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PITTORI: Giacinto Gimignani

Agostino incontra un bambino sulla spiaggia

Agostino incontra un bambino sulla spiaggia

 

 

GIMIGNANI GIACINTO

1640

Roma, Istituto Nazionale per la Grafica

 

Agostino incontra un bambino sulla spiaggia

 

 

 

Il foglio presenta due disegni di Giacinto Gimignani: quello  a sinistra raffigura sant'Agostino che incontra un fanciullo in riva al mare, mentre a destra Ŕ disegnato l'incontro di Agar nel deserto con l'angelo che la consola.

Il disegno Ŕ a sanguigna su foglio in carta avoriata delle dimensioni di 267x382 mm.

Questa leggenda Ŕ stata studiata da L. Pillion in La LÚgende de s. JÚrome in Gazette des Beaux-Arts del 1908. L'episodio che godrÓ di molta fortuna nella iconografia agostiniana riprende un testo della Lettera apocrifa a Cirillo che avrebbe scritto lo stesso Agostino. In un passo Agostino ricorda una rivelazione divina con queste parole: "Augustine, Augustine, quid quaeris ? Putasne brevi immittere vasculo mare totum ?".

Questa leggenda si troverebbe forse giÓ nel XIII secolo, sotto forma di exemplum, in uno scritto di Cesare d'Heisterbach (cfr. H. I. Marrou, Saint Augustin et l'ange, une lÚgende mÚdioÚvale, in l'Homme devant Dieu, MÚlanges offerts au P. de Lubac, II, 1964, 137-149).

Questa leggenda sulla TrinitÓ soppiant˛ ben presto la leggenda della Vedova che trattava dello stesso argomento della TrinitÓ. L'origine di questa tematica iconografica non proverrebbe dunque dalla agiografia medioevale quanto piuttosto dalla predicazione. P. Antonio Iturbe Saýz ha a sua volta proposto una possibile ricostruzione della sua origine: nel secolo XIII si scrivevano "exempla" per i predicatori e in uno di questi apparve questa leggenda applicata a un professore di scolastica di Parigi con un fine chiaramente morale: criticare la alterigia e la superbia dei teologi.

Ma come poi tutto ci˛ fu collegato ad Agostino ? Due possono essere le spiegazioni: primo che necessitava un protagonista alla storia stessa e Agostino era l'uomo adatto in quanto era considerato un sommo teologo. La seconda spiegazione sta nella diffusione del testo di un apocrifo in cui san Gerolamo (come Ŕ stato anticipato all'inizio) discute con Agostino sulle capacitÓ umane di comprendere il mistero divino. In ogni caso la prima volta che si incontra questa leggenda applicata ad Agostino corre nell'anno 1263. In margine va ricordata la disputa sul luogo dove si sarebbe svolto l'incontro tra Agostino e Ges¨ Bambino: sulla spiaggia di Civitavecchia o di Ippona ? Gli Eremitani e i Canonici si batterono a lungo sul tema, soprattutto perchÚ ciascuno sosteneva che Agostino era stato il vero fondatore del loro Ordine religioso.

 

 

Giacinto Gimignani

Nasce a Pistoia nel 1606, dove cresce alla scuola del padre Alessio (1567-1651). Verso il 1630 da Pistoia si trasferý a Roma, dove, dopo un breve periodo legato alla pittura di Pietro da Cortona, intraprese la via del classicismo in sintonia con la pittura praticata a Roma dai francesi Nicolas Poussin, Pierre Mignard e Franšois Perrier. Nel 1643 nasce il primo figlio Ludovico che continu˛ il suo lavoro divenendo anche principe dell'Accademia di San Luca dal 1688 al 1689. Nel 1652 Gimignani si trasferisce a Firenze, dove lavora per la corte medicea e soprattutto per la famiglia pistoiese dei Rospigliosi. Nel 1661 ritorna a Roma. Determinante per la sua carriera fu l'influsso della famiglia Rospigliosi e in particolare del cardinale Giulio (1600-1669), che salirÓ al soglio pontificio col nome di Clemente IX (1667-1669). A lui va attribuita la svolta classicista che l'artista intraprende verso il 1635. Grazie ai favori del cardinale, Gimignani ottenne prestigiose commissioni tra cui la pittura di venticinque tele con storie sacre e mitologiche (1652-1654) e un Ratto delle Sabine (1654) per il palazzo Rospigliosi in Ripa del Sale a Pistoia che fu la pi¨ impegnativa di tutta la sua carriera. Il Gimignani morý a Roma nel dicembre 1681 e fu seppellito, dopo solenni onoranze, cui parteciparono gli accademici di S. Luca, nella chiesa di S. Andrea delle Fratte. La tomba di famiglia, nella prima cappella a destra, decorata con un san Michele Arcangelo di Ludovico, era stata voluta dallo stesso Gimignani nel 1667, in occasione della morte della moglie Cecilia Turchi; l'iscrizione, dispersa, Ŕ documentata da Pascoli e da Forcella.