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CICLI AGOSTINIANI: Dublino

Agostino incontra un bimbo sulla spiaggia: vetrata della chiesa agostiniana di Dublino con scene agostiniane

Agostino incontra un bimbo sulla spiaggia

 

 

HARRY CLARKE

1925-1930

Dublino, chiesa di sant'Agostino

 

Agostino incontra un bimbo sulla spiaggia

 

 

 

L'artista ha semplificato la scena nei suoi elementi essenziali: Agostino, in piedi con in mano un libro, e un bambino, seduto, che alza la mano destra verso di lui con in mano una conchiglia. Il santo indossa l'abito dei monaci agostiniani e porta l'aureola dei santi.

In alto a destra e a sinistra scendono tre colombe, simbolo della Trinità e di quel mistero che Agostino sta inutilmente indagando come gli ribadisce con lucidità la risposta del bambino.

Questa leggenda è stata studiata da L. Pillion in La Légende de s. Jérome in Gazette des Beaux-Arts del 1908. L'episodio che godrà di molta fortuna nella iconografia agostiniana riprende un testo della Lettera apocrifa a Cirillo che avrebbe scritto lo stesso Agostino. In un passo Agostino ricorda una rivelazione divina con queste parole: "Augustine, Augustine, quid quaeris ? Putasne brevi immittere vasculo mare totum ?".

Questa leggenda si troverebbe forse già nel XIII secolo, sotto forma di exemplum, in uno scritto di Cesare d'Heisterbach (cfr. H. I. Marrou, Saint Augustin et l'ange, une légende médioévale, in l'Homme devant Dieu, Mélanges offerts au P. de Lubac, II, 1964, 137-149).

Questa leggenda sulla Trinità soppiantò ben presto la leggenda della Vedova che trattava dello stesso argomento della Trinità. L'origine di questa tematica iconografica non proverrebbe dunque dalla agiografia medioevale quanto piuttosto dalla predicazione.

L'episodio descritto in questa leggenda è abbastanza noto: Agostino, grande indagatore del problema del Bene e del Male, un giorno passeggiava per una spiaggia quando incontrò un bambino-angelo che con un secchiello prendeva dell'acqua di mare e la versava in una piccola cavità nella sabbia. Alla domanda del Santo su che cosa stesse facendo, il bambino avrebbe risposto che voleva porre tutto il mare dentro quel buco. Quando il Santo gli fece notare che ciò era impossibile, il bambino avrebbe replicato che così come non era possibile versare tutto il mare dentro la buca allo stesso modo era impossibile che i misteri di Dio e della SS. Trinità entrassero nella sua piccola testa di uomo.

Ciò detto sparì, lasciando il grande filosofo nell'angoscia più completa. Secondo il parere di alcuni studiosi di parabole e leggende la narrazione potrebbe essere considerata un sogno effettivamente fantasticato dal Santo. Altri aggiungono che forse il colloquio non si sarebbe svolto esattamente come è stato raccontato, perché, prima di sparire, il Santo aveva potuto a sua volta replicare che la risposta non lo convinceva, in quanto - avrebbe obiettato - il mare e i misteri di Dio sono due realtà assai diverse. Pur impossibile, sarebbe stato teoricamente verosimile immaginare il versamento del mare in una buca e allora allo stesso modo si sarebbe potuto supporre che i misteri divini avrebbero potuto entrare in un cervello umano adatto allo scopo e se l'uomo non aveva ricevuto una mente con tali qualità la colpa sarebbe da imputare a Dio, che non aveva appunto voluto che i suoi misteri fossero concepiti dall'uomo, per lasciarlo nell'ignoranza e nel dubbio più atroci.

"Perché Dio non vuole essere capito?" avrebbe domandato il Santo al pargolo divenuto improvvisamente pensieroso. "Te lo dimostro subito" rispose il bambino dopo un momento di perplessità e così, mentre parlava, con il secchiello divenuto improvvisamente grandissimo e mostruoso, in un sol colpo raccolse l'acqua del mare, prosciugandolo, e la pose nella buca, che si allargò a dismisura fino ad inghiottire il mondo. A quella vista il Santo si svegliò con le lacrime agli occhi e capì.

 

 

Harry Clarke

Nasce a Dublino nel 1889. Sua madre, Brigid MacGonigle, ne incoraggiò la sensibilità artistica, mentre suo padre, Joshua Clarke, gestiva un'attività legata alla produzione del vetro macchiato. Alla morte del padre nel 1921, Clarke subentrò nella direzione dello studio di lavorazione del vetro macchiato e cominciò a realizzare vetri molto curati. W.B. Yeats nel 1924 affermò che "ora il migliore vetro che si conosca al mondo è prodotto da Harry Clarke".

Clarke affrontò anche nel disegno tessile, ma, oltre che per i vetri macchiati, è universalmente noto per le sue eccezionali illustrazioni. Prima della sua morte nel 1931, Clarke realizzò una serie bellissima di illustrazioni, di cui le più preziose e d'effetto sono quelle in bianco e nero.