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PITTORI: Giuseppe Antonio Pianca

Agostino vescovo e cardioforo

Agostino vescovo e cardioforo

 

 

PIANCA GIUSEPPE ANTONIO

1760-1765

Collezione Privata

 

Agostino vescovo e cardioforo

 

 

 

Questa bella raffigurazione di Agostino cardioforo Ŕ opera diŔ un pittore settecentesco che si Ŕ mosso nell'orizzonte culturale lombardo. Si tratta di un certo Giuseppe Antonio Pianca, che si form˛ artisticamente nell'ambito della tradizione valsesiana, all'ombra della fabbrica del Sacro Monte di Varallo, volgendosi soprattutto in direzione della pittura del fiammingo Giovanni Antonio De Groot.

Con lo spirito nuovo e con l'animo antico, in accordo con il clima della chiesa ambrosiana, Pianca si impegn˛ a raffigurare immagini devozionali e di santi. La tela raffigurata appartiene probabilmente ad una serie di opere che port˛ a termine verso il 1760. Si tratta di diverse tele realizzate per la chiesa e il convento cappuccino di Pescarenico, che furono donate da padre Pompeo da Oggiono: sette dipinti, raffiguranti i quattro Dottori della Chiesa latina, due sante (Margherita da Cortona e Caterina da Bologna), e la pala con l’Immacolata.

Sono segni estremi di un maestro che, dopo aver rifiutato la moda del rococ˛, scioglie le tenebre manieristiche e barocche in esaltazioni protoromantiche.

Qui Pianca immagina Agostino nel suo studio in un momento di esaltazione estatica con lo sguardo rivolto al cielo nel tentativo di penetrarne il senso da fissare ad uso dei fedeli sulla carta che gli sta davanti. Nella mano destra regge una penna, mentre nella sinistra regge un cuore fiammante.

Il volto del santo Ŕ molto espressivo e travolto da una profonda inquietudine del vero, un'espressione quasi autobiografica per un pittore lacerato dai tormenti e dalle inquietudini del vivere, che mai l'abbandonarono per tutta la vita.

 

Giuseppe Antonio Pianca

Nasce nel 1703 ad Agnona, una frazione di Borgosesia.

Fu principalmente attivo nell'Italia nord-occidentale, risiedendo dapprima a Milano.

Dal 1721 Pianca studi˛ approfonditamente la drammatica ereditÓ seicentesca, preso da una grande ammirazione per i protagonisti della stagione borromea. In particolare era attratto dal Morazzone, da Francesco Cairo e dalle narrazioni, cupe ma eloquenti, di Filippo Abbiati. Per lavoro, si trasferý anche a Genova, dove la sua opera venne influenzata dal Magnasco, con cui collabor˛ in alcune opere. Dal 1744 si trasferý a Novara, che nel 1743 era passata al re di Sardegna.

Alla morte della moglie nel nel 1748 ritorn˛ a Milano. Qui lavor˛ a lungo per committenze soprattutto religiose. Morý a Milano dopo il 1762.