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CICLo AGOSTINIANo di Miguel de Santiago a QUITO

Traslazione delle spoglie di Agostino, opera di Miguel de Santiago nel convento agostiniano di Quito

Traslazione delle spoglie di Agostino

 

 

MIGUEL DE SANTIAGO

1656

Monastero agostiniano di Quito

 

Traslazione delle reliquie di Agostino

 

 

 

La tela sembra dipinta da due mani, fra cui Santiago che ha messo mano al secondo corteo con persone di qualità plastica. Rispetto a Bolswert c'è una variazione nei rapporti di volumi: a destra si vede un vescovo di profilo sotto una pesante cappa di vestiti. E' preceduto da un sacerdote con l'aureola che regge i piedi della lettiga con il morto. Lo stesso prete si trova anche nell'altro corteo e rappresenta Fulgenzio di Ruspe. In Bolswert la stessa azione era compiuta da Liutprando re dei Longobardi. Un campagnolo a sinistra osserva il corteo e la folla che lo accompagna a una chiesa.

Il suo corpo sottratto ai Vandali durante l'incendio e distruzione di Ippona, venne trasportato poi a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe, verso il 508-517 circa, insieme alle reliquie di altri vescovi africani.

 

Sembra che il trasporto delle spoglie del santo in Sardegna nel 486 sia stata opera di vescovi africani fra i quali spicca Fulgenzio di Ruspe, uno dei più venerandi proscritti di famiglia senatoriale cartaginese. Le persecuzioni vandaliche contro i cristiani sotto i regni di Unerico e Trasamondo, consigliarono a molti cristiani l'esilio in Gallia e in Italia. Anche il vescovo Fulgenzio, che in una certa misura è l'ultimo discepolo di Agostino in terra africana, fu costretto all'esilio. Con lui le spoglie giunsero a Cagliari, dove ancora oggi nella chiesa di san Saturnino (V sec.) si venera la tomba vuota di Agostino. L'invasione saracena dell'isola di nuovo non concesse riposo alle spoglie del santo, che furono riscattate da Liutprando, il quale se le portò definitivamente a Pavia. Alcuni anni dopo la sua morte i barbari che erano divenuti padroni della città profanavano le chiese; allora i fedeli presero il corpo del santo e lo trasportarono Sardegna; erano passati 280 anni dalla sua morte.

 

Vittore di Vita (latino: Victor Vitensis. Visse all'incirca tra il 430 e dopo il 484) fu un vescovo africano della provincia di Bizacena, autore della Historia persecutionis Africanae Provinciae, temporibus Geiserici et Hunirici regum Wandalorum, la principale testimonianza contemporanea delle politiche anti-nicene del regno ariano dei Vandali. Inizialmente divisa in cinque libri, l'opera è oggi pubblicata in tre, dei quali il primo, che si occupa del regno di Genserico (427-77), è un riassunto di altre opere, mentre i restanti due, che coprono il regno di Unnerico, sono il risultato della testimonianza diretta di Vittore. Sebbene talvolta esageri nelle sue descrizioni, sono pochi gli eventi raccontati e non accaduti.

VITTORE DI VITA, De persecutione Vandalica, II, 2-3, CSEL 7, 13-38

 

Nell'anno 718, Liutprando, re dei Longobardi, saputo che i Saraceni avevano devastato la Sardegna, vi mandò ambasciatori a rilevare le reliquie del santo e portarle a Pavia, ed esse pagarono un forte riscatto e le portarono a Genova.

JACOPO DA VARAGINE, Legenda Aurea

 

L'anno quinto dell'imperatore Leone l'Isaurico Liutprando, avendo saputo che i Saraceni si erano portati in Sardegna, minacciando di contaminare e violare i luoghi sacri stessi, dove con tanta gloria riposavano le benedette ossa di Agostino dal tempo della loro antica traslazione da Ippona, saccheggiata dai furori vandali, spedì in gran fretta illustri personaggi che ad ogni costo dovevano riportare le venerabili reliquie. Costoro, fedeli al loro mandato, e degni messaggeri di tal principe, partirono solleciti e infatti fecero tanto con le loro suppliche, le loro minacce, i loro fini artifici, che ottennero a prezzo d'oro, quanto desideravano con tanto amore e non soddisfatti dopo, superbi di quelle sacre spoglie, scesero al lido di Genova.

BEDA IL VENERABILE (672-735), Chronaca

 

Un lungo resoconto della traslazione delle spoglie del santo ci è noto da Beda il Venerabile (672-735), contemporaneo all'avvenimento. Nel IX secolo si trova un breve accenno nel Martirologio di Adone che fu composto a Lione prima dell'anno 859: "Hujus corpus venerabile primo de sua civitate propter barbaros Sardiniam translatum nuper a Luitprando rege, dato magno pretio, Ticinis relatum ... "

 

Un altro racconto dell'episodio è noto da Jacopo da Varagine:

Il re appena lo seppe si affrettò ad andare incontro alle reliquie e le ricevette con gioia e venerazione. Il giorno appresso non si riuscì a procedere fino a che il re non ebbe fatto il voto di innalzare una chiesa in onore di S. Agostino se le reliquie fossero giunte a Pavia. Fatto il voto si poté procedere con la massima facilità, ed il re, fedele sue promesse costruì in onore del santo una magnifica basilica, sul luogo stesso dove il miracolo era avvenuto. Lo stesso fatto accadde il giorno appresso a Casale, ed anche lì fu eretta una chiesa. Il re vedendo che il santo era desideroso che fossero erette delle chiese in suo onore, e d'altra parte temendo che egli volesse fermarsi in qualche città differente da quella che egli stesso aveva scelto, si affrettò a costruire una chiesa in ciascun dei luoghi dove, passando, il corpo soggiornava. Giunto finalmente a Pavia, lo fece riporre con gran venerazione nella chiesa di S. Pietro.

JACOPO DI VARAGINE, Legenda Aurea

 

PHILIPPE DE HARVENGT, Vita Augustini, 33

 

Liutprando sentendo che i Saraceni, devastata la Sardegna, infestavano anche quei luoghi ove un tempo, per salvarle dalla profanazione dei barbari, erano state trasportate e onorevolmente sepolte le ossa di sant'Agostino vescovo, mandò dei messi, e pagando una forte somma, le ottenne, le trasportò a Pavia e le ripose con l'onore dovuto a così grande padre. In questi giorni la città di Narni fu occupata dai Longobardi

PAOLO DIACONO, Historia Langobardorum, VI, 48