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PITTORI: Giacinto Gimignani

Agostino e il bambino sulla spiaggia

Agostino e il bambino sulla spiaggia

 

 

GIMIGNANI GIACINTO

1640

Roma, chiesa di santa Pudenziana

 

Agostino e il bambino sulla spiaggia

 

 

 

Il quadro di Gimignani raffigura un celebre episodio che nella iconografia agostiniana viene attribuito al santo nella sua ininterrotta ricerca del significato del mistero della TrinitÓ. L'episodio ha goduto di molta fortuna e riprende un testo della Lettera apocrifa a Cirillo che avrebbe scritto lo stesso Agostino. In un passo Agostino ricorda una rivelazione divina con queste parole: "Augustine, Augustine, quid quaeris ? Putasne brevi immittere vasculo mare totum ?".

Questa leggenda si troverebbe forse giÓ nel XIII secolo, sotto forma di exemplum, in uno scritto di Cesare d'Heisterbach (cfr. H. I. Marrou, Saint Augustin et l'ange, une lÚgende mÚdioÚvale, in l'Homme devant Dieu, MÚlanges offerts au P. de Lubac, II, 1964, 137-149).

Questa leggenda sulla TrinitÓ soppiant˛ ben presto la leggenda della Vedova che trattava dello stesso argomento della TrinitÓ. L'origine di questa tematica iconografica non proverrebbe dunque dalla agiografia medioevale quanto piuttosto dalla predicazione. P. Antonio Iturbe Saýz ha a sua volta proposto una possibile ricostruzione della sua origine: nel secolo XIII si scrivevano "exempla" per i predicatori e in uno di questi apparve questa leggenda applicata a un professore di scolastica di Parigi con un fine chiaramente morale: criticare la alterigia e la superbia dei teologi.

L'episodio descritto in questa leggenda Ŕ abbastanza noto: Agostino, grande indagatore del mistero della TrinitÓ, un giorno passeggiava per una spiaggia quando incontr˛ un bambino-angelo che con un secchiello prendeva dell'acqua di mare e la versava in una piccola cavitÓ nella sabbia. Alla domanda del Santo su che cosa stesse facendo, il bambino avrebbe risposto che voleva porre tutto il mare dentro quel buco. Quando il Santo gli fece notare che ci˛ era impossibile, il bambino avrebbe replicato che cosý come non era possibile versare tutto il mare dentro la buca allo stesso modo era impossibile che i misteri di Dio e della SS. TrinitÓ entrassero nella sua piccola testa di uomo.

 

Giacinto Gimignani

Nasce a Pistoia nel 1606, dove cresce alla scuola del padre Alessio (1567-1651). Verso il 1630 da Pistoia si trasferý a Roma, dove, dopo un breve periodo legato alla pittura di Pietro da Cortona, intraprese la via del classicismo in sintonia con la pittura praticata a Roma dai francesi Nicolas Poussin, Pierre Mignard e Franšois Perrier. Nel 1643 nasce il primo figlio Ludovico che continu˛ il suo lavoro divenendo anche principe dell'Accademia di San Luca dal 1688 al 1689. Nel 1652 Gimignani si trasferisce a Firenze, dove lavora per la corte medicea e soprattutto per la famiglia pistoiese dei Rospigliosi. Nel 1661 ritorna a Roma. Determinante per la sua carriera fu l'influsso della famiglia Rospigliosi e in particolare del cardinale Giulio (1600-1669), che salirÓ al soglio pontificio col nome di Clemente IX (1667-1669). A lui va attribuita la svolta classicista che l'artista intraprende verso il 1635. Grazie ai favori del cardinale, Gimignani ottenne prestigiose commissioni tra cui la pittura di venticinque tele con storie sacre e mitologiche (1652-1654) e un Ratto delle Sabine (1654) per il palazzo Rospigliosi in Ripa del Sale a Pistoia che fu la pi¨ impegnativa di tutta la sua carriera. Il Gimignani morý a Roma nel dicembre 1681 e fu seppellito, dopo solenni onoranze, cui parteciparono gli accademici di S. Luca, nella chiesa di S. Andrea delle Fratte. La tomba di famiglia, nella prima cappella a destra, decorata con un san Michele Arcangelo di Ludovico, era stata voluta dallo stesso Gimignani nel 1667, in occasione della morte della moglie Cecilia Turchi; l'iscrizione, dispersa, Ŕ documentata da Pascoli e da Forcella.