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PITTORI: Alberti Antonio

Madonna con Bambino in trono, Santa Caterina d'Alessandria e san Giorgio, sant'Agostino e san Girolamo, Annunciazione, Cristo crocifisso

Madonna con Bambino in trono, Santa Caterina d'Alessandria e san Giorgio, sant'Agostino

e san Girolamo, Annunciazione, Cristo crocifisso

 

 

ALBERTI ANTONIO

1436

Urbino, Galleria Nazionale delle Marche

 

Madonna con Bambino in trono, Santa Caterina d'Alessandria e san Giorgio, sant'Agostino e san Girolamo, Annunciazione, Cristo crocifisso

 

 

 

Questo polittico di Antonio Alberti ha per soggetto la Madonna con Bambino in trono, attorniata da vari santi fra cui si riconoscono, da sinistra, Santa Caterina d'Alessandria e san Giorgio e, da destra, Sant'Agostino e san Girolamo. Nelle cimase il pittore ha raffigurato le scene dell'Annunciazione e della crocifissione di Cristo. L'opera è conservata ad

Urbino, presso la Galleria Nazionale delle Marche. Agostino è stato raffigurato in vesti episcopali con la mano destra alzata in segno di benedizione, mentre con la sinistra regge il bastone pastorale. In testa il santo porta la mitra cerchiata da un nimbo.

Il viso è coperto da una folta barba: l'insieme della raffigurazione non si discosta dalla classica iconografia del vescovo e Dottore della Chiesa, come rimarca la presenza alla sua destra della figura di san Gerolamo.

 

 

Alberti Antonio

Alberti detto anche Antonio da Ferrara nacque in questa città tra il 1390 e il 1400. È ricordato dal Vasari per "molte bell'opere" nella chiesa di S. Francesco di Urbino e a Città di Castello. La prima notizia documentaria risale al 1420 quando Alberti si trova a Montone, per lavorare con un gruppo di pittori perugini. Il suo periodo formativo si svolse, con molta probabilità, nelle Marche e in Umbria a contatto con l'arte di Ottaviano Nelli e di Gentile da Fabriano. Nel 1423 si trasferì a Perugia per eseguire alcuni lavori commissionati da Braccio da Montone, mentre l'anno seguente si spostò ad Urbino dove morì tra il 1442 e il 1449.

In questa città realizzò pregevoli opere, come gli affreschi in San Francesco, che meritarono la citazione di Vasari. Nel 1437 realizzò e firmò gli affreschi della cella del cimitero a Talamello, nel pesarese.

Al periodo umbro-marchigiano sarebbe seguito un ritorno in Emilia, dove la visione dei più gagliardi tra i gotici tardi, come Giovanni da Modena, avrebbe determinato la sua ultima maniera, quale appare negli affreschi di Talamello e nel polittico di Urbino. Nella piena maturità, Alberti si afferma con un linguaggio più rude, solido e austero, con una "dignità morale e una solennità di stile" che indussero alcuni critici a pensare che sulle sue opere dell'Italia centrale avesse meditato il giovane Piero della Francesca. Tra le sue opere ricordiamo anche un suo un gonfalone del 1438 e un polittico del 1439, ambedue nella Galleria nazionale di Urbino. In queste opere, l'Alberti, probabilmente formatosi in ambiente umbro-marchigiano sotto l'influenza di Gentile da Fabriano, mostra di aver raggiunto, nella maturità, un suo robusto stile non scevro dall'influsso di Giovanni da Modena.