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Pietro da Monterubbiano: VITA DI Nicola da Tolentino

Raffigurazione di san Nicola da Tolentino di Janos Hainal

Raffigurazione di san Nicola da Tolentino

 

 

VITA DI  NICOLA DA TOLENTINO

di Pietro da Monterubbiano O.S.A.

 

 

 

Capitolo I

 

Natività del santo predetta da un angelo e ottenuta con preghiere a san Nicola di Mira. Pia infanzia. Apparizione di Cristo nella santissima Eucarestia. Assunzione di Nicola al canonicato. Sua adesione all'Ordine agostiniano.

 

1. Dio glorioso nei suoi santi [1] - che quando li elegge alla gloria sempiterna si compiace di santificare e di magnificare non solamente la conclusione o la maturità, ma l'inizio stesso della loro vita [2] - volle un giorno onorare e magnificare con un'apparizione angelica la degnissima nascita del beato Nicola, sacerdote venerabile dell'Ordine degli Eremitani del beato Agostino, originario di Castel Sant'Angelo, nel distretto della città di Fermo, nella provincia della Marca Anconitana [3], volendo assumerlo alla corona della gloria e dell'onore della patria celeste [4]. Accadde dunque che non potendo sua madre Amata aver figli [5], ed essendo desiderosa con lui di averne, come se fosse un'altra Anna dell'Antico Testamento, entrando nel tempio (ossia in chiesa), assicurata dalla devozione al beatissimo Nicola di Bari [6], piangendo disperata, implorò Dio, dicendo [7]: "O Signore mio, Cristo Gesù, che puoi tutto e di tutto sei capace [8], guarda la tua ancella con gli occhi della tua pietà e della tua grazia, strappa via l'obbrobrio della mia sterilità [9] e fai che, resa feconda nella casa di mio marito, concepisca un figlio e lo partorisca generando un tuo servo in lode e gloria del tuo nome. Le mie preghiere sono piccole ed esili al cospetto della tua maestà, perciò io prego il vescovo Nicola, tuo santo, supplicandolo affinché per le sue orazioni io meriti di essere consolata da te, che tutto puoi, promettendo di visitare, insieme al mio compagno e tuo servo, la sua tomba".

 

2. Qualche tempo dopo questi fatti, mentre marito e moglie dormivano nel loro letto, apparve a loro in sogno un angelo, che disse loro: "Alzatevi, alzatevi, sbrigatevi a raggiungere San Nicola, della città di Bari: là vi sarà detto come debba essere il figlio che molto presto vi nascerà". Ecco il meraviglioso favore di Dio: forse questo figlio era destinato ad essere come quel Sansone alla cui madre fu detto ‘Sei sterile e senza figli ma concepirai e partorirai'? [10] Preannunziato dall'angelo, nasce Sansone il quale doveva liberare il popolo dalla mano dei Filistei [11] con segni di potenza; pure preannunziato fu Nicola, colui che veniva a curare le anime e i corpi dei fedeli, liberandoli dalle pene e dalle infermità con prodigi e miracoli. Loda dunque la sterile che non partorisce, canta lodi ed inni a colei che non partoriva perché molti saranno i figli di colei che è stata abbandonata, più numerosi di quelli di colei che ha un marito, dice il Signore [12]. "Molti" dico "saranno i figli di colei che è abbandonata", ossia di questa sterile, perché suo figlio Nicola ha restituito molti alla sacrosanta Chiesa e alla grazia di Cristo, sostenendoli su di sé e nutrendoli.

 

3. Risvegliatisi dunque l'uomo e la donna e rallegrati da una tale visione, subito con gioia si alzarono dal letto, rendendo grazia a Dio che dona ogni bene [13]. Non dubitando di ciò che era stato promesso dall'angelo, non appena ebbero affidato ai parenti e agli amici i loro beni, intrapresero il santo viaggio. Essendo giunti alla sacra chiesa del beatissimo Nicola nella città di Bari con molta sollecitudine pregarono e resero grazia a Cristo e al beato Nicola. Offerti i doni, cominciarono a dormire sul pavimento della chiesa di fronte all'altare del beato Nicola ed ecco il beatissimo Nicola apparve loro in sogno, in abito da vescovo, dicendo: "L'angelo che ha annunciato che un figlio vi sarebbe nato, si rivolse a me affinché apparissi a voi stanchi per il pellegrinaggio alla mia chiesa e vi confermassi con le mie parole che un figlio vi nascerà; porterà il nome di Nicola, perché nascerà per il mio intervento" [14].

 

4. "Questo bambino sarà servo graditissimo a Cristo mio Signore, conducendo vita religiosa e dura ed esercitando il sacerdozio offrirà un sacrificio accettabile a Dio Padre [15]. Risplenderà per segni e prodigi, la sua vita si concluderà nei miracoli. Tornate dunque sicuri nella vostra richiesta e dell'annuncio angelico". I devotissimi pellegrini si svegliarono, stimandosi indegni di una così grande manifestazione; per il figlio che doveva a loro nascere, gemevano per la letizia straordinaria e si allietavano per la mestizia [16]. "Non siamo degni, Signore Gesù - dicono - di tanta grazia e di essere riempiti da tanta dolcezza di consolazione [17], ma poiché hai comandato di ritornare affinché non accada che resistiamo alla tua volontà, assisti, ti preghiamo, il nostro ritorno secondo il tuo beneplacito e visitaci con le promesse nella tua Salvezza" [18]. Con giusta e bella espressione, essi chiamano sua Salvezza il loro figlio, che secondo la promessa di Dio doveva rivelarsi salvezza di molti.

 

5. Ritornano dunque felici alle proprie cose; la donna concepisce dal marito e quindi partorisce un figlio, che con onesta sollecitudine immerge alla sacra fonte del battesimo; dai genitori il bambino è chiamato Nicola. Il piccolo crebbe, fu introdotto negli studi liberali per essere bene educato [19]; evitò non solo di adattarsi alla petulanza dei fanciulli e delle donne, ma anche di frequentarli, prediligendo invece la familiarità di anziani e di religiosi, tenendo sul serio a mente l'ammonimento del profeta, secondo cui con il santo sarai santo e con il malvagio ti pervertirai [20]. Inoltre accoglieva molto volentieri i poveri nella casa di suo padre; con grande piacere partecipava agli uffici divini e con desiderio ardente ascoltava la parola di Dio [21], come se fosse ben più avanti d'età. Sorpresi per questo gli uomini del suo villaggio, quasi con spirito profetico [22], dicevano fra loro: "Se Dio concederà di vivere a questo bambino, egli sarà santo".

 

6. Quand'era in chiesa, innalzava così l'animo nella contemplazione di Dio che si sarebbe creduto aver visto Cristo anche con gli occhi del corpo. A questo proposito, anzi, ho saputo da un frate che con grande devozione assisteva il sant'uomo nelle sue infermità [23], che essendo capitato fra loro un discorso sull'innocenza dei bambini, questi gli disse: " Figlio mio, con danno va perduta quella innocenza propria della fanciullezza e si giunge alla vecchiaia; io stesso, che pure sono quel peccatore che tu vedi, all'epoca in cui godevo di quella età innocente, nella chiesa in cui ero solito andare [24], mentre il sacerdote celebrava l'Eucarestia e secondo il rito alzava il corpo del Signore, con questi miei occhi vidi con chiarezza un fanciullo bellissimo di aspetto, splendido per la veste, dal volto luminoso e con un'espressione dello sguardo piena di gioia; con la sua lingua diceva: ‘Innocenti e giusti furono uniti a me' [25]. In seguito però, appesantito dalla maggiore età, mi trovai senza quella visione tanto felice ".

 

7. Conducendo una vita così santa, ancora giovane è nominato canonico della chiesa di San Salvatore [26], ma poiché cominciava a desiderare di star del tutto lontano dalle cose del mondo, prese a riflettere su quale tipo di vita e a quale regola potesse aderire, in modo da essere così fedelmente servo di Dio, che il mondo non fosse degno di lui [27]. Proprio in quei giorni c'era a Sant'Angelo un frate dell'Ordine di Sant'Agostino e risultava al popolo predicatore graditissimo della parola di Dio; piacque per la dottrina e per il modo di vita [28]. Trovandosi a predicare in piazza dove si era raccolta una grande moltitudine di gente fra le altre cose disse queste parole: " Non amate il mondo né quelle cose che sono del mondo perché passa il mondo e passa la sua concupiscenza " [29]. Questa affermazione penetrò così a fondo nella mente del ragazzo che subito dopo la predica domandò al frate con insistenza di essere accolto in convento, lui che desiderava lasciare il mondo [30]. Sulle prime il frate non volle acconsentire alle sue preghiere, senza aver avuto il consenso dei genitori, onde non avesse a sorgere tristezza da dove invece doveva nascere la gioia [31].

 

8. Si rintracciano i genitori e viene resa nota la perfetta volontà [32] del loro figlio; padre e madre l'ascoltano volentieri e nella felicità lodano Dio, che ha portato a pieno compimento la sua promessa nel figliolo. Il giovane Nicola viene dunque accolto da quel frate e, concluso il tempo della prova, emettendo solennemente il voto di obbedienza, di povertà e di santissima castità, avidissimo di meravigliosa santità, è accolto tra i professi. Questi è colui che [33] spogliandosi dell'uomo vecchio si rivestì di Cristo [34]: infatti promettendo ed abbracciandone l'obbedienza, detestando la disubbidienza dei progenitori [35], abbandonando il proprio arbitrio, si fece suddito della divina volontà. Questi è colui che desiderando condurre vita apostolica, abbandonate le reti delle concupiscenze di questo mondo, oltre al padre e alla madre, seguì la povertà ed indossò il crocifisso [36]. Questi è colui che, amando la purezza della castità [37], crocifisse con i chiodi ogni concupiscenza e la propria carne [38].

 

9. Non appena infatti ebbe riconosciuto che ciò che aveva promesso non doveva essere violato e come la castità non potesse essere conservata se il corpo non fosse stato ridotto in servitù [39], cominciò allora a condurre una vita anche più dura di quella degli altri frati, sempre intento a digiuni, vigilie, orazioni, dure penitenze; condusse tutta la sua vita casta e pura tra le spine delle tentazioni di questo secolo. Quando qualcuno gli domandava come potesse resistere a tali tentazioni della carne e ai suoi tormenti, egli non rispondeva; sapeva infatti quanto sottilmente sempre l'antico nemico fosse solito agire contro l'uomo [40], per mostrare sconfitto dal dardo della vanagloria, chi non può vincere col vizio della lascivia.

 

 

 

Note

 

(1) - Ps. 67, 36, che però ha mirabilis Deus in luogo di gloriosus. La citazione in questa forma è però comune: per qualche esempio nei padri cfr. Gregorio Magno, In librum I Regum expositionum libri VI, ed. P. Verbraken, 1963, I, cap. 115, lin. 2821 (CCSL 144) (testo che Pietro pare citare anche infra) e Bernardo di Clairvaux, Sermones in Dominica I novembris, in Opera Bernardi, ed. H. Leclercq - H. M. Rochais, 1968, vol. 5, p. 320.

(2) - Si potrebbe cogliere qui un elemento di polemica, per così dire, intramonastica: notoriamente tardiva era stata infatti la conversione di Giovanni Bono; il caso di sant'Agostino - del tutto eccezionale - non poteva essere invocato per smentire la norma che fin da principio Pietro vuol stabilire.

(3) - Si tratta di Sant'Angelo in Pontano (oggi in provincia di Macerata).

(4) - Corona gloriae è espressione biblica, tuttavia cfr. in part. Sir. 47, 9, dove - nel contesto dell'elogio dei patriarchi - si ricorda David che in iuventute sua ... occidit gigantem et extulit obprobrium de gente guadagnandosi la corona gloriae (47, 7-9).

(5) - 5. Il padre di Nicola si chiamava Compagnone. Cfr. Il processo di canonizzazione di s. Nicola da Tolentino, cur. N. Occhioni, intr. D. Gentili, praef. A. Vauchez, Roma-Tolentino, 1984, p. 17, lin. 52

(6) - Nicola fu vescovo di Mira (Asia Minore) nella prima metà del IV secolo (muore tra 345-352). I suoi resti verranno portati a Bari nel 1087, che ne diverrà luogo principale di culto. Cfr. O. Limone, Nicola di Mira, in Il grande libro dei santi. Dizionario Enciclopedico, San Paolo, Milano, 1998, III, pp. 1483-89.

(7) - 1Sam. 1, 10-11. Questo ad Anna, madre di Samuele, è il primo dei ricorrenti riferimenti a personaggi e a fatti dell'Antico Testamento caratteristici della Vita.

(8) - Cfr. Matth. 19, 26 e Marc. 10, 27.

(9) - A commento della vicenda di Anna, un'analoga espressione si trova ancora in Gregorio Magno, In librum I Regum, cit., I, cap. 73, lin. 1639.

(10) - Idc. 13, 3.

(11) - 1Sam. 9, 16.

(12) - Is. 54,1; Gal. 4, 27

(13) - Agostino Sermones, sermo 212, ed. S. Poque, Paris, 1966, p. 184, lin. 110 (SChr 116).

(14) - Il testo di quest'ultimo periodo, come si legge negli Acta Sanctorum, non funziona bene; gli editori stessi lo annotano (haec luxata periodus vitiosa pariter est in ms. nostro Ultrajectino, p. 646), proponendo una diversa lettura sulla base del testo proposto da L. Surius (L. Suhr), Vita sancti Nicolai Tollentini ... in De probatis sanctorum historiis, Coloniae, 1574, pp. 170-76, di cui si è avuto una nuova edizione Torino, 1875-80, IX, pp. 280-289. A questa ci riferiamo per la traduzione. Si tratta però di una soluzione del tutto provvisoria.

(15) - 2Petr. 2.5. Cfr. Conf. 7,21: Exultare cum tremore.

(16) - Si noti nell'espresssione ossimorica, la traccia di una certa ricercatezza stilistica.

(17) - Cfr. Matth. 8, 8.

(18) - Espressione ricorrente nella Bibbia.

(19) - Il testimone 88 ne Il processo di canonizzazione, cit., p. 253, ricorda che fu maestro di Nicola, Angelo, cappellano di San Salvatore a Sant'Angelo, che ne avrebbe pure incoraggiato l'ingresso nell'Ordine Agostiniano, riconoscendo la precoce santità del ragazzo.

(20) - Ps. 17, 26.

(21) - Audire verbum Dei è espressione frequente nel Nuovo Testamento per segnalare la condizione di santità, in particolare cfr. Act. 13, 7.

(22) - L'espressione e le seguenti evocano le parole di Zaccaria, mentre accoglie Giovanni fanciullo, per cui cfr. in part. Luc. 1, 67 e 1, 76.

(23) - L'osservazione ci dice qualcosa dell'età del biografo: egli ha per lo meno conosciuto il frate incaricato di assistere Nicola nella malattia.

(24) - Anche in questo punto gli editori degli Acta devono ricorrere al manoscritto di Utrecht per ottenere un testo che dia senso.

(25) - Ps. 24, 21.

(26) - Gli editori degli Acta notano che si trattò verosimilmente di canonicato secolare e ricordano un documento pervenuto a loro nel 1701 che attestava l'autenticità delle reliquie di Nicola conservate a Sant'Angelo e che lo ricordava iniziato agli Ordini minori e canonico. Cfr. Acta cit., p. 646, nota m.

(27) - Hebr. 11, 8, dove Paolo presenta esempi di fede tratti dall'Antico Testamento: "Il mondo non era degno di coloro che maltrattati vagarono per deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra": la citazione evoca dunque e introduce implicitamente una vocazione eremitica.

(28) - Secondo il Gandolfo si trattò di fra Reginaldo, pure marchigiano. Gli editori degli Acta ricordano che nel documento sull'autenticità delle reliquie conservate a S. Angelo e sopra citato, si ricordano anche due colonne che sostenevano la tribuna dalle quali avrebbe predicato Reginaldo (e molte volte, più tardi, lo stesso Nicola). Cfr. Acta, p. 647, nota n. Si noti che "Raynaldus de Sancto Angelo" era il Priore del convento degli Agostiniani di S. Angelo che accolse Nicola nell'Ordine, come attestano due testimonianze (n. 88 e 207) de Il processo, cit., p. 254 e 462, rispondendo a proposito dell'articolo In iuvenili etate, relicto fastu mundi.

(29) - Ioh., 2, 15; 2, 17.

(30) - Ioh. 16, 28: la citazione serve a notare un aspetto della spiritualità eremitica: Gesù lascia il mondo per tornare al Padre da cui era venuto. Che Pietro pensi al brano di Giovanni lo si comprende anche dalla successiva allusione, quando Gesù promette ai discepoli che la tristitia per la sua partenza si trasformerà in gaudium.

(31) - Cfr. Ioh. 16, 21-22.

(32) - Rom. 12, 2.

(33) - Si noti l'anafora (che rendo con la triplice ripetizione questi è colui che): nel racconto dell'assunzione dei voti, che ci avvicina alla conclusione della prima parte della Vita, il tono si alza. L'anafora serve qui anche a dare evidenza allo schema dei tre consigli apostolici dell'obbedienza, povertà e castità. L'espressione hic est qui, in questo senso, è neotestamentaria, cfr. per qualche esempio Matth. 13, 19-23, Ioh. 1, 33 e 1Ioh. 5, 6.

(34) - Cfr. Col. 3, 9.

(35) - L'imitazione di Cristo fa il santo collaboratore della sua opera di redenzione.

(36) - Cfr. Matth. 4, 20-22, con il racconto della conversione dei primi apostoli.

(37) - Prov. 22, 11.

(38) - Cfr. Eccle. 5,4.

(39) - Cor. 9, 27.

(40) - Cfr. Agostino, Sermones, sermo 94A, ed. G. Morin, in Miscellanea Augustiniana, 1, Roma, 1930, pag. 253, lin. 7: "Ille hostis antiquus semper contra nos uigilat: non dormiamus", che evoca 1 Petr. 5, 8