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CICLo AGOSTINIANo NEL CHIOSTRO DI Narni

L'episodio delle braccia di san Nicola recise da un monaco tedesco

L'episodio delle braccia di san Nicola recise da un monaco tedesco

 

 

CARLO FEDERICO BENINCASA

1693

Narni, chiostro del convento agostiniano

 

L'episodio delle braccia di san Nicola recise da un monaco tedesco

 

 

 

Nella lunetta troviamo la raffigurazione del cosiddetto miracolo delle braccia recise da un monaco tedesco con la dicitura "Braccia se ben recise o qui restate se con voci di sangue di sangue a noi parlate".

La salma, conservata nella cripta dell'attuale santuario di san Nicola a Tolentino, si mantenne incorrotta fino al 1345, dopo di che le braccia furono recise, secondo la tradizione, da un monaco tedesco e la devozione si concentrò su di esse da cui - tra '500 e '600 - si sarebbero avute numerose effusioni di sangue. Ritrovati i resti di Nicola nel 1926, ad essi furono ricongiunte le braccia.

Di questo leggendario episodio abbiamo una interessante testimonianza dello storico agostiniano padre Luigi Torelli che nella sua opera Secoli Agostiniani, all'anno 1345, così descrive l'accaduto:

 

12 - In quest'Anno medesimo videsi nel Convento di Tolentino un gran Prodigio nel Santiss. Corpo del Glorioso P. S. Nicola, il qual Prodigio partorì tre stupendissimi Miracoli. Erano già scorsi, doppo la morte del Santo, ben 40 Anni intieri, e quel Santo Cadavere posto in una Cassa erasi conservato così intiero, e bello, come se pure all'hora separata si fosse da quello la di lui Anima Santa; la qual cosa considerata più volte da un Converso Tedesco, il quale era Sottosagrestano di quella nostra Chiesa, com'era anche molto divoto del Santo, per i Miracoli, che giornalmente vedeva operarsi da Dio, a beneficio de' bisognosi, per i gran meriti di quello; bramoso per tanto di arricchire la Chiesa del Monistero, di cui era figlio, nelle parti d'Alemagna; finalmente una tal notte, aprendo la sudetta Cassa, ove giaceva il mentovato Corpo Santo, con temerario ardire, e con sacrilega audacia, pensò di tagliare ambe le Braccia, e via fuggirsene con quelle al detto suo Monistero, et in effetto dato di piglio ad un coltello tagliente, e con quello prestamente recise le dette Braccia dal gombito a basso.

13 - Ma, oh stupori! Oh maraviglie di Paradiso! Ecco, che da quel taglio sacrilego comincia a spicciare in tanta copia il Sangue, come se havesse tagliate le braccia ad un huomo vivo, che quel misero, quantunque restasse oltremodo spaventato, ed atterrito nulladimeno, fatto animo a se stesso, prese due Piatti concavi, che volgarmente chiamansi Scutelle, et ambi si riempirono ben tosto di quel sagro Sangue: e come scorgesse, che tuttavia sgorgava nuovo Sangue, prese gran quantità di Bambagia, e con quella procurò d'asciugare quel Sangue, ma come vidde vana riuscire ogni sua industria, e fatica, alla perfine persistendo nella sua pertinace risolutione, prese una Tovaglia d'Altare, et in quella prestamente involgendo le Sante Braccia, uscendo di Chiesa, con gran fretta cominciò a caminare, come esso pensava, verso la Patria, ma ecco un nuovo Miracolo; perochè, doppo havere caminato tutto il rimanente di quella notte, mentre già su lo spuntare dell'Alba stimava d'essersi molto allontanato da Tolentino, ecco, che con sua gran maraviglia, e spavento, si vidde nel Chiostro del Monistero di Tolentino racchiuso.

14 - Agitato dunque il misero in un momento da mille strani pensieri, né sapendo, che partito si prendere in così grave emergente, alla perfine illuminato da Dio, pensò d'andarsi a gettare humilmente a' piedi del Superiore, e chiederli d'un tanto fallo misericordia, e perdono: et in effetto posto in esecutione, ciò che pensato haveva, non si può credere quanto attonito, e sbigottito restasse quel buon Prelato, insieme con gli altri Religiosi del Monistero, nel sentire, e nel vedere un così grande eccesso commesso da quel Converso dall'un de' lati, e dall'altro nello scorgere, e considerare li due stupendissimi Miracoli operati dal grande Iddio a gloria del suo Servo S. Nicola, cioè la maravigliosa uscita del Sangue da un Corpo estinto di 40 Anni, e della fuga miracolosamente arrestata di quel Laico meschino. Ma ecco, che aprendo la Tovaglia per levarne le Sante Braccia, apparisce un nuovo Miracolo; attesochè, essendo la detta Tovaglia rimasta tutta insanguinata, viddesi insieme col Sangue molta Manna pretiosa, la quale insieme col Sangue, era uscita da quelle Sante Braccia, nel qual prodigio, volle il benignissimo Iddio, dimostrare, che si come il suo Servo S. Nicola era stato figlio dell'intercessione del Miracoloso Vescovo di Mira S. Nicolò, così ad esso si rassomigliasse nell'operatione de' Miracoli, e specialmente ancora nel tramandare la Manna dal suo sagratissimo Corpo, come si dice far quello continuamente a prò de' sui Divoti.

15 - La serie poi di questo triplicato Miracolo, e prodigioso Evento, hoggidì a caratteri ben grandi si legge descritto in una Parete della Sagrestia di Tolentino nella seguente guisa. Sacrum furtum pius Latro excogitat, ut Alemanam Patriam illustret, Brachia scindit sacro a Corpore Divi Nicolai, quadragesimo sui obitus Anno cruor exivit: dumque ea Mundo linteamine involuit, Manna ubique spargitur, magno, ac nocturno itinere defatigatus, dum procul a Tolentino se esse credit, arte divina deluditur, intra septa Monasterij clara luce secernit deprehensum, audax facinus accusans, ac deplorans, veniam sibi poscit benignam. Argenteis deauratis, gemmatisque hic vasibus pretiosum redditum furtum colitur: tribus Miraculis cunctis saeculis admirandum.

16 - Furono poi fatte due bellissime Braccia d'Argento indorate, nelle quali furono risposte le Sante Braccia, le quali si conservano in una Cassa coperta di ferro cinta di grossa catena, e chiusa con tre chiavi, una delle quali fu consegnata a quell'Illustrissima Communità, l'altra al Priore del Monistero, e la terza alla Nobilissima Casa Mauritia, per essere ella in sommo grado benemerita, così del Santo glorioso, come della Religione: e quando si mostrano le dette Braccia, viene il Magistrato con la sua chiave, ed assiste in forma solenne alla detta ostensione, alla quale non v'è persona così indevota, che vedendo quelle Braccia sagrosante, non prorompa in lagrime di tenerezza, e di divotione. Il Santo Corpo poi, acciò non fosse mai più da alcuno temerariamente violato, con altre furtive recisioni, fu con accorto consiglio dalla Religione, e dalla sudetta Communità, occultatissimamente nascosto nella stessa Capella in luogo totalmente ignoto; se bene corre una tal traditione, che sia noto il luogo sudetto al più Vecchio della Communità, e del Convento, e che questi morendo, lo rivelino a gli altri più Vecchi, e così di mano in mano. Se poi questa traditione sia vera, io non lo so; so bene, che più volte l'ho intesa dire nella stessa Città di Tolentino.

17 - Ma proseguiamo a favellare delle medesime Braccia, con riferire anticipatamente, e come di passaggio, l'alte meraviglie, che il Grande Iddio si è degnato, e tutt'hora si degna di dimostrare, per mezzo di queste Venerande Reliquie, a gran beneficio della sua Chiesa, e di tutto il Chrisianesimo; attesochè gli è da sapersi, che queste benedette Braccia, non solo quando furono tagliate da quel Laico sopra mentovato, tramandarono fuori in tanta copia il Sangue, come habbiamo di sopra veduto, ma di vantaggio ancora moltissime altre volte si è veduto in esse il sudetto prodigioso Miracolo; anzi che quasi d'ordinario, ogni qualunque volta la Santa Chiesa, et il il Christianesimo, così in particolare, come in universale, ha da patire qualche disastro, il nostro S. Nicola anticipatamente lo piange con lagrime di Sangue, che sgorgano da quelle Santissime Braccia. Così è fama certa autenticata delle penne di molti Scrittori, che succedesse nella perdita di Costantinopoli, successa nell'Anno di Christo 1453 e che lo stesso susseguentemente avenisse nelle perdite dell'altre parti di quel sempre non meno infelice, che Scismatico Imperio dell'Oriente. Tanto per appunto ultimamente ha stampato in un Libretto, che tratta di questo Sangue prodigioso, Gioseffo Arimani in Perugia l'Anno 1675.

18 - E per venire a' tempi più vicini, et a cose più certe, e sicure, quando la Christianità perdè la famosa Isola di Rodi nell'Anno 1522 videsi prima sgorgare il Sangue dalle Braccia del gran Nicola. Lo stesso avenne nella perdita di Belgrado, e di Buda in Ungheria. E nella perdita altresì, che si fece nell'Anno di Christo 1570 del delitioso Regno di Cipro, pianse amaramente il Santo col Sangue, che spicciò dal Braccio destro. Così pure, quando nell'Anno 1574 si prese la Goletta Piazza fortissima, che teneva in freno, non solo la Città di Tunisi, ma etiamdio tutte le Coste Affricane; haveva egli il glorioso S. Nicola antecedentemente dimostrato il suo dolore per perdita così grande, con alcune goccie di Sangue, che stillò dal braccio sinistro. E quando parimente Sinam Bassà hebbe per tradimento nelle mani, l'importantissima Piazza di Giavarino, stimata, per la sua gran fortezza, la chiave della Christianità in Ungheria, dimostrò la sua afflittione il Santo, con tramandare il Sangue sotto la mano del Braccio destro, e questo avenne nell'Anno 1594. Gli è ben vero però, che indi a non molto, il Conte di Suatzemburgh, con un nobile statagemma, assistito, come piamente si crede, dallo stesso Santo, la ritolse a' que' barbari Turchi.

19 - Quando altresì il Sommo Pontefice Paolo V nell'Anno di Christo 1606 vibrò il fulmine dell'Interdetto contro la Serenissima Città di Venetia, il Santo per la compassione, che hebbe di quella gran Città, tanto al suo nome divota, stillò Sangue dal Braccio sinistro; e forse sono quelle, che hoggidì conserva, e gode con gran riverenza, e divotione il nostro insigne Convento, e Chiesa di S. Steffano della detta Città. Stillò Sangue ancora dallo stesso Braccio sinistro nel 1610 per l'infausta morte d'Enrico IV Re di Francia. Così pure fece lo stesso motivo nel Braccio sinistro verso il Gombito ne' moti di Guerra, che passarono fra il Duca di Savoia, e la Republica di Genova intorno all'Anno 1625. E nella perdita della Canea, Città fortissima del Regno di Candia, successa nell'Anno 1645 tramandò Sangue dal Braccio sinistro. Ma che diremo del pianto grande, col quale egli pianse nel Mese di Luglio dell'Anno 1656 le future miserie, che soprastavano a Roma, Napoli, e Genova, per l'horrida Peste, che cotanto in quell'Anno le afflisse, e travaglio; uscì poi questo pianto di Sangue dal Braccio destro, e dal Police di quello; e fu così maraviglioso, e segnalato questo sanguinoso pianto di S. Nicola, che il Sommo Pontefice Alessandro VII di Santa Memoria, che n'era oltremodo divoto, ne fece formare, e stampare autentico Processo, nel frontispicio del quale vi fu posto questo Titolo: Instrumentum Fidei continens emanationes Sanguinis Divi Nicolai Tolentinatis. Verbi Iesu Sanguine praedicamus Sanctam esse constructam Ecclesiam, et Sanguine Sancti Nicolai narramus esse protectam.

20 - Non si sa però mai, che in tempo alcuno uscisse già mai tante volte in pochi giorni, et in tanta copia il Sangue da quelle Sante Braccia, quanto fece dal sinistro nell'Anno del Signore 1671 attesochè sei volte convenne a Monsign. Cini Vescovo di Macerata, e di Tolentino, di visitare altretante Emanationi così copiose, che non solo il Cristallo, in cui sta racchiuso quel Santo Braccio, ma etiamdio la Copertina di Broccato, che lo ricuopre, videsi mai sempre, così da esso Prelato, come dal Magistrato della Città, e da' Padri del Convento, aspersa, e macchiata di Sangue in più luoghi. Et un giorno, mentre Monsig. Corsi Visitatore Apostolico, stava visitando il detto Braccio, uscirono da esso tre gocciole di Sangue; le quasi così frequenti Emanationi, piansero primieramente la perdita già fatta della famosa Metropoli del Regno di Candia; e poi appresso pressaggirono l'horribile Terremoto, che scosse le due Città di Cesena, e di Fano, et hebbe a sconvolgere tutta quant'era la Città di Rimini. E di vantaggio ancora pianse il gran Nicola la spaventosa, e terribile Carestia, che grandemente afflisse la per altro feracissima Sicilia, della qual Carestia, e fama, che perissero di fame intorno a 70 mila persone. Pianse la futura perdita di Caminiez, che era l'antemurale della Polonia. La morte dell'Imperatore Ferdinando IV. La Ribellione degli Ungheri. La Sollevatione di Messina. E le rotture universali fra quasi tutti i Principi Christiani, massime fra quelli dell'Occidente, e del Settentrione.

21 - Ma passiamo hoggimai all'ultima Emanatione successa pochi Mesi sono, cioè alli 17 e 18 del Mese di Luglio dell'Anno 1676 in cui stiamo hora scrivendo, la quale è stata puntualmente avisata dal P. Antonio Berti da Imola, che sta di stanza nel Convento di Tolentino, e si è ritrovato presente alla visita delle Sante Braccia, fatta da Monsig. Vescovo di Macerata, e Tolentino, con l'intervento del Magistrato, e de' Padri del Convento, in una sua Lettera al P. Gio. Antonio da Forlì Lettore nel Convento di S. Maria della Misericordia in questa Città di Bologna, data in Tolentino a 2 di Luglio 1676 la quale, perché puntualmente, e con molta chiarezza esprime, il prodigioso successo, la vogliamo qui produrre, et è la seguente:

 

Molto Rever. Padre Sig. e Padron Colendissimo.

22 - Non hebbi tempo Venerdì passato di avisarla del nuovo prodigio, che il nostro Gloriosissimo S. Nicola nuovamente ha mostrato, con l'effusione di nuovo Sangue delle sue Sante Braccia. Sappia dunque, che in detto giorno, che fu il 17 del corrente, mentre su le 23 hore in circa si mostravano dette Sante Braccia a certe Signore Parenti del Signor Cardinale Crescentio nuovo Vescovo di Reccanati, e Loreto, si vidde scaturire dal Braccio sinistro una stilla di vivo Sangue, la quale, scorrendo per la parte di dentro del cristalletto quadro, ultimo in detto Braccio, dalla parte di sotto, e poi piegando verso il lato destro del detto cristallo, e trovato esito tra la commissura dell'argento, et il cristallo, sgorgò fuori, e scorrendo per l'argento, andò a posarsi nel fine del Braccio, con haver segnato di sangue non solo il detto cristallo, ma ancora l'argento dalla parte di fuori del detto cristallo fino alla fine del Braccio, spatio di 4 in 5 dita in circa di longhezza. La sera seguente, che fu li 18 del corrente a hore una, e mezza di notte in circa, con l'intervento del Magistrato, e di Monsig. Vicario Episcopale, aprissimo secretamente la Cassa, e levato fuori detto Santo Braccio, osservassimo, che il Sangue sopradetto uscito, era affatto quasi congelato, senza che si osservasse altra mutatione, se non che vedessimo il Braccio gonfio, e tumido in tal maniera, che nel cristallo grande, e rotondo, che sta in mezzo dall'altra parte del Braccio, nel quale si vede il Sangue dell'ultima effusione passata del 1671 compariva detto Sangue rinverdito, che pareva, che fosse di fresco scaturito dal Braccio. Riposto poi il detto Braccio, fu pigliato il destro per vedere se in esso appariva novità alcuna, e guardandolo minutamente, vedessimo nel cristalletto connesso, che sta da basso nella parte di dietro del Braccio, apparire nuovo Sangue, e specialmente una goccia larga quanto un grano di lente in circa, fresca come uscita all'hora, starsene attaccata al detto cristallo dalla parte di dentro, et osservassimo nella Copertina, che cuopre il Santo Braccio, giusto in quella parte dove era stato appoggiato il detto cristallo, sei gocciolette di Sangue, tra le quali la maggiore grossa quanto un Cece bianco in circa, compariva ancora fresca, come stillata all'hora, e fu osservato ancora il detto Braccio gonfio fuor di modo con la carne tumida. Questa sera, con l'intervento di Monsig. Illustriss. Vescovo venuto a quest'effetto da Macerata, si sono di nuovo visitate, doppo suonata l'Ave Maria, le Sante Braccia, e non habbiamo osservata, a Dio piacendo, veruna novità, solo che, restano le Sante Braccia tumide, e gonfie. Quelli, che sono pratici de' Processi, già fatti in simili occasioni, dicono, non esservi memoria, che mai tutte due le Sante Braccia (dalla prima volta in poi, che furono recise) habbino nello stesso tempo mandato Sangue, come hora si osserva, essendo sempre ciò successo separatamente, quando in uno, quando nell'altro: forsi questa volta per la multiplicità de' nostri peccati, i flagelli hanno da essere a due mani. Dio ci agiuti con la sua gratia, e S. Nicola con la potente sua Intercessione; e di cuore la riverisco. Tolentino li 20 Luglio 1676. Divotissimo Servitore F. Antonio Berti da Imola. Al P. Gio. Antonio di Forlì Lettore della Misericordia. Bologna.

23 - E quantunque io volentieri ammetta, et approvi l'interpretazione del P. Berti, nulladimeno mi giova di produrre anch'io un'altra interpretatione più mite, e più soave, et è; che il glorioso S. Nicola, cinque giorni, avanti la morte del Santissimo Pontefice Clemente X, di sempre felicissima memoria, ha volsuto tramandare da ambe le sue sagratissime Braccia il suo pretioso Sangue, per corrispondere al duplicato honore fattole da quel gran Pontefice, così nel concedere di nuovo a tutta la Chiesa universale l'Officio della sua Festa sotto Rito doppio, che già era stato ridotto al Rito semidoppio da Clemente VIII come altresì per haver concessa alla sua Agostiniana Religione, facoltà di potere recitare una volta il Mese, in giorno non impedito da officio di 9 Lettioni, l'Officio della sua Commemoratione sotto Rito semidoppio. Potiamo aggiungere di vantaggio, haver egli ciò fatto altresì per contracambiare quel benignissimo Pontefice, per le molte gratie segnalate, e singolari, concesse con larga mano in tutto il tempo del suo Pontificato, alla sua, e nostra Santissima Religione, e ciò sia detto senza alcun pregiudicio della verità; perochè io sempre intendo di rimettermi al giudicio incorrotto della nostra Santa Madre Chiesa Cattolica, Apostolica, e Romana, la quale è la vera, e legittima Interprete delle cose più recondite, e rare del Cielo, e dellla Terra.