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CICLo AGOSTINIANo di Wandereisen

La scena del Tolle et Lege, stampa seicentesca di Wandereisen pubblicata nel 1631 a Ingolstadt

La scena del Tolle et Lege

 

 

WANDEREISEN

1631

Ingolstadt

 

La scena del Tolle et Lege

 

 

 

L'iscrizione dell'incisione in basso riporta: Ille serit, rigat haec: Deus incrementa ministrat non datur officiis sterile esse solum e si riferisce a vari episodi. Nel medaglione principale scopriamo un vescovo a sinistra, in piedi davanti a un altare, regge il suo bastone e benedice la mano di Monica in ginocchio. Dietro lei due donne: la Fede, con la croce e la Pazienza. Sul piano retrostante si sviluppa la scena del Tolle lege.

Lo spirito allegorico è qui nuovamente esaltato: il fico di cui parla Agostino diventa l'albero del Bene e del Male, attorno a cui si avvolge lo spirito tentatore del serpente (interpretazione questa unica in tutta la iconografia agostiniana). Agostino del resto aveva parlato di Vanità come antica maestra della sua vita. Agostino dorme ai piedi del fico e regge la testa con una mano.

 

E, come racconta nelle Confessioni, recatosi in giardino, si mise sotto una pianta a piangere amaramente, e diceva: - Quanto tempo ancora? Quanto ancora? Domani, domani ! ancora un po' di tempo. Ed era desolato di non sapersi decidere o a restare nel mondo o a consacrarsi a Dio.

JACOPO DA VARAGINE, Legenda Aurea

 

Così parlavo e piangevo nell'amarezza sconfinata del mio cuore affranto. A un tratto dalla casa vicina mi giunge una voce, come di fanciullo o fanciulla, non so, che diceva cantando e ripetendo più volte: «Prendi e leggi, prendi e leggi». Mutai d'aspetto all'istante e cominciai a riflettere con la massima cura se fosse una cantilena usata in qualche gioco di ragazzi, ma non ricordavo affatto di averla udita da nessuna parte ... Tornai al luogo dove stava seduto Alipio e dove avevo lasciato il libro dell'Apostolo all'atto di alzarmi.

Lo afferrai, lo aprii e lessi tacito il primo versetto su cui mi caddero gli occhi. Diceva: « Non nelle crapule e nelle ebbrezze, non negli amplessi e nelle impudicizie, non nelle contese e nelle invidie, ma rivestitevi del Signore Gesù Cristo e non assecondate la carne nelle sue concupiscenze... » Non volli leggere oltre né mi occorreva. Appena terminata infatti la lettura di questa frase, una luce, quasi, di certezza penetrò nel mio cuore e tutte le tenebre del dubbio si dissiparono.

AGOSTINO, Confessioni 8, 12, 29