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CICLo AGOSTINIANo di WEGSCHAIDER a Beuron

Ambrogio battezza Agostino a Milano

Ambrogio battezza Agostino a Milano

 

 

 

IOSEPH IGNAZ WEGSCHAIDER

1738

Chiesa di Beuron

 

Il battesimo di Agostino

 

 

 

I personaggi principali sono tutti in primo piano sotto una grande cupola che incombe sopra la scena. Ambrogio Ŕ ai margini del fonte battesimale dove Ŕ immerso Agostino. A fianco Monica Ŕ in ginocchio vestita da suora e dietro si scorge Alipio o Simpliciano.

Un angioletto a sinistra apre un libro con la scritta TE DEUM LAUDAMUS che ricorda la leggenda diffusa da Jacopo da Varagine.

 

 

Poi quando venne il momento di dare il mio nome lasciammo la campagna e ritornammo a Milano. Alipio decise di rinascere anche lui in te, con me. S'era giÓ rivestito dell'umiltÓ che si addice ai tuoi sacri misteri, e col perfetto dominio che aveva sul suo corpo non si peritava di camminare a piedi nudi sulla terra ghiacciata d'Italia, con audacia rara. Prendemmo con noi anche Adeodato, il ragazzo nato da me, dalla mia colpa. L'avevi fatto bene, tu. Aveva appena quindici anni, e quanto a intelligenza era meglio di molti seri e dotti signori. Riconosco i tuoi doni, mio Signore e Dio, creatore dell'universo e capacissimo di dar forma ai nostri informi atti: non c'era nulla di mio in quel ragazzo, oltre al peccato. Che poi l'avessimo allevato secondo i tuoi principi eri stato tu e nessun altro a ispirarcelo: io riconosco i tuoi doni.

C'Ŕ un libro mio, intitolato Il maestro: lý Ŕ lui a dialogare con me. Tu lo sai che tutti i pensieri lý proposti dal mio interlocutore sono suoi, e aveva sedici anni. Feci in tempo a conoscere altre sue doti, molto pi¨ ammirevoli. Quella sua intelligenza mi faceva rabbrividire di spavento: e chi oltre a te pu˛ esser autore di miracoli simili? Presto lo hai tolto dalla terra, e sereno Ŕ il ricordo che ne ho, tanto pi¨ che non ho nulla da temere per la sua infanzia e la sua adolescenza, e nulla affatto per la sua etÓ matura... Ce ne facemmo dunque un compagno e coetaneo nella tua grazia, da educare secondo la tua dottrina; e fummo battezzati e venne meno l'angoscia del passato. In quei giorni mirabili e dolcissimi non mi stancavo di considerare la profonditÓ delle tue decisioni sulla salvezza del genere umano. Quanto piansi ascoltando l'armonioso risuonare delle voci che ti levavano inni e cantici nella tua chiesa che intensa suggestione! Quelle voci mi si insinuavano nelle orecchie e mi distillavano in cuore la veritÓ, e sollevavano un'onda di appassionata devozione che fluiva in pianto, e mi faceva bene.

Agostino, Confessioni 9, 6, 14