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Agostino e santa Teresa di Gesù
GREGORIO VASQUEZ DE ARCE Y CEBALLOS
1657-1690
Bogotà, Museo del Seminario Maggiore
Agostino e santa Teresa di Gesù
Il quadro raffigura Agostino, a sinistra, e Teresa d'Avila seduti in una stanza oscura illuminata dalla luce dello Spirito santo sotto forma di colomba e da una finestra a grate che si apre su un orizzonte esterno. Agostino regge con la mano sinistra un libro sulle ginocchia ed ha lo sguardo rivolto verso l'osservatore. Teresa invece, che pure regge con la mano sinistra sul ginocchio un libro aperto, volge lo santo. Il legame di Teresa di Gesù o Teresa d'Avila con sant'Agostino, si sviluppa proprio nel momento in cui la santa "scopre" le Confessioni e trova per la prima volta una conferma e un conforto a quello che lei stessa stava vivendo.
Così Teresa scrive nella Vita: «Mi dettero in quel tempo le «Confessioni di S. Agostino», e credo per un tratto di divina provvidenza, perché non solo non le avevo cercate, ma neanche sapevo se esistessero. Io sono molto devota di S. Agostino: primo, perché il monastero nel quale sono stata da secolare era del suo Ordine, e poi perché era stato peccatore. I santi che furono peccatori e che Dio chiamò al suo servizio mi consolavano molto, parendomi di trovare in essi un appoggio, nella fiducia che il Signore perdonasse a me, come aveva a loro perdonato. Però, ripeto, mi desolava molto il fatto che essi, chiamati da Dio una volta, non l'avevano più abbandonato, mentre io sono stata chiamata un infinito numero di volte, e questo mi affliggeva. Ma riprendevo coraggio, pensando all'amore che Egli mi portava, perché mai ho diffidato della sua misericordia, bensì di me stessa, e molte volte. (…) Cominciando a leggere le "Confessioni di S. Agostino", mi parve di vedere in esse la mia vita, e mi raccomando molto a questo santo glorioso. Quando giunsi alla sua conversione e lessi della voce che udì in giardino, ne ebbi una così viva impressione come se l'udissi pur io, e per lungo tempo rimasi a sciogliermi in lacrime con l'anima travagliata da grandissima lotta. Oh, la libertà che mi rendeva padrona! lo mi stupisco di aver potuto sopravvivere a tanta angoscia! Sia benedetto Colui che mi mantenne in vita per farmi uscire da morte così funesta!» (Vita 9, 7-8)
In questo breve passo della Vita Santa Teresa fa riferimento ad un episodio specifico delle Confessioni di sant'Agostino, episodio che si inserisce nel racconto della conversione, presente nell'ottavo libro: il famoso passo del «prendi e leggi». Agostino, dopo aver ascoltato il racconto della conversione di due funzionari di Treviri, narrato dall'amico e compatriota Ponticiano, sente nascere in sé una forte e lacerante crisi interiore, in cui il Signore lo faceva ritornare su se stesso per scoprirne tutte le brutture e malvagità, e gli faceva prendere chiara coscienza di quanto fosse lontano da Lui1. Nel mezzo di questo grande tumulto del cuore (di questo si parla nelle Confessioni), Agostino, in un impeto d'azione, si precipita dall'amico Alipio, che a sua volta aveva ascoltato il racconto di Ponticiano: perché tutto questo tormento di fronte alla conversione dei due agentes in rebus di Treviri? come rispondere? che fare? Inizia così l'episodio che santa Teresa ricorda in Vita 9, 8, quello della voce udita nel giardino.
Santa Teresa, alla lettura di questo brano, scoppia anch'essa in lacrime disperate, perché si sente coinvolta totalmente dal racconto: quell'invito lascia in lei una viva impressione, lei dice «come se l'udissi pure io». E infatti quella lettura e quel pianto non furono inutili. La Santa prosegue: «Certo che Egli dovette ascoltare i miei gemiti e muoversi a pietà delle mie lacrime. Cominciai col sentirmi crescere il desiderio di stare più a lungo con Lui e di togliermi dagli occhi tutte le occasioni cattive, lontana dalle quali mi davo subito ad amare il Signore» (Vita 9, 9).
Per santa Teresa è una vera scoperta: sant'Agostino e in particolare le Confessioni resteranno per lei punti di riferimento sicuri e utili nel suo messaggio. La riflessione agostiniana sulla «dispersione nel molteplice» e sulla «dissipazione» di se stessi e della propria vita sembra trovare nuova voce nelle parole di Teresa: «di passatempo in passatempo, di vanità in vanità, di occasione in occasione cominciai a mettere di nuovo in pericolo la mia anima» (Vita 7, 1).
In Agostino Teresa ha trovato l'esempio di un santo peccatore, che il Signore ha scelto per guidare il suo popolo, come lei stessa ammette, un santo che si è convertito dopo l'incontro decisivo con il Signore Gesù, «il Figlio incarnato e crocifisso di Dio»4. È dunque ancora più indubbio che tra i due santi, «maestri dell'interiorità» (e non per caso entrambi dottori della Chiesa) potessero esserci, con tutte le dovute distinzioni, affinità e richiami di esperienza e di messaggio.
Santa Teresa d'Avila (Teresa Sánchez de Cepeda Ávila y Ahumada, in religione Teresa di Gesù) nacque ad Ávila nel 1515, a 85 km a nord-ovest di Madrid e morì a Alba de Tormes nel 1582. E' stata una religiosa e mistica spagnola fra le figure più importanti della Controriforma cattolica grazie alla sua attività di scrittrice e di riformatrice degli ordini religiosi. Fu la fondatrice delle monache e dei frati Carmelitani Scalzi. È venerata come santa dalla Chiesa cattolica e è considerata una dei 33 Dottori della Chiesa. I suoi profondi e religiosi ideali ascetici le furono trasmessi fin da quando era bambina dal padre, il cavaliere Alonso Sánchez de Cepeda, e specialmente dalla madre, Beatrice d'Ávila y Ahumada. Nel 1528 all'età di 13 anni perse la madre che morì per una grave malattia. Venne inviata 3 anni dopo dal padre presso le suore agostiniane di Ávila, ma qui ne uscì un anno dopo nel 1532 perché si ammalò gravemente.
Gregorio Vásquez de Arce y Ceballos
Gregorio Vásquez de Arce y Ceballos, noto anche come Gregorio Vázquez de Arce, nacque a Santa Fe de Bogotá nel 1638 e fu il più importante pittore del Nuovo Regno di Granada. Fu attivo in un periodo dominato dallo stile barocco ispanoamericano. La maggior parte dei suoi dipinti propongono soggetti religiosi, con scene della vita di Cristo e della Vergine Maria, assieme a santi e scene del Nuovo Testamento. Gregorio Vásquez crebbe a Santa Fe, dove i suoi genitori Bartolomé Vásquez e María de Ceballos discendevano da famiglie di origine andalusa. I suoi antenati erano emigrati da Siviglia nel Cinquecento. Gran parte della vita di questo pittore è sconosciuta. Si sa che studiò presso il Collegio Seminario gesuita di San Bartolomé e in seguito presso il Collegio domenicano Gaspar Núñez. Il suo biografo afferma che imparò a dipingere nella bottega di Gaspar de Figueroa. Dal suo matrimonio con Jerónima Bernal ebbe un figlio che battezzò Bartolomé Luis. Nel 1701 fu arrestato e imprigionato per il suo coinvolgimento nel rapimento di María Teresa de Orgaz, l'amante di Bernardino Ángel de Isunza y Eguiluz, giudice della Reale Audiencia, tenuta prigioniera nel Convento di Santa Clara per ordine dell'Arcivescovo di Santafé. Uscito di prigione cadde in estrema povertà. Si tramanda che nel 1710 impazzì completamente e non fu più in grado di dipingere. Morì nel 1711 a Santa Fe de Bogotá e nel 1863 fu posta una targa commemorativa sulla casa natale con la scritta: "In questa casa visse e morì Gregorio Vásquez Ceballos. Bogotá, la sua terra natale, è onorata rendendogli questo omaggio. 23 aprile 1863."