica era infatti rivolta principalmente ai ritratti, in particolare quelli della famiglia reale che realizz˛ tra il 1708 e 1708. Nel 1712 fu nominato pittore di corte dal re di Filippo V di Spagna. Dopo la morte della prima moglie, nel 1716 si risposa con Alejandra Garcia de Ocampo dalla quale ebbe due figlie Maria e Maria Josefa Vicenta, quest'ultima morta ancora infante. Il suo stile ebbe un grande influsso nell'opera di Van Dyck e della scuola fiamminga, anche se le sue immagini di vergini sono influenzate dall'opera di Juan Carreno de Miranda. I suoi quadri esprimono il suo tentativo di concentrare gli sforzi nel campo della ritrattistica di persone vere. Negli ultimi anni della sua vita, Miguel Jacinto MelÚndez si specializza in ritratti di nobili spagnoli (in particolare i due splendidi ritratti del Marchese de Vadillo) e in tematiche di pittura religiosa commissionate da diverse congregazioni. MelÚndez muore a Madrid nell'agosto del 1734 lasciando alla vedova e ai bambini una discreta ereditÓ.