Percorso : HOME > Iconografia > Pittori > Elenco > Quattrocento: Sandro Botticelli

PITTORI: Sandro Botticelli

Agostino morto e l'estrazione del suo cuore, dipinto di Sandro Botticelli

Agostino morto e l'estrazione del suo cuore

 

 

SANDRO BOTTICELLI

1445-1515

Firenze, Galleria degli Uffizi

 

Agostino morto e il sogno di Sigisberto

 

 

 

Il macabro episodio descritto da Botticelli nello scomparto della predella della Pala di Santa Barbara riprende una leggenda medioevale che tendeva ad esaltare il grande amore che Agostino aveva manifestato in vita per la TrinitÓ divina. Agostino morto Ŕ deposto su una bara e attorno a lui sono affaccendati due personaggi che ne estraggono il cuore. E' lo stesso cuore che apparirÓ in sogno a Sigisberto portatogli da un angelo in una teca.

Giordano di Sassonia (1300-1380), riferendosi a questo episodio, scrive:

"si dice che alla morte di sant'Agostino il suo cuore fu estratto dal petto o da un angelo, o da pii amici del vescovo. Nei rivolgimenti dei tempi questo cuore disparve. Sigisberto, vescovo di Lione, nel 960, caldo ammiratore di Agostino, miracolosamente ritrov˛ questo cuore. Sigisberto aveva sovente chiesto a Dio la grazia d'accordargli qualche reliquia del santo vescovo di Ippona, in premio del particolare culto alla memoria di lui.

Nelle sue orazioni esprimeva spesso questo suo desiderio, o piuttosto, questo desiderio era diventato la sua solita preghiera. In questa preghiera un giorno lo sorprese il sonno: ed ecco che un angelo gli apparve un attimo, con in mano un piccolo vaso di cristallo di mirabile fattura, cerchiato d'oro e d'oro finissimo ne era il piede. La scatola che lo conteneva risplendeva di perle. Tu dormi o Sigisberto, gli disse l'angelo, e svegliati. "Chi siete ? " risponde il vescovo di Lione. "Io sono l'angelo custode del grande Agostino, custode ora del cuore suo; Dio l'ha voluto, perchÚ questo cuore non perisse, questo cuore che arse di tanto amore verso di lui e che tanto sublimemente discorse della santissima TrinitÓ. Levati e prendi il dono prezioso che Dio m'ingiunse di portarti a consolazione tua e di tutti gli uomini religiosi."

Ci˛ detto l'angelo disparve. Il vescovo svegliato trov˛ il vaso ove l'angelo l'aveva deposto, cioŔ sull'altare. Il cuore di Agostino era fresco come se fosse allora uscito dal suo corpo. Del qual miracolo si sparse la fama in tutta la diocesi di Lione e si celebr˛ con solenne festa quel prodigio. Fu cantato il Te Deum e quando risonarono le parole dell'inno di sant'Ambrogio Sanctus sanctus, parve si movesse il cuor d'Agostino e palpitasse d'amore per il Dio vivente. Ogni qualvolta dinanzi la cuore di Agostino veniva pronunziato il nome della S. TrinitÓ o che era letto qualche brano del trattato di lui sulla TrinitÓ, il suo cuore si muoveva."

 

 

Sandro Botticelli

Botticelli crebbe con i suoi tre fratelli nel quartiere del chiostro domenicano medioevale di S. Maria Novella, non lontano dalla Chiesa di Ognissanti, per la quale avrebbe creato un giorno una delle sue opere pi¨ importanti.. Nelle vicinanze viveva la famiglia Vespucci da cui discese Amerigo che avrebbe dato nome alle Americhe. I Vespucci erano fedeli amici dei Medici e furono fra i primi sostenitori di Botticelli commissionandogli dipinti per tutta la vita e procurandogli importanti clienti fra cui i Medici stessi. Nello steso quartiere Botticelli aveva davanti agli occhi una delle pi¨ importanti opere della pittura proto rinascimentale fiorentina: l'affresco della TrinitÓ di Masaccio con la prima applicazione della prospettiva centrale. Botticelli si dimostr˛ aperto agli stimoli rinascimentali di Masaccio. Forte Ŕ la influenza della filosofia nella sua arte pittorica, che saranno sostituite nella maturitÓ, da una nuova concezione del mondo che metteva la concezione religiosa al centro della sua arte.

Nel 1470 Botticelli apre la sua bottega nella casa del padre in via Porcellana e poi si iscrive alla Compagnia degli Artisti di san Luca. Nel 1480 dipinge per incarico dei Vespucci lo splendido sant'Agostino per la chiesa di Ognissanti. Lavora a Roma e quindi a Firenze per Lorenzo il Magnifico nella sala dei Gigli di Palazzo Vecchio, a Villa Lemmi, nella chiesa di Cestello e per la strutturazione della facciata del Duomo di Firenze.

Nel 1491 Savonarola diventa priore di S. Marco. E' l'inizio di una influenza spirituale che sarÓ decisiva per le opere della maturitÓ di Botticelli.