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CICLo AGOSTINIANo di Ottaviano Nelli a Gubbio

Agostino e la TrinitÓ: affresco di Ottaviano nelli a Gubbio

Agostino e la TrinitÓ

 

 

OTTAVIANO NELLI

1410-1420

Chiesa di sant'Agostino a Gubbio

 

Agostino e la TrinitÓ

 

 

 

Questa scena non Ŕ certo la pi¨ bella del ciclo, ma sicuramente Ŕ la pi¨ originale. Agostino si trova al centro di due apparizioni: nella seconda, vestito da monaco, ma con la mitra del vescovo, Agostino Ŕ in estasi davanti alla TrinitÓ. E' in ginocchio davanti a una nicchia da eremita, ha il viso emaciato, invecchiato, in preda alla sofferenza. Leva gli occhi verso la TrinitÓ che gli appare sotto forma del Padre che gli porta la Croce dove Ŕ appeso Cristo: sopra vola la colomba dello Spirito santo. Un coro di Angeli attornia la TrinitÓ. Agostino con le due mani apre il saio per mostrare il suo cuore che sanguina d'amore. GiÓ il Guariento aveva dipinto il cuore di Agostino sanguinante. Recita la scritta: Dominus ostendit sancto Augustino superarum divitiarum.

 

C'Ŕ un misterioso processo che avviene in Dio. Il Vangelo ci dice che Ges¨ di Nazareth era il Figlio di Dio. Ma che cosa significa? Che cosa vuol dire che Cristo e il Padre sono uno solo? L'interezza del messaggio cristiano sta proprio in questa unitÓ, che si realizza sulla croce, grazie alla morte di Ges¨, in quanto uomo. A questo proposito l'intelletto umano pu˛ trovare solo analogie. E il genio di Agostino ha esposto, in quindici analisi incredibilmente valide, il suo modo di approssimarsi a questo mistero dell'incarnazione di Dio e dello Spirito Santo. Di questi 15 libri possiamo qui prenderne in esame solo uno, e anch'esso solo per brevi cenni. Che cosa c'Ŕ di pi¨ misterioso dell'incarnazione di Dio?

 

D'altra parte fuori di te non esisteva nulla, da cui potessi trarre le cose, o Dio, TrinitÓ Una e TrinitÓ trina. Perci˛ creasti dal nulla il cielo e la terra ... Tu sei onnipotente e buono, per fare tutto buono, il cielo grande, come la piccola terra. C'eri tu e null'altro.

AGOSTINO, Confessioni 12, 7, 7

 

[...] Inoltre, partendo dalla creatura, opera di Dio, ho cercato, per quanto ho potuto, di condurre coloro che chiedono ragione di tali cose, a contemplare con l'intelligenza, per quanto era loro possibile, i segreti di Dio per mezzo delle cose create e ho fatto particolarmente ricorso alla creatura ragionevole e intelligente, che Ŕ stata creata ad immagine di Dio, per far loro vedere, come in uno specchio, per quanto lo possono e, se lo possono, il Dio TrinitÓ, nella nostra memoria, intelligenza e volontÓ. Chiunque, con una intuizione viva, vede che queste tre potenze, in virt¨ di una intenzione divina, costituiscono la struttura naturale del suo spirito; percepisce quale cosa grande sia per lo spirito il poter ricordare, vedere, desiderare la natura eterna ed immutabile, la ricorda con la memoria, la contempla con l'intelligenza, l'abbraccia con l'amore, certamente vi scopre l'immagine di quella suprema TrinitÓ. Per ricordare, vedere, amare quella suprema TrinitÓ deve ad essa riferire tutto ci˛ che vive perchÚ tale TrinitÓ divenga oggetto del suo ricordo, della sua contemplazione e della sua compiacenza. Tuttavia ho mostrato, per quanto mi sembrava necessario, che questa immagine che Ŕ opera della stessa TrinitÓ, che Ŕ stata deteriorata dalla sua propria colpa, si deve evitare di compararla alla TrinitÓ come se le fosse in tutto simile, ma si deve vedere anche una grande dissomiglianza in questa tenue somiglianza.

AGOSTINO, De Trinitate, XV, 39

Lo scopo del De Trinitate Ŕ rendere ragione, per quanto Ŕ possibile, del fatto che la TrinitÓ Ŕ un solo Dio e che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono di una sola e medesima sostanza. I libri I-IV intendono innanzitutto mostrare che questo Ŕ il contenuto della fede nella TrinitÓ, sulla base dell'autoritÓ delle Scritture. I libri V-VII quindi formulano il dogma evitando gli errori opposti del triteismo (secondo cui il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sarebbero tre dŔi) e del modalismo (secondo cui essi sarebbero soltanto manifestazioni estrinseche di un unico essere divino). Agostino si serve a tal fine della dottrina aristotelica delle categorie. Di Dio possiamo dire che Ŕ sostanza (substantia) o essenza (essentia); anzi, Egli "Ŕ" nel senso pi¨ vero del termine, perchÚ Ŕ immutabile. Proprio perchÚ immutabile, il Lui non vi sono accidenti; le sue perfezioni (bontÓ, giustizia, ecc.) si predicano dunque secondo la sostanza, cioŔ si identificano con il suo stesso essere. Non tutto ci˛ che si predica in Dio, tuttavia, si predica secondo la sostanza. Alcune cose si predicano in Dio secondo la relazione. ╚ il caso dei nomi "Padre", "Figlio" e "Spirito Santo", che indicano appunto non la sostanza di Dio, ma le relazioni che sussistono in Lui. Il Padre Ŕ tale non in se stesso, ma in relazione al Figlio, e viceversa. Anche nomi come "principio" e "Signore" sono predicati di Dio secondo la relazione: essi fanno riferimento non all'essenza di Dio, ma alle sue relazioni nei confronti delle creature, o meglio alle relazioni che le creature intrattengono con Lui.

Agostino dice di aver iniziato i libri Sulla TrinitÓ da giovane e di averli pubblicati da vecchio (Prologo alla Lettera 174). La stesura dell'opera lo impegn˛ per pi¨ di vent'anni, a partire dal 400 circa. Il tema era in effetti uno dei pi¨ ardui anche per una mente come la sua. Nel Medioevo sorse al riguardo la nota leggenda destinata ad avere un'enorme fortuna iconografica: quella dell'incontro in riva al mare tra Agostino e un bambino che cercava di trasportare con una conchiglia o altro piccolo recipiente (a seconda delle versioni) l'acqua marina in una buca scavata nella sabbia, simbolo della vana pretesa di comprendere con l'intelletto umano il mistero infinito di Dio.