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PITTORI: Andrea Sabatini

Sant'Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

Sant'Agostino vescovo

 

 

SABATINI ANDREA

1512-1513

Salerno, Pinacoteca Provinciale

 

Sant'Agostino vescovo e Dottore della Chiesa

 

 

 

La figura di sant'Agostino fa parte del Polittico di Buccino. L'opera è la prima documentazione del giovane Andrea Sabatini, detto Andrea da Salerno, che lavorò con Raffaello nelle stanze del Vaticano. La storia di questo polittico è drammatica, poiché ha rischiato la distruzione come si ricorda negli atti Archivio Storico: "Le tavole del polittico della Chiesa Comunale di S. Antonio di Buccino, tolte dalle pareti, giacciono ora a terra nella Chiesa stessa, che è ridotta ad uso di legnaia e di deposito di attrezzi di agricoltura."

Il Polittico, di committenza degli agostiniani di Buccino, ci è giunto frammentario, poiché della originaria struttura si sono conservate le tavole con la Madonna delle Grazie e quelle con i santi Agostino, Antonio abate e Michele Arcangelo. Sono andate perse due delle tre tavole del registro superiore (con i santi Nicola da Tolentino e Giovanni Battista, da un lato e i santi Nicola da Bari e Giovanni Evangelista, nell'altra) e la predella che prevedeva una struttura a due ordini sovrapposti. La commissione dell'opera venne eseguita nel 1512, ma Andrea da Salerno deve avere ritardato la sua esecuzione.

Lo stile dell'opera risente notevolmente degli influssi esercitati sul pittore dalle novità leonardesche e raffaellesche portate dal pittore lombardo cesare da Sesto con cui Sabatini collaborava.

Andrea Sabatini, meglio conosciuto come Andrea da Salerno, agli inizi del Cinquecento, si fece promotore di un dichiarato rinnovamento pittorico che gli consentì di acquisire una posizione di rilievo nell’ambito della produzione figurativa campana. Con le tavole del polittico proveniente da Buccino di cui rimangono la Madonna delle Grazie, S. Antonio Abate, S. Agostino e S. Michele, l’artista salernitano rivela il tentativo di conciliare le esperienze legate al limpido classicismo attinto da Raffaello (di cui forse fu allievo) sperimentato attraverso l’esito positivo del polittico di S. Valentino Torio, con i rinnovati interessi verso formule leonardesche introdotte da Cesare da Sesto, con il polittico della Badia di Cava dei Tirreni.

Di questo periodo sono l’Ecce Homo della cappella del monte di Pietà a Napoli, il S. Nicola e il Matrimonio Mistico di Santa Caterina per la chiesa di S. Francesco a Nocera Inferiore (che lo vide brillante interprete di spunti iberici della Machuca) e la Madonna di Costantinopoli con i Santi Francesco e Giovanni Evangelisti, provenienti dalla chiesa di S. Francesco di Eboli, ora presso il museo Diocesano a Salerno. Un ritorno al gusto geometrizzante e un adeguamento verso scelte anticlassiche si avvertono nell’artista dopo la sosta di Polidoro da Caravaggio a Napoli.

 

l santo viene frequentemente raffigurato nelle sue vesti di vescovo e di Dottore della Chiesa. Spesso Agostino è associato ad altri santi e soprattutto agli altri tre Dottori Gerolamo, Ambrogio e San Gregorio Magno. Con questi ultimi fu praticamente raffigurato in tutte le chiese cristiane d'Occidente sui piloni o sulle volte del presbiterio e della navata centrale. Appare vestito sia da vescovo che da monaco che da canonico; talvolta ha una chiesa in mano, altre volte un libro, una penna o un cuore. Il significato di questo tema iconografico è chiarissimo: Agostino è stato uno dei vescovi che ha maggiormente difeso la Chiesa in tutti i suoi scritti e soprattutto con tutta la sua anima e il suo cuore.

 

8. 1. Ma il beato Valerio, ormai vecchio, che più degli altri esultava e rendeva grazie a Dio per avergli concesso quello speciale beneficio, considerando quale sia l'animo umano, cominciò a temere che Agostino fosse richiesto come vescovo da qualche altra chiesa rimasta priva di pastore, e così gli fosse tolto. E ciò sarebbe già accaduto, se il vescovo, che era venuto a sapere la cosa, non lo avesse fatto trasferire in un luogo nascosto, sì che quelli che lo cercavano non riuscirono a trovarlo.

8. 2. Il santo vecchio, vieppiù timoroso e ben consapevole di essere ormai molto indebolito per le condizioni del corpo e per l'età, scrisse in modo riservato al primate di Africa, il vescovo di Cartagine: faceva presente la debolezza del corpo e il peso degli anni e chiedeva che Agostino fosse ordinato vescovo della chiesa d'Ippona, sì da essere non tanto suo successore sulla cattedra bensì vescovo insieme con lui. Di risposta ottenne ciò che desiderava e chiedeva insistentemente.

8. 3. Qualche tempo dopo, essendo venuto Megalio, vescovo di Calama e allora primate della Numidia, per visitare dietro sua richiesta la chiesa d'Ippona, Valerio, senza che alcuno se l'aspettasse, presenta la sua intenzione ai vescovi che allora si trovavano lì per caso, a tutto il clero d'Ippona ed a tutto il popolo. Tutti si rallegrarono per quanto avevano udito e a gran voce e col massimo entusiasmo chiesero che la cosa fosse messa subito in atto: invece il prete Agostino rifiutava di ricevere l'episcopato contro il costume della chiesa, mentre era ancora vivo il suo vescovo.

8. 4. Allora tutti si dettero a persuaderlo, dicendo che quel modo di procedere era d'uso comune e richiamando esempi di chiese africane e d'oltremare a lui che di tutto ciò era all'oscuro: infine, pressato e costretto, Agostino acconsentì e ricevette l'ordinazione alla dignità maggiore.

8. 5. Successivamente egli affermò a voce e scrisse che non avrebbe dovuto essere ordinato mentre era vivo il suo vescovo, perché questo era vietato dalla deliberazione di un concilio ecumenico, che egli aveva appreso soltanto dopo essere stato ordinato: perciò non volle che fosse fatto ad altri ciò che si doleva essere stato fatto a lui.

8. 6. Di conseguenza si adoperò perché da concili episcopali fosse deliberato che coloro che ordinavano dovevano far conoscere a coloro che dovevano essere ordinati o anche erano stati ordinati tutte le deliberazioni episcopali: e così fu fatto.

POSSIDIO, Vita di Agostino, 8, 1-6