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CICLo AGOSTINIANo di MATTHAUS GUNTHER a Rottenbuch

Agostino lava i piedi del Cristo Pellegrino, affresco di Matthaus Gunther nella chiesa agostiniana della NativitÓ di Maria a Rottenbuch

Agostino lava i piedi del Cristo Pellegrino

 

 

MATTHAUS GUNTHER

1742

Rottenbuch, chiesa della NativitÓ di Maria

 

Agostino lava i piedi del Cristo Pellegrino

 

 

 

Il pittore ha ripreso la composizione che giÓ aveva creato a Novacella. La visione si svolge in un ambiente nello stesso tempo terreno e paradisiaco, in mezzo a nuvole e architetture fuggenti dove i personaggi si meravigliano per quanto accade. In primo piano ci sono vari oggetti di casa con una donna che versa dell'acqua. Cristo Ŕ seduto su una panca, il viso Ŕ giovanile, riccioluto, illuminato da raggi di luce e tiene in mano il bastone del pellegrino. Ai suoi piedi Agostino gli lava i piedi dove si nota il segno dei chiodi. Agostino ha un aspetto anziano, vestito con il rocchetto: alza gli occhi al Cristo. Pi¨ sopra troviamo l'allegoria alla Chiesa romana con una giovane donna che porta la tiara pontificale, una croce, il calice e l'ostia.

 

Questa leggenda mette in luce la caritÓ di Agostino e divenne molto cara agli Eremitani ed ai Canonici. Secondo M. Aurenhammer, che lo afferm˛ nel suo Lexikon der christlichen Ikonographie (Vienna, 1953), la leggenda sarebbe stata elaborata in Spagna, dove in effetti appare per la prima volta. Da lý si diffuse nelle Fiandre.

Probabilmente fu estrapolata da qualche frase di Giordano di Sassonia, che nel suo Liber vitasfratrum scrisse: "Unde in Vitaspatrum legitur, quod sanctus Apollonius fratribus suis praecipiebat attentius, ut advenientes fratres quasi Domini susciperent adventum: "Nam et adorari adventantes fratres propterea", inquit, "traditio habet ut certum sit in adventu eorum adventum Domini nostri iesu Christi haberi, qui dicit: Hospes fui et susceptistis me". Et hoc sumpta est illa laudabilis observantia Ordinis, ut fratres hospites recipiantur cum genuflexione et manuum deosculatione."

N. CRUSENIUS nel suo Monasticon Augustinianum, I, 7 pubblicato a Vallisoleti nel 1623 a sua volta scrive: "Ad interiora deserti secedens, Christum hospitio suscipit, pedes lavat et audit: 'Augustine, Filium Dei hodie in carne videre meruisti; tibi commendo Ecclesiam meam.' S. Prosper et alii ", dove questi alii sarebbero Ferdinando vescovo di Tarragona e Jean Maburn canonico regolare.

Il primo a produrre questo tema iconografico fu Huguet, ma sarÓ Bolswert con le sue incisioni a diffonderlo ampiamente. La valenza di questo soggetto Ŕ teologicamente importante sia perchŔ abbondano i testi agostiniani che sottolineano il valore dell'ospitalitÓ al pellegrino, e perchŔ Agostino stesso diede molta importanza all'ospitalitÓ nei suoi monasteri. GiÓ nelle Costituzioni Agostiniane del 1290 si trova il passo che stabilisce per i pellegrini la possibilitÓ di lavarsi i piedi nel monastero. Nel 1686 si ribadisce che bisogna lavare i piedi dei pellegrini come se fossero la persona di Cristo.

Il tema di Agostino che lava i piedi al Cristo ha un grande valore anche teologico, poichÚ secondo la tradizione degli agostiniani eremitani, Agostino quando era monaco a Tagaste si sarebbe ritirato in un eremo con finalitÓ di pura contemplazione. L'apparizione di Cristo in forma di pellegrino, gli avrebbe imposto di ritornare al mondo per testimoniare con la parola e le opere la vita cristiana.

Spesso la scena Ŕ accompagnata dal testo "O grande padre Agostino, ti affido la mia Chiesa", tratto da un apocrifo ambrosiano. E' un chiaro segno per giustificare la vita mista fra contemplazione e azione propria degli eremitani, con l'invito a seguire l'esempio del santo fondatore.