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PITTORI: Giovanni Lanfranco

Incoronazione della Vergine con Agostino e san Guglielmo

Incoronazione della Vergine con i santi

Agostino e san Guglielmo

 

 

LANFRANCO GIOVANNI

1616-1619

Roma, chiesa di sant'Agostino

 

Incoronazione della Vergine con Agostino e san Guglielmo

 

 

 

Agostino e san Guglielmo è un quadro di una dubbia attribuzione, ma che tuttavia sembra ragionevolmente attribuibile a Lanfranco, che lavorò nella chiesa di sant'Agostino per diversi anni (1616-1619). La tela si trova nella Cappella di S. Guglielmo e il soggetto ricorda questo santo: un passo del biografo Passeri lo segnala così: vi ha dipinto il santo vescovo Guglielmo, il quale essendo stato percosso dai demoni è miracolosamente guarito dalla Vergine con l'olio di una lampada accesa davanti alla sua sacra immagine con l'assistenza di santa Caterina vergine e martire.

Il quadro dell'altare non è molto grande, ma egli vi ha situati in proporzione Agostino (con il saio nero) e Guglielmo vescovo in atto di adorare il gran mistero della SS. ma Trinità, che sta in alto in un abisso luminoso d'una gloria incompresa. L'opera fu ripresa da un anonimo a Cartoceto. Se ne conosce una copia o fors'anche uno studio preparatorio al Museo del Louvre a Parigi.

La prima congregazione eremitica, di cui parla la bolla "Licet Ecclesia", ebbe origine verso il 1158 vicino al sepolcro di San Guglielmo di Malavalle ad opera dei suoi discepoli. Poco si conosce di questo santo eremita: è certo però che era nato in Francia, che andò pellegrinando come penitente verso molti santuari e che, al ritorno da un viaggio in Terrasanta, trovò un luogo solitario in Toscana nel quale terminare i suoi giorni in dura penitenza.

Scelse la solitudine di Malavalle, vicino a Castiglion della Pescaia in provincia di Grosseto, dove passò gli ultimi anni della sua esistenza nella preghiera, nel silenzio, nel digiuno e nella penitenza fino al 1157, quando passò a miglior vita. Gli agostiniani hanno sempre considerato S. Guglielmo da Malavalle come membro del proprio Ordine, dato che il suo nome è tra i pochi santi che figurano nei loro calendari e nei libri liturgici medioevali.

Alla sua morte il suo sepolcro fu subito meta di pellegrinaggi di devoti dalla Toscana, dal Lazio e dalle Marche. Il culto di San Guglielmo venne approvato dal papa Alessandro III tra il 1174 e il 1181, e il papa Innocenzo III lo dichiarò santo l'8 maggio 1202 con la bolla Ex litteris. La festività di San Guglielmo è stata spostata dal 10 febbraio al 16 ottobre dalla riforma del calendario liturgico, ma tale modifica non è stata accettata universalmente dalle Chiese locali, che in parte lo festeggiano ancora nell'anniversario della morte.

Guglielmo viene rappresentato con l'abito grigio, caratteristico dell'ordine fino al 1256 o con la veste nera adottata dopo l'unificazione con gli eremitani agostiniani. Sotto la quale si intravede la maglia di ferro da cavaliere, in ricordo del suo passato e perché si dice che fu portata dal santo come cilicio. Molte sue immagini riportano il drago e il bastone da pellegrino.

 

 

Giovanni Lanfranco

Nato a Terenzo, presso Parma nel 1582 e morto a Roma nel 1647, Lanfranco fu tra gli artisti più significativi del barocco romano. Studiò presso Agostino Carracci a Parma con il quale partecipò alla decorazione del Palazzo del Giardino a Parma. Dopo la morte di Agostino, fu inviato dal duca Ranuccio Farnese a Roma per studiare presso Annibale Carracci, con il quale lavorò per la realizzazione della decorazione della Galleria Farnese. Collaborò anche con Guido Reni per la decorazione di San Gregorio al Celio. Nel primo decennio del XVII secolo Lanfranco cominciò a farsi conoscere a Roma, dove avrebbe svolto la maggior parte della sua attività. La popolarità del drammatico stile barocco di Lanfranco è dovuta soprattutto agli affreschi eseguiti nella principali chiese romane. Dopo la morte di Annibale, nel 1609, tornò per qualche tempo in Emilia ma nel 1612 circa ritornò a Roma, dove gradualmente soppiantò il grande avversario Domenichino come più importante affreschista della città. Il loro lavoro può essere messo a confronto nella chiesa di Sant'Andrea della Valle; Domenichino dipinse l'abside e i pennacchi della cupola, ma Lanfranco fu ricompensato con l'incarico dell'Assunzione della Vergine (1625-1627) all'interno della cupola. L'affresco è una delle opere chiave dell'arte barocca e segnò la fine del dominio del classicismo della scuola bolognese a Roma. Lanfranco esercitò una vasta influenza, ispirando direttamente artisti napoletani come Mattia Preti, Francesco Solimena e Luca Giordano. La pittura da cavalletto di Lanfranco è molto meno rinomata ma egli creò splendide opere anche in questo campo. Particolarmente degne di nota sono l'Estasi di santa Margherita da Cortona (1622, Pitti, Firenze) e Maria Maddalena portata in cielo dagli angeli (1605 ca, Museo di Capodimonte, Napoli), un dipinto originalissimo nel quale la santa in estasi è trasportata dagli angeli in volo su una veduta poetica ed evocativa della campagna romana.

Ispirandosi direttamente alle grandi cupole correggesche, giunse a impianti spaziali dominati dallo scorcio e dal dinamismo delle masse, arrivando alla realizzazione di uno dei suoi capolavori: la decorazione della cupola di S. Andrea della Valle che gli diede grande fama e prestigiose commissioni come la decorazione della chiesa del Gesù Nuovo a Napoli, dove si trasferì dal 1634 al 1647. Sempre a Napoli dipinse i cicli di affreschi per la Certosa di San Martino ed eseguì la decorazione della cupola di San Gennaro (il Duomo). Giovanni Lanfranco morì a Roma nel 1647.