Percorso : HOME > Iconografia > Pittori > Elenco > Seicento: Gregorio Vasquez

PITTORI: Gregorio Vasquez

Agostino tra il sangue di Cristo e il latte della Vergine

Agostino tra il sangue di Cristo e il latte della Vergine

 

 

GREGORIO VASQUEZ DE ARCE Y CEBALLOS

1657-1690

Tunja, chiesa di santa Clara la Real

 

Agostino tra il sangue di Cristo e il latte della Vergine

 

 

 

La tela dipinta ad olio ci presenta una composizione religiosa in formato verticale. In primo piano Vasquez ha raffigurato Agostino con ai suoi fianchi due agostiniani: alla sua sinistra in atteggiamento devoto troviamo san Nicola da Tolentino con in mano un giglio e un piatto con una colomba. Alla sua destra invece il vescovo che l'accompagna può essere riconosciuto in san Tommaso di Villanova (1488-1555) vescovo di Valencia. Il santo è ritto in piedi con le mani tese e lo sguardo rivolto verso l'alto. Indossa una tunica nera, un mantello dorato e porta una croce al collo. In basso, su un tavolo, si trovano una mitra e altri oggetti. In alto, tra le nuvole, un gruppo di angeli si muove portando fra le mani dei filatteri. Al di sopra di questo gruppo, che osserva silenziosamente la scena, troviamo a sinistra Gesù crocifisso, mentre a destra appare la Madonna con il Bambino in braccio. Al centro si erge benedicente Iddio Padre che indossa un mantello rosso intorno alla vita. Sopra la sua testa si nota un triangolo equilatero, simbolo della Trinità, mentre davanti una colomba illumina la testa di Agostino. La colomba bianca con le ali spiegate rappresenta lo Spirito Santo.

 

L'episodio che viene narrato da Vasquez è relativo a una leggenda che nasce probabilmente in Italia. Diversi pittori si sono ispirati a essa che trae spunto da passi delle sue meditazioni: il santo è solitamente presentato innanzi al Cristo crocefisso ed alla Vergine, mentre, pregando, si domanda: "Hinc a vulnere pascor", la cui parole sono scritte nel cartiglio che reggono due angeli a sinistra. Volgendosi verso Maria, soggiunge: "Hinc lactor ab Ubere", il cui testo è riportato dal filatterio fra le mani dei due angioletti di destra. Agostino quindi conclude: "Positus in medio quod me vertere nescio, Dicam ergo Jesu Maria miserere". Quest'ultima affermazione nel quadro è riportato in un filatterio in basso ai piedi di Agostino. L'episodio fu probabilmente codificato definitivamente da un passo della S. Aurelii Augustini Hipponensis episcopi et S. R. E. doctoris vita di Cornelius Lancelotz (1574-1622) O.S.A. edito ad Anversa nel 1616.

Lancillottus scrive, riportando parole apocrife di Agostino: "Positus in medio quo me vertam nescio. Hinc pascor a vulnere, hinc lactor ab ubere." La medesima scritta fu riportata da Francesco Francia e poi da Kartarius, un incisore nativo di Viterbo, che lavorò a Roma fra il 1560 e il 1570, nella sua stampa della Vita di Agostino edita nel 1570.

 

 

 

Gregorio Vásquez de Arce y Ceballos

Gregorio Vásquez de Arce y Ceballos, noto anche come Gregorio Vázquez de Arce, nacque a Santa Fe de Bogotá nel 1638 e fu il più importante pittore del Nuovo Regno di Granada. Fu attivo in un periodo dominato dallo stile barocco ispanoamericano. La maggior parte dei suoi dipinti propongono soggetti religiosi, con scene della vita di Cristo e della Vergine Maria, assieme a santi e scene del Nuovo Testamento. Gregorio Vásquez crebbe a Santa Fe, dove i suoi genitori Bartolomé Vásquez e María de Ceballos discendevano da famiglie di origine andalusa. I suoi antenati erano emigrati da Siviglia nel Cinquecento. Gran parte della vita di questo pittore è sconosciuta. Si sa che studiò presso il Collegio Seminario gesuita di San Bartolomé e in seguito presso il Collegio domenicano Gaspar Núñez. Il suo biografo afferma che imparò a dipingere nella bottega di Gaspar de Figueroa. Dal suo matrimonio con Jerónima Bernal ebbe un figlio che battezzò Bartolomé Luis. Nel 1701 fu arrestato e imprigionato per il suo coinvolgimento nel rapimento di María Teresa de Orgaz, l'amante di Bernardino Ángel de Isunza y Eguiluz, giudice della Reale Audiencia, tenuta prigioniera nel Convento di Santa Clara per ordine dell'Arcivescovo di Santafé. Uscito di prigione cadde in estrema povertà. Si tramanda che nel 1710 impazzì completamente e non fu più in grado di dipingere. Morì nel 1711 a Santa Fe de Bogotá e nel 1863 fu posta una targa commemorativa sulla casa natale con la scritta: "In questa casa visse e morì Gregorio Vásquez Ceballos. Bogotá, la sua terra natale, è onorata rendendogli questo omaggio. 23 aprile 1863."