Percorso : HOME > Iconografia > Cicli > Settecento > Indersdorf

CICLo AGOSTINIANo di Gunther Matthaus a Indersdorf

Agostino colpito dall'amore vola verso la città di Dio

Agostino colpito dall'amore vola verso la città di Dio

 

 

GUNTHER MATTHAUS

1755

Indersdorf, chiesa Assunzione di Maria

 

Agostino colpito dall'amore vola verso la città di Dio

 

 

 

Gli angeli che popolavano la stessa scena a Rottenbuch sono stati sostituiti da nuvole in un cielo irreale. Agostino, invecchiato, è seduto alla sua scrivania davanti al Crocifisso e con la penna in mano e viene colpito dall'estasi mentre sta redigendo i libri della Città di Dio. Un raggio divino raggiunge il suo cuore che vola verso la Città di Dio, finemente delineata sopra le nuvole come una città dalle porte chiuse e protetta dai serafini. In primo piano a sinistra due angeli, seduti fra la mitra e un libro, reggono il bastone pastorale che si staglia con forza nello spazio infinito delle nebbie del cielo. Questa scena appariva già a Weyarn.

 

Tu stesso ci avevi folgorati con le frecce del tuo amore, e portavamo conficcati nel ventre gli arpioni delle tue parole e gli esempi dei tuoi servi, che da oscuri avevi reso splendidi e da morti, viventi. Bruciavano ammassati nel fondo della mente divorando la sua pesantezza e il torpore, per impedirci di scendere in basso, ed era un tale incendio che tutto il fiato soffiatoci contro dalle subdole lingue l'avrebbe ravvivato, non estinto.

Tuttavia nel tuo nome, che hai reso sacro per tutta la terra, il nostro proponimento avrebbe certamente incontrato il plauso di alcuni, e quindi poteva sembrare ostentazione non aspettare quel poco che mancava alle vacanze, e congedarsi prima da un pubblico ufficio che era sotto gli occhi di tutti in modo da attirare sulle mie azioni l'attenzione universale. Così, se avessi dato l'impressione di non voler neppure attendere il termine tanto prossimo dei corsi, avrebbero molto chiacchierato, e sarebbe parso che volessi farmi notare. E a che pro favorire congetture e discussioni sui miei intenti e oltraggi al nostro bene?

AGOSTINO, Confessioni, IX, 2, 3

 

 

Procede dunque da te, Dio nostro, ma in modo tale da esser palesemente altro da te, e non la stessa cosa: e questo anche se non si trova tempo alcuno non soltanto prima di lei, ma anche in lei stessa. Perché è fatta per vedere continuamente la tua faccia, e non se ne distoglie mai; e per questo non subisce mutamenti. Eppure la mutevolezza è insita in lei, tanto che si farebbe tenebra e gelo se non fosse per il grande amore che la tiene assorta in te e l'accende del tuo splendore e ardore come un'eterna luce meridiana.

O casa luminosa e bella, ho amato la tua magnificenza e il luogo dove abita la gloria del mio Signore, tuo artefice e padrone! A te giunga il sospiro dei miei vagabondaggi, a colui che ti ha fatta chiedo d'essere in te posseduto anche io, poiché anche me egli ha fatto. Io sono andato errando come pecora smarrita, ma sulle spalle del mio pastore, di chi ti ha costruito, spero di esser riportato a te.

AGOSTINO, Confessioni, XII, 15, 21