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L'africa romana: Douggha

La straordinaria scenografia del Teatro romano

La straordinaria scenografia del Teatro romano

 

 

DOUGGHA o THUGGA

 

 

 

Le vestigia dell'antica città di Thugga sono considerate tra le più importanti dell'Africa romana. Il buono stato di conservazione di molti edifici, unitamente alla posizione della città, all'ampiezza del panorama, agli olivi secolari che gettano ombra su parte delle rovine, conferisce alla visita di questo sito archeologico un fascino tutto particolare.

Dougga, il cui nome in antico era Thugga, si trova a un centinaio di Km da Tunisi e le sue vestigia d'antichità esprimono una storia che porta soprattutto l'impronta delle civilità numidica e romana. Thugga era la capitale provinciale di una grande zona di 1.000 chilometri a sud est di Tunisi. Se le origini preromane dell'abitato risultano ancora abbastanza oscure, appare certo che tra il 160 e il 155 a.C. fu conquistata dal re della Numidia Massinissa, che vi stabilì una delle sue residenze; la successiva alleanza dei sovrani numidi con Roma contro Cartagine fece sì che la città non fosse immediatamente occupata dai Romani dopo la caduta della metropoli punica.

Annessa da Cesare nel 46 a. C. alla nuova provincia d'Africa, Dougga conobbe una rapida ascesa, e se gli abitanti sembrano non aver mai superato il numero di 5000, gli importanti edifici pubblici mostrano ampiamente che la città fu partecipe della prosperità che interessò la regione tra il II e il III sec., epoca in cui il territorio della civitas si estendeva fino alle creste del gebel ech-Cheid. Da allora, fino al 205 d. C., anno della sua promozione a Municipio, fu costituita da due nuclei, uno numida, l'antico, e uno romano, il più recente. Divenuta municipium nel 205, completamente romanizzata, la città raggiunse il suo apogeo e si dotò di monumenti degni del suo rango di colonia, ottenuto nel 261, sotto il regno di Settimio Severo. Il progressivo declino fu intervallato da periodi di ritrovata prosperità, come alla fine del III o del IV secolo quando furono restaurati vari monumenti. In seguito, colpita da una profonda crisi, Thugga finì per conoscere diverse difficoltà prima di essere fortificata in epoca bizantina e di perdere in seguito, poco a poco, il suo raggio d'azione.

È la città meglio conservata di quelle romane della Tunisia, completa di villae, abitazioni private, templi, terme e cisterne. Con la dominazione bizantina (VI sec.) la città, protetta da una fortezza costruita con pietre e materiale di spoglio di monumenti antichi, ritrovò una parvenza di vita urbana. Una volta decaduta, Dougga, contrariamente a quanto avvenne in numerose altre città romane, non fu abbandonata, e solo in questo secolo è stato costruito il nuovo villaggio, con conseguente trasferimento della popolazione locale. Il sito, noto ai viaggiatori del XVII sec. per l'eccellente stato di conservazione delle rovine, fu esplorato a partire dal 1882; nel 1889 cominciò a essere metodicamente indagato e da allora gli scavi sono proseguiti con continuità, accompagnati da lavori di restauro degli edifici riportati alla luce.

Le rovine occupano una collina dai fianchi assai ripidi sul lato nord e in pendenza più dolce verso sud. I confini dell'abitato, che in epoca romana non era circondato da mura, non sono definiti con precisione: sembra che esso I occupasse una superficie di circa 25 ettari. La città, edificata inizialmente senza uno schema, presenta, contrariamente alla maggioranza delle colonie romane, un dedalo di strade lastricate praticabili unicamente a piedi e spesso prive di marciapiedi; le case erano costruite seguendo la classica pianta romano-africana, di derivazione ellenistica, che è oggi attestata dalle tradizionali abitazioni tunisine, i cui ambienti si aprono su un patio circondato da un portico al quale si accede dalla strada attraverso un vestibolo. Città segnalata fin dal IV secolo a. C. da Diodoro di Sicilia con il nome di Tocai, Thugga fa dal II al I secolo a. C. una delle residenze del re della Numidia, Massinissa.

All'epoca romana, il territorio fu suddiviso tra la città numida e un pagus (territorio rurale) indipendente da Cartagine. Riunificata, Thugga prosperò e si arricchì di monumenti dovuti alla generosità della sua borghesia, desiderosa di ingraziarsi i favori del nuovo potere romano e, soprattutto di ottenere la cittadinanza romana che avrebbe consentito loro di continuare ad occuparsi dei propri affari come prima dell'invasione. Nonostante fosse considerato un piccolo agglomerato del proconsolato, disponeva di dodici templi pagani di cui tre trasformati in chiese nel IV secolo, tre terme, cinque cisterne, l'acquedotto, molte fontane, un ninfeo, due teatri, il circo, varie necropoli e mausolei. La strada vi entrava passando sotto un arco dedicato a Settimio Severo nell'anno 205, quando l'imperatore la elevò al rango di municipium, con diritto alle sue leggi particolari e ai suoi magistrati. Massiccio e semplice, l'arco presenta due colonne corinzie e due nicchie che dovevano contenere statue (ora sparite). Alla sua sinistra sorge un mausoleo libico-punico a tre piani, alto più di venti metri.

Fu eretto per onorare il principe Steban, figlio di Lepmatah, figlio di Palu, più o meno nel 200 a.C., al tempo di Massinissa, il condottiero numida che aiutò i Romani a sconfiggere Cartagine; ornato di colonne corinzie ha un fregio di bighe da combattimento tirate da cavalli. Gli altri frammenti di monumenti libico-punici trovati a Thugga appartengono a un muro megalitico, a un santuario del dio Baal e a un tempio di Saturno con strane sculture puniche. La strada romana che attraversa la città partendo dall'Arco di Severo, pavimentata di lastre di calcare bianco e levigato, intarsiate nel solito disegno a spina di pesce e con canali di scolo ogni sei o sette metri, conduce ai Bagni dei Ciclopi, un complesso di rovine notevoli con una latrina a più sedili che veniva pulita da un flusso continuo d'acqua. Ne sono rimasti intatti perfino i lavabi. Serpeggiando tra file di case la strada prosegue fino al Foro, che fu restaurato al tempo degli Antonini, negli anni 166-167, e il marmo rosa-rosso delle cui colonne veniva dalle cave di Simitthus.

Accanto al foro s'incontrano l'area macelli, - luogo d'origine dei quattro venti - e un grande compasso indicante le principali direzioni, scolpito nel pavimento di marmo dalla parte del Campidoglio. L'acqua necessaria al funzionamento dei numerosi bagni pubblici e privati - quella del fiume Melah, proveniente dalle alture battute dalle piogge a sud est di Thugga - veniva portata nella città da un acquedotto di 12 miglia e raccolta in una cisterna massiccia, composta di cinque serbatoi cilindrici lunghi più di quaranta metri e alti tre. Una seconda cisterna era composta di sette scomparti simili. Thugga è ricca di templi e bagni; possiede un circo, un altro arco (costruito da Alessandro Severo, che fu assassinato prima di poterlo dedicare), villae e case. Ma su tutto incombe la massa enorme del teatro. Il teatro di Thugga, costruito in stile romano classico nell'anno 168 per ordine di Antonino Pio, ha l'emiciclo parzialmente scavato nella roccia. La scena, l'orchestra, il palcoscenico e molti dei sedili originali di pietra sono intatti o restaurati, sicché vi si possono ancora dare spettacoli.

Thugga doveva essere una delle città africane preferite dagli imperatori. Il suo tempio principale fu eretto con fondi forniti da Augusto e abbellito da molti suoi successori, specie gli Antonini. Come altrove anche qui la somma ambizione dei cittadini romani era di ricoprire qualche carica pubblica. E poiché queste avevano un prezzo fisso e il municipio non corrispondeva stipendi, per ottenere l'onore di servire la propria città, oltre a possedere le qualifiche necessarie, bisognava sborsare una cosiddetta summa honoraria. Non basta: tutti i funzionari dello Stato erano anche tenuti a erigere a proprie spese qualche edificio o monumento «per abbellire la patria», obbligo a cui non era facile sottrarsi.