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PITTORI: Spinello Aretino

Sant'Agostino e San Domenico

Sant'Agostino e San Domenico

 

 

SPINELLO ARETINO

1350-1399

Collezione privata

 

Sant'Agostino e San Domenico

 

 

 

L'immagine raffigura uno scomparto di un polittico di cui costituisce un elemento d'insieme. Realizzato con la tecnica a tavola dipinta, l'opera misura in altezza cm 96 e in larghezza 28. Il soggetto raffigurato ci presenta due santi: a sinistra san Domenico e a destra sant'Agostino.  I due santi sono facilmente riconoscibili, perché il pittore ha scritto in calce il loro nome. Attualmente lo scomparto appartiene a una Collezione privata, ma in passato appartenne alla Collezione Salocchi a Firenze (1950) a Algranti a Milano.

Agostino è stato raffigurato seguendo lo stereotipo tipico del secolo che lo vede come vescovo con tutti i suoi attributi episcopali. In testa porta la mitra e nelle mani regge un libro e il bastone pastorale. Anche il viso, dall'aspetto di una persona adulta e matura, ci propone una folta barba fino a coprire il petto.

Sotto il piviale si intravede chiaramente la tonaca nera degli agostiniani. Anche questo particolare è abbastanza comune e significa, per gli agostiniani, affermare che il loro Ordine deriva direttamente dal santo, di cui seguivano la regola.

La presenza di san Domenico assieme ad Agostino non è infrequente.

Nato a Caleruega nel 1170, Domenico de Guzman studiò presso la cattedrale di Palencia, quindi entrò a far parte dei Canonici regolari del capitolo di Osma. Ordinato sacerdote si distinse per l'austerità della vita penitenziale e per lo studio assiduo. Incaricato di una delicata missione diplomatica nel nord Europa, si rese conto del grave pericolo degli albigesi e capì che doveva dedicarsi all'apostolato in difesa della fede cattolica. Dopo varie traversie riuscì a ottenere il permesso di raccogliere attorno a sé compagni e compagne fondando un Ordine religioso, cui diede la regola di S. Agostino.

Il 22 dicembre 1216, papa Onorio III diede l'approvazione ufficiale e definitiva, all'ordine fondato da Domenico. Ottenuto il riconoscimento ufficiale, l'ordine crebbe e, già dal 1217, fu in condizione di inviare monaci un po' in tutta Europa, soprattutto nella penisola iberica e nei principali centri universitari del tempo, a Parigi e a Bologna, dove si recò egli stesso. Subito incontrarono delle opposizioni da parte dei vescovi locali, che furono superate dalla bolla papale dell'11 febbraio del 1218, che ordinava a tutti i prelati di dare assistenza ai domenicani. Morì a Bologna nel 1221 e fu canonizzato da Gregorio IX nel 1234.

 

 

Spinello Aretino

Nacque ad Arezzo verso la metà del Trecento da Luca Spinelli orefice di buona qualità. Spinello Spinelli, detto l'aretino per le sue origini, crebbe, secondo la testimonianza di Vasari, "tanto inclinato da natura all'essere pittore, che quasi senza maestro, essendo ancor fanciullo, seppe quello che molti esercitati, sotto la disciplina d'ottimi maestri, non sanno".

La sua formazione deve molto a Jacopo del Casentino, di cui fu discepolo e a Taddeo Gaddi, uno dei principali seguaci di Giotto.

A Firenze lavorò con il suo maestro nella chiesa del Carmine e in quella di Santa Maria Novella, mentre tra il 1360 ed il 1384 fu attivo soprattutto ad Arezzo. Delle sue opere in questa città resta ormai solo la Crocifissione nel Duomo, che segna una aderenza allo stile dell'Orcagna. Nel 1384 tornò a Firenze, dove dipinse le Storie di san Benedetto nella sagrestia di San Miniato al Monte a Firenze (1387-1388): la struttura della composizione è di stile giottesco, ma la cromia esprime più l'arte contemporanea senese. Verso il 1390 dipinge il Matrimonio mistico di Santa Caterina d'Alessandria tra santi per la Basilica di Santa Trinità a Firenze, opera frammentaria. Subito dopo dipinse sei affreschi, ancora visibili, sul muro sud del Camposanto di Pisa con i Miracoli dei Santi Potito ed Efeso.

Nei suoi ultimi anni Spinello addolcì alquanto il colorito ed il rilievo, risentendo di altre tendenze che si stavano affermando. Nella Storia di Alessandro, realizzata per il Palazzo Pubblico di Siena (1407-1408), dimostrò una vivace qualità narrativa che ci rivela la notevole maturità artistica raggiunta nell'ultimo periodo della sua carriera. Il Vasari ricorda che "in Santo Agostino d' Arezzo gli fu dato sepoltura, dove ancora oggi si vede una lapida con un' arme fatta a suo capriccio, dentrovi uno spinoso". L'Epitaffio ricorda: "SPINELLO ARRETINO PATRI OPT<IMO> PICTORIQVE SVAE AETATIS NOBILISS<IMO> CVIVS OPERA ET IPSI ET PATRIAE MAXIMO ORNAMENTO FVERVNT PII FILII NON SINE LACRIMIS POSS<VERVNT>."